Combattenti e reduci

Il nipote di Rogerio

Il nipote di Rogerio

Articolo ispiratomi da Marco, un amico. Ma è come se parlassi a tutti, a cominciare da me stesso.

Come immaginavo avrei ancora scritto. Anzitutto non sottovalutarti amico. Io non ti conosco bene, ma comunque la mia sensazione è che tu sia una persona di grande valore. È che ci hanno insegnato, per secoli, che noi non valiamo nulla, che non siamo degni, che abbiamo colpe, e tutta un’altra serie di menate che non servono ad altro che a controllare più facilmente la gente.
Un altro dei sistemi che usano per il controllo è quello di diffondere notizie che, per l’appunto, ti fanno perdere il senso della nostra presenza qui. Ovvero, di fronte a miliardi di persone che se la passano male, alla violenza, alla fame, ci sentiamo annichilire, ma occorre tenere conto del fatto che c’è anche gente che sta benissimo, vive onestamente e fa andare avanti il mondo, anche a beneficio dei luridi che cercano sempre nuove strategie per spremerci.
Nonostante ciò le cose non stanno andando troppo bene, ma questo è proprio il senso della nostra missione qui sulla terra. Se siamo qui ci deve essere per forza una ragione, per di più molto profonda. Questo è un ulteriore punto che i maestri della disinformazione usano. Denigrano tutto ciò che spiega il senso della nostra vita, come la spiritualità, l’intuizione, le sensazioni, le sincronicità, l’insondabile.
Ma rimanendo del tutto razionali, senza farsi trasportate troppo dall’emotività, occorre riconoscere che il fatto che la nostra vita, e anche l’intero universo, non abbiano senso alcuno, non ha un minimo di logica. La fisica stessa e la biofisica spiegano come un sistema naturale cerchi di arrivare a un obbiettivo qualsiasi, di crescita, di sviluppo, di sopravvivenza, nella maniera più rapida ed efficace. Questo significherebbe che, per produrre l’universo, siano state spese delle quantità di energia, di una misura del tutto incommensurabile, ma non a vanvera, bensì per un obbiettivo preciso. Anche se non sappiamo qual è. Oltretutto Chi ha speso queste energie doveva, per l’appunto, averne ben di più. Ma servivano “solo” quelle. Un grandissimo maestro indiano, Sri Yukteswar, disse che per immaginare Dio, che non è certo un tizio con la barba bianca e un triangolo in testa, si dovrebbe pensare a un milione di miliardi di soli che splendono tutti insieme, per averne una pallida idea.
In tale gigantesco teatro cosmico si trovano le nostre singole vite, le quali in qualche modo devono avere una funzione, sebbene spesso essa ci sfugga. Ma la logica ci viene in aiuto e ci dimostra come non sia troppo probabile che l’universo, con le nostre vite dentro, non abbia una funzione precisa.
È ormai riconosciuto anche dalla scienza come l’Universo sia intelligente, ma non solo. Secondo una recente dichiarazione di un grande fisico, l’universo sembra arrivare solo “dopo” l’intelligenza. Ovvero l’universo è pensato, oppure sognato, come hanno sempre creduto indios, indiani e aborigeni. Peccato per i riduzionisti, che chi lo ha recentemente dichiarato sia Michio Kaku, il quale, anziché essere un gatto giapponese, come sembrerebbe dal nome, è uno tra i più accreditati fisici teorici del mondo. E prima di lui lo sostenne trenta anni fa Alain Aspect, fisico dell’Università di Parigi, con un esperimento nel quale dimostrò come le particelle subatomiche comunichino tra di loro istantaneamente, del tutto indipendentemente dalla distanza, di pochi micron o siderale, alla quale si trovano reciprocamente.
In pratica, anziché capire quale sia esattamente la funzione di tutto ciò, e qui scatta l’elemento fede, meglio accettare per ora che essa esista, e spendere le nostre energie in qualcosa di più divertente. Le scelte possibili sono molte. Per quanto mi riguarda la mia esperienza personale mi ha portato a ritenere che in primo luogo abbiamo ampie possibilità semplicemente di goderci l’essenza dell’esistenza stessa. La meditazione, la contemplazione o il semplice respirare o camminare o stare seduti a guardare sono il massimo. Ma anche la caipirinha, l’orgasmo, la musica, lo sci, le cene con gli amici e altre amenità non è che siano da buttare via. A questo credo sia imprescindibile aggiungere una buona dose di interesse e condivisione per le beghe altrui, di qualsiasi genere esse siano. Una volta soddisfatti questi due requisiti è difficile stare male veramente. Sempre beninteso che uno abbia da mangiare e da dormire tutti i giorni, ma queste sono cose che, per chi ha sviluppato la capacità di abbandonarsi, arrivano automaticamente.
Un altro eventuale ostacolo possono essere la salute fisica, psichica o spirituale o comunque dei disequilibri più o meno forti. Ma in tal caso è proprio la meditazione, con magari in più qualche apporto esterno, che possono venirci in aiuto, appunto per ristabilire l’equilibrio.
Anzi malattie e ostacoli di vario genere non sono altro che occasioni per capire e approfondire la nostra vita. Lo stesso vale per i disequilibri planetari come guerre, violenze e prevaricazioni di ogni genere.
In sostanza quelli come te, come noi, lungi dal doversi considerare dei poveracci privi di senso, di scopo, di obiettivi, devono stimare se stessi come guerrieri di Pace. Ovvero persone dotate di una sensibilità tale da entrare in conflitto con un universo difficilmente comprensibile, ma, proprio in virtù di tale sensibilità, adatte a combattere non per vincere e prevaricare nemici, bensì per ristabilire l’equilibrio armonico del Tutto.
Comunque, in buona sostanza, vai a prendere il tuo bambino interiore, liberalo, lavalo, purificalo, dagli qualcosa da mangiare e poi comincia a coccolarlo come non hai mai fatto prima. Non aspetta altro e ha più diritti lui di te, che ormai sei grande e hai la possibilità di vincere su tutti i fronti combattendo per tutti i bambini dell’universo.
Sono sicuro che andando avanti, per tutta l’eternità, tutto ci sarà sempre più chiaro. Anche se ci saranno ancora molte, moltissime cadute. Anche se non finirà mai. Ma d’altra parte non è MAI finita.
Un abbraccione.

This is the end…(my only friend)

Farneticazioni gioiose di un disadattato consapevole

Oggi ho avuto un’ispirazione. Non è un granché, visto che è molto simile ad altre ispirazioni avute in passato nel corso dei secoli. Comunque fatto sta che ho passato mezza giornata a girare per centri commerciali nella zona di Barra, a Rio de Janeiro. Non per bighellonare, ma per acquisti di lavoro.
Barra è un’area di Rio che, fino a una quindicina di anni fa era un magnifico deserto con una palude. La palude c’è ancora, incredibilmente, ed è tuttora pittoresca. Il resto invece è un delirio geometrico-edile. Un business-formicaio di grattacieli, uffici, negozi e, soprattutto, giganteschi centri commerciali. Vere e proprie cattedrali americane del nulla coi prodotti intorno. Nemmeno orrendi tutto sommato. Un niente può essere anche piuttosto piacevole, come una bellissima ragazza cretina, non cambia niente. Un trionfo del boom economico per classe media e medio-alta con negozi, bisogna riconoscerlo, anche molto belli e alcuni anche fichi, come quelli di musica per esempio. In uno ci ho comprato tre armoniche blues di fabbricazione brasiliana. Poteva andare meglio, ma avevano quelle. Il commesso era un gigante nero con la barba da mujaheddin e i lobi delle orecchie enormemente dilatati da due raffinati dischi di legno tropicale. Era simpatico, e tutto tatuato.
Quello che non andava erano i miei pensieri. Non ho l’idiosincrasia per il denaro, anzi. Serve, e io i conti li so fare, sia micro che macro. Il delirio edilecommerciale in cui ho girato oggi, sommato al petrolio e alle montagne di denaro spese per Coppa e Olimpiadi sono migliaia di miliardi. Cioè, in parole povere, ce ne sarebbe per tutti fino al dolce, al caffè e a due, anzi facciamo tre, cicchetti finali. Invece non è così. E mentre i ricchi, i benestanti, i poveracci della nuova classe media, i medio-alti e i medio-bassi spendono compulsivamente in queste cattedrali, per poi scoprire di avere il cancro a 40 anni o di aver fatto gli schiavi fino ai 70, due miliardi di persone sopravvivono a mala pena seduti per terra, con il vantaggio di non fare un cazzo dal mattino alla sera. I primi invece, per permettersi di farsi venire malattie, nascosti nella loro inconsapevolezza, comprando dolciumi, devono mettere sei sveglie in sequenza, dalle sei alle 6 e cinquanta, per alzarsi alle 7, nel freddo o nel buio e incolonnarsi a respirare monossido di carbonio, in un paesaggio di merda, per andare a fare gli schiavi in un posto che non è loro e che, quasi sicuramente, alimenta in qualche modo il sistema di sfruttamento.

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Ci deve essere dunque qualcosa dopo l’uomo. Forse aveva ragione Nietzsche, quando diceva: l’uomo non è che il termine di passaggio tra l’animale e il superuomo. Dobbiamo essere finiti però in un vicolo cieco. Io non ne so niente, per carità, si tratta solo di una sensazione personale, niente di più. Personalmente comunque non venderò mai la mia anima e nemmeno, più prosaicamente, il mio preziosissimo tempo, per avere cose che mi piacciono come fuoristrada, vestiti fichi, amplificatori, panini di peperoni con la bagna caôda e barbaresco. Se arrivano bene, se no, fanculo. Ho sempre fatto così e non è andata affatto malaccio. Oddio, non che sia stata una passeggiata, ma del risultato finale sono molto soddisfatto. È perché mi accontento di poco. Mi basta bighellonare per le strade, guardare le facce, respirare. Mi piace parlare con qualcuno di cose misteriose, della vita e della morte, dell’infinita e incomprensibile immensità nella quale ci troviamo, senza sapere perché. Di solito questi discorsi finisco sempre col farli con pescatori, contadini, portuali, vagabondi, poeti che fanno a 70 anni i camerieri in qualche tavola calda, persino avanzi di galera. Perché hanno lo stesso mio stupore da inetto nell’osservare la stranezza del mondo. E poi gli altri, i ricchi, gli intellettuali, i professori, gli arrivati non si interessano dell’infinito, con tutto quello che hanno da fare e da godersi. Non sono minimamente interessati alla morte e al ciclo di nascite e rinascite. Sono cazzate per emotivi, proprio come me, che mi commuovo tre o quattro volte al giorno, a volte di più.
Il disadattato consapevole, forse sarà patetico, ma si è accorto che tutto quello che c’è ora, non è nemmeno il Capitalismo. Magari lo fosse. Immaginate un sistema di mercato sano, che produce cose belle, con attenzione all’ambiente e a far lavorare, poche ore al giorno, tutti. Un sistema nel quale persone sane comprano quello che serve loro per godersi la vita e niente di più, indaffaratissimi, invece che nello shopping, a giocare con i bambini nel bosco, o sulla spiaggia. Un sistema con le sue brave strategie di marketing e le sue brave agenzie di pubblicità, che chiudono alle 2 di pomeriggio, perché il crepuscolo in collina è troppo bello, e non si può aspettare di camminare a fatica per goderselo una volta di più.

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Un capitalismo così, al di là del nome, di ideologie, di tutto, potrebbe anche essere accettabile. Ma quest’altro no, non più. È diventato ancora più fasullo della sua fasullità iniziale. È andato persino oltre le previsioni di Marx sull’alienazione. Sono alienati persino più degli schiavi, i padroni, ancora più schiavi dei primi.
Sono ormai decenni che giro per il mondo, e mi sono toccati ovviamente, anche i centri commerciali: in Europa, Cina, Sudamerica, India, tutti uguali, da venti, trenta anni, enormi e pulitissimi. Indipendentemente dal fatto che fuori a poche centinaia di metri ci siano quelli che vivono nei rifiuti. Non ha importanza, che ci siano o no, nessuna importanza. Un capitalismo così sta al capitalismo sano come un pervertito, che riesce a raggiungere l’orgasmo, solo se lo frustano mentre ha un carota nel culo, sta a una persona normale che gode, come Dio comanda, facendo l’amore con il suo compagno. È un mostro, nemmeno più un sistema capitalista. Come la guerra non è più nemmeno la guerra con i suoi eroi e le sue schifose regole. Si spara indifferentemente su uomini, donne, vecchi e bambini. Nemmeno più la malavita riesce a essere romantica: bestie senza alcuna remora che torturano, bruciano e seppelliscono vivi i nemici, e anche gli amici. Non è che siano delle novità per un pianeta che ha già visto il medioevo, lo schiavismo, i campi di sterminio. Nella migliore delle ipotesi non è cambiato nulla amici. Ma…non ci si doveva evolvere? Cioè in altri termini: ci hanno preso, o ci siamo presi per il culo.
Tutte queste farneticazioni mica solo per sfogarmi, ci mancherebbe. È che un’idea ce l’avrei. E vi dico francamente: piantatela lì di menarvela con le colpe, i doveri, le responsabilità. Dovete andare di corsa, ma sbrigarvi proprio, a salvare il bambino che eravate di fuori e che adesso è lì dentro, nascosto, che piange impaurito del casino che abbiamo combinato.

india bimba
A volte, quando bighellono e penso, mi vengono in mente gli stronzi e penso che Che Guevara aveva ragione, che ci vogliono i mitra e la dinamite. Mi basta respirare, coi polmoni, il diaframma, l’anima e il cervello, per una trentina di secondi per vedere come molto più ragionevole ed efficace una lotta non-violenta, come la intendeva Gandhi. Del resto uno potrebbe anche fregarsene, e morta lì, chi garantisce che si debba cambiare il mondo. Il fatto è che a stare seduti lì a guardare prima o poi ti viene voglia di alzarti e chiedere spiegazioni a qualcuno. È allora che ti accorgi che tante cose date per scontate non lo sono affatto. Come respirare, o il battito cardiaco. Per alcuni anche mangiare. E se è per quello in certi posti non è nemmeno scontato per le donne pisciare tranquille, obbligate come sono, a farlo per la strada…piena di stronzi, perché non è che i poveracci siano buoni, cosa credevate?
Allora respiri. E il respiro porta alla meditazione, e la meditazione alle tue profondità, e nelle profondità c’è qualcosa che ti dice quello che veramente, ma veramente, eri. E cosa sei venuto a fare su questo pianeta. Aahhh siiiii. Abbracciare, contemplare, scambiare, condividere. Con mille e mille persone guardare il sole, o le nuvole. Prima di tornare a casa.

Testo e foto: MV

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Meditação Infantil

Il magnifico video del nostro caro amico Rogerio Barros, insegnante di yoga e meditazione e videomaker. Il laboratorio di Meditazione “Meditação Infantil” che si sta realizzando al nostro Centro Para Ti a Rio de Janeiro. Sono rimasto emozionato.

Al link qua sotto

Meditação Infantil

rogerio sobrinho

Cracolandia

Una galleria di immagini sulla Cracolandia della favela Nova Holanda, complesso della Maré, a Rio de Janeiro, dove incrociano autoblinda, carri armati, jeep e camion dell’esercito, intimando la popolazione, con i megafoni, di gettare le armi, allontanare la droga, consegnare i trafficanti.

Ho trovato un ambiente diverso dalla mia ultima visita lo scorso anno. In totale abbandono, ma in qualche modo più strutturati sul piano psicologico. Forse più consapevoli. Li ringrazio per aver accettato il mio reportage. Padre Renato e i volontari (che sono in aumento), continuano a incoraggiarli andando sul posto ogni mercoledì, come ogni tanto faremo anche noi. Può darsi, come dicono i cinici detrattori, che non serva a nulla, ma, come recitava fernando Pessoa: “Tudo vale a pena se a alma nao é pequena”.

CLICCARE SULLE SINGOLE FOTO PER APRIRLE

Uma galeria de imagens sobre cracolândia da favela Nova Holanda, Complexo da Maré, no Rio, onde cruzan blindados, tanques, jipes e caminhões do exército, alertando a população, com megafones, para depor as armas, dechar droga, entregar traficantes.Eu encontrei um ambiente diferente da minha última visita no ano passado. No total abandono, mas um pouco mais estruturada ao nível psicológico. Talvez mais conscientes. Agradeço-lhe por aceitar meu relatório. Padre Renato e voluntários (que estão aumentando), continuar a incentivá-los, indo para o local todas as quartas, como de vez em quando nós também. Talvez, como os cínicos e os detratores dizem, isso não serve para nada, mas, como recitava Fernando Pessoa: Tudo vale a pena se alma nao é Pequena“.

Clique em cada fotografia para abrir

A gallery of images on Cracolandia in the favela of Nova Holanda, Maré complex, Rio de Janeiro, where cross armored, tanks, jeeps and army trucks, warning the population, with megaphones, to lay down their arms, move the drug traffickers deliver.

I found a different environment from my last visit last year. In total abandon, but somewhat more structured on a psychological level. Perhaps more aware. I thank them for accepting my report. Father Renato and volunteers (which are increasing), continue to encourage them by going to the place every Wednesday, as every now and then we will too. Maybe, as the cynics and detractors say, that all this is useless, but as recited by Fernando Pessoa: Tudo vale a pena se a alma nao é pequena“.

CLICK ON EACH PHOTO TO OPEN

Foto: ©mvillone

Questo bambino sta morendo

Questo bambino sta morendo

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Padre Renato dice la Messa intervistando uno a uno i cracudos

Padre Renato dice la Messa intervistando uno a uno i cracudos

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Padre Renato incoraggia i cracudos. Più che confessioni, dal vivo, parevano esorcismi

Padre Renato incoraggia i cracudos. Più che confessioni, dal vivo, parevano esorcismi

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Questo bambino sta morendo, accudito da Padre Renato e alcuni volontari

Questo bambino sta morendo, accudito da Padre Renato e alcuni volontari

Arriva una unità medica con due funzionari della prefeitura che lo portano in ospedale

Arriva una unità medica con due funzionari della prefeitura che lo portano in ospedale

 

A Bunga bunga over

bungaanziani

Il giovane figlio di un’amica, 12 anni, tempo fa mi confidò. Quando vedo una ragazza che mi piace mi si allunga. Tutto a posto fratello, bene così, tutto normale. La seconda locuzione fu: “Quanto dura?”. Già. Tutta la vita amico. Anche quando sembra essere finita, non è mai finita. E non lo dico certo io che a 55 anni ne so ancora poco. No. Mi basta osservare la reazione che ha mio padre, 87 e in ottima forma, quando vede una foto che ho postato su FB, di qualche ballerina si Samba brasiliana. Cioè, in altri termini, non finisce mai. Anche quando la prostata è un lontano ricordo e il testosterone sembra essere a cuccia da settimane, può scatenarsi l’inferno, tipo “La notte dei morti viventi”, sapete, quei tizi che si credevano sepolti da secoli e che tornano, una notte qualsiasi, a rompere i coglioni. Anzi, proprio la lunga inattività, probabilmente, può scatenare all’improvviso forze che si credeva sopite da tempo…e si copula. Naturalmente non è così semplice, e il Berlusca, furbo com’è, probabilmente è proprio questo che intende fare: motivare i vecchietti a riprendere l’attività che in tempi remoti era la loro principale preoccupazione e che oggi sembra impossibile, ma non è.
Beh potrebbero anche verificarsi altre possibilità. Tanto per fare un esempio già mi vedo uno dei vecchietti a casa, fra un paio d’anni, nel fine settimana con i nipoti: “Dai nonno, raccontaci di quella volta che Berlusconi ti ha pulito il culo!”. Ma tutto sommato mi sembra inverosimile. Più probabile che il furbo, che in fondo è anche simpatico, bisogna riconoscerlo, punti tutto sul motivare alla copula e, perché no, all’amore. Ne potrebbe un giorno scaturire un film, tipo “La notte dei porci viventi” o “Non è una monta per vecchi o, che so, “Lolita 2, l’insperato ritorno”.
Vedremo. Nel frattempo non so voi, ma, a parte gli scherzi, io non posso far altro che augurare al nostro, oltre che Buona Pasqua, di non scappare da questa esperienza, di prenderne il meglio. Ma soprattutto di pensare che con le capacità che ha e i mezzi di cui dispone, se invece di una volta la settimana ci andasse tre, dai vecchietti, magari anche dai tossici, e facesse sul serio nell’impegnarsi a dare, così, per divertirsi, sarebbe la volta che davvero tira su una montagna di voti. Cosa di cui, alla fine, non gli fregherebbe più un cazzo, felice come sarebbe di fare davvero, per una volta, qualcosa di sensato.
Ciao Silvio, tanti auguri.

Il Turin Photo Festival e dintorni – Storia di una vittoria

TPF

Nel 1998 feci un primo reportage sulle comunità straniere a Torino, specie quelle nigeriane. Seguito da altri in Nigeria, poi in Cina, nel resto d’Italia e in altri paesi. Reportage soprattutto orientati all’attualità sociale, ma anche ai viaggi, difficilissimi da vendere. Nonostante questo riuscii a pubblicare in Italia e all’estero su testate come Elle, Marie-Claire, Itinerari e luoghi, l’Espresso, Kult Magazine, Itinerari, Oltre Magazine e altre. Reperii in seguito un minimo di fondi per realizzare delle mostre che feci sia in Italia che, successivamente, in altri paesi come Cina, Russia, Brasile. Per due anni esposi una grande mostra personale che approfondiva il tema dell’immigrazione in Italia: “Beyond the Skin Colors”. L’idea era soprattutto quella di approfondire la cultura delle terre d’origine. Realizzai così una lunga e approfondita missione in Nigeria, dove realizzai un reportage sulla stregoneria e i culti locali. Oltre alle pubblicazioni sui periodici e in una mostra presentai la ricerca all’Università di Amsterdam in un convegno su antiche e nuove religioni. Precedentemente avevo ideato e realizzato una rassegna intitolata “Fotografia al Femminile” che ebbe un certo successo, recensita da numerosi giornali e siti. In seguito portai dalla Francia a Torino, in occasione delle Olimpiadi invernali, la mostra “Un secolo di Sport in Fotografia” del quotidiano francese l’Equipe. Poi ho realizzato la rassegna intitolata “Turin Photo Festival” che ha avuto, insieme alle altre, nonostante i budget molto contenuti una rilevanza internazionale, con fotografi provenienti da Italia, Cina, Brasile, Russia, Francia, Israele, Danimarca, Stati Uniti, Messico, Argentina, Senegal, Gran Bretagna, Olanda.
Le idee che intendo portare avanti sono fondamentalmente tre, oltre naturalmente il semplice fatto di fare cultura e di divertirsi. La prima dimostrare a tutti, corrotti compresi, che si possono realizzare eventi di rilievo internazionale anche con budget contenuti. La seconda che si può far sentire la propria voce partendo dal basso e dimostrare che si può essere tutti uniti. Infatti il Turin Photo Festival è aperto a tutti e la prima edizione fu, volutamente, realizzata in diversi loft, locali e spazi, non necessariamente dedicati alle mostre e all’arte. L’idea è quella di “invadere” la città capillarmente, coinvolgendo locali e negozi e facendola diventare per un periodo una città fotografica a livello sociale e popolare. Il primo tentativo fu un successo, con 25 location sparse sul territorio cittadino. Negli anni successivi facemmo altri esperimenti in location diverse, come per esempio la ex Manifattura Tabacchi, concessaci dall’Università e che fummo i primi a utilizzare per una grande rassegna. Alle mostre, negli anni, hanno partecipato molti fotografi provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, tutti estremamente motivati a esporre. Inclusi parecchi che in seguito, attaccarono e boicottarono le mie iniziative. Nessuno, dico NESSUNO, ha mai avuto le palle per guardarmi in faccia e spiegarmi il perché. Solo una volta fui invitato nella sede della CNA di Torino, per un incontro sotto il nostro stesso marchio, dove venni attaccato da una serie di tizi, di cui alcuni mai visti, che non avevano nemmeno capito quali fossero le istanze della mia proposta. Ma andiamo avanti, mica si può pretendere da chi crede di essere “qualcuno” solo perché schiaccia un pulsante e magari ha la terza media.
Quando iniziai a occuparmi di fotografia ebbi un grande appoggio da Luisella d’Alessandro presidente della “Fondazione Italiana per la Fotografia”. Sono molto grato a Luisella, con cui si fecero molte cose interessanti. Adesso quando mi incontra finge di non vedermi. Non mi ha mai detto perché. In sostanza proprio non ne conosco il motivo. Avevo anche parlato bene di lei sul catalogo della prima edizione del Festival. Ma procediamo ancora. Anzi parliamo proprio del catalogo. Quando lanciai la prima edizione del festival cercai molti partner, nutrivo molta fiducia nella gente. Incocciai in un impostore dell’arte che sembrava entusiasta. Propose alcuni suoi artisti, che esponemmo, e si offrì di realizzare il catalogo. Peccato che utilizzò la tipografia serissima di un nostro caro e onestissimo amico, il quale si vide costretto a fargli causa per recuperare i soldi della stampa. Cosa che avvenne con il sequestro di alcune opere d’arte che V.S. teneva in casa. Quando si dice attenti ai furbetti. Pensa un po’. Un altro tizio, di Milano questa volta (quello che è giusto è giusto), si offrì di farmi il sito, che pagai regolarmente con mille euro. Peccato che quando gli presentai i responsabili de lastampa.it per aprire il “canale fotografia” del quotidiano on-line pensò bene di scavalcarmi e fare lui il contratto con la casa editrice.
Il Turin Photo Festival, tra gli altri, noti, meno noti ed emergenti, ha coinvolto tra esposizioni, interviste sui miei blog e convegni, fotografi del calibro di Gabriele Basilico, Francesco Cito, Mimmo Jodice, Maurizio Galimberti, Franco Fontana, Ugo Panella, Gabriele Torsello, Maura Banfo, Franco Donaggio, un artista come Fabio Pietrantonio. Ma sono moltissimi i fotografi esposti in Ha coinvolto un antropologo come Alberto Salza e un gallerista come Guido Costa. Ma soprattutto ha, tra i suoi sostenitori, non per finta bensì concretamente, una donna del calibro di Paola Gribaudo, esponente, insieme a suo padre e nostro grande amico, il Maestro Ezio Gribaudo, del meglio della cultura dell’arte italiana ed europea. Ma anche il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, non ha lesinato la sua presenza quando abbiamo realizzato un premio fotografico per il reportage sociale.
Molta gente, tra fotografi, artisti e imprenditori, si sono fatti coinvolgere con entusiasmo, e non di sicuro per denaro, visto i nostri budget, mettendo a disposizione conoscenze, opere, location e materiali. L’obbiettivo era quello di dimostrare che si potevano realizzare iniziative culturali dal basso e con pochissimo denaro. Mi spiace per i detrattori, ma l’obbiettivo è stato raggiunto al cento per cento. Abbiamo fatto vedere che SI PUO’ FARE. Molti dei fotografi esposti nelle mie rassegne hanno poi ottenuto rilevanti risultati sul piano internazionale. Gli unici che non hanno capito un accidente sono i fotografetti türineis che credono di “essere la fotografia” quando basta andare a Rivoli che nemmeno sanno più di chi diavolo si sta parlando. Uno di questi poi è particolarmente divertente. Durante una mostra organizzata con Witness Journal di Milano, con numerosi fotografi di rilievo e con il Gruppo Puglia Photo di Gabriele Torsello, si è presentato senza salutare ed è sgattaiolato dentro. Manco me n’ero accorto e non so come sia entrato, forse strisciando. Per poi scrivere un articolo assurdo sulla fatiscenza della location, senza capire che era stata scelta da noi con Torsello e Witness Journal proprio per sottolineare la crudezza delle situazioni descritte dai reportage. Pubblicò l’articolo proprio nella sezione fotografia de lastampa.it. Probabilmente il poveraccio non ha ancora capito che, se ha avuto questa opportunità è grazie a me che proposi l’idea al giornale. Un’altra testa di tonno che merita una menzione per la sua pochezza è un tizio che avrò visto sì e no tre volte in vita mia e che si è peritato di insultarmi su Facebook poiché avevo parlato della Canon G12 e di Rio. Riteneva che facessi pubblicità alla Canon e me la tirassi perché sto a Rio, spiegandomi che, udite udite, nella sua azienda mi avevano classificato come un perdente. Mamma mia che paura, mi tremano già le palle per la vergogna. Ma andate a cagare idioti, che se fossi un vincente per voi dovrei andare dallo psichiatra tutti i giorni, come molti di voi fanno. Ci sono problemi serissimi al mondo, a cominciare dalla nostra vita spirituale, e voi trovate il tempo di venire e scassare il cazzo in internet?
È triste avere a che fare con simile pochezza. Tale pochezza, insieme al molto lavoro e alle grandi difficoltà nell’organizzare con pochi soldi una simile impresa, semplicemente mi ha stufato. Potrei andare avanti all’infinito e magari avrò altre occasioni. Ma quello che mi interessa dimostrare è solo quanto sono cretini i poveracci che credono di essere furbi, mettendo i bastoni tra le ruote a qualcuno che ha avuto il coraggio di essere se stesso e di provarci. Oltretutto vincendo. E dunque un’iniziativa che a Torino e in Piemonte poteva coinvolgere ancora più persone di quanto non ha fatto, si è arrestata (per proseguire altrove) a causa dell’incompetenza dei leader delle istituzioni e dell’inettitudine dei fotografi.
È così che ho cominciato a dedicarmi di più ai viaggi e poi a lavorare nel turismo responsabile. Ma non solo, ho deciso anche di far sì che la mia attività di viaggiatore, reporter e organizzatore abbia una ricaduta in campo sociale. Mi occupo della direzione di una ONG a Rio de Janeiro. È dura, ma le soddisfazioni grandi. Oltre a seguire un Centro per bambini che stiamo trasformando anche in laboratorio culturale, realizzo mostre, reportage, scrivo articoli e sto lavorando a diverse pubblicazioni. (In calce a questo articolo i progetti a Rio de Janeiro).
La sostanza comunque rimane sempre la stessa. Io sono soddisfattissimo e felice del lavoro svolto in tutti questi anni, dei risultati raggiunti e del divertimento con gli amici. Ho dimostrato che si potevano avere idee, E OTTENERE RISULTATI, senza dover scendere a compromessi con qualcuno che alligna a Palazzo.
E voi, fotografetti türineis, cosa avete fatto?
Nomi e cognomi nello spettacolo teatrale con regia del grande Ivan Tanteri. Che ringrazio inoltre per la supervisione dei testi della sceneggiatura e di questo.
Baci e abbracci. Allo spettacolo teatrale stiamo lavorando…
Mauro Villone

Si può fare

Il Progetto ParaTi/Unaltrosguardo procede e si sviluppa, aprendo nuove opportunità e nuove strade per la diffusione di una cultura del dialogo, della condivisione, della partecipazione, del confronto non competitivo, dell’amicizia, della solidarietà, della pace. Sembra troppo, lo so. Ma vogliamo dare un segnale, oltre a dare il nostro davvero minuscolo contributo occupandoci di un’ottantina di bambini e della loro comunità. I bambini di strada solo in Brasile sono 7 milioni. È per tale ragione che continuiamo a comunicare. L’obbiettivo è quello di dimostrare che lavorare per i sogni è possibile, anche se spesso le difficili condizioni finanziarie, politiche, sociali ed economiche non ce lo permettono. Ragione di più per continuare a provare. Per questo motivo sto realizzando una piccola pubblicazione che mostra alcune delle cose fatte dal 2006 al 2014, in particolare con diversi grandi artisti e creativi culturali, più e meno famosi, e altre numerose persone che sono state coinvolte, che in questa occasione fungeranno anche da testimonial del nostro progetto.
2006. Realizzazione di Lidia Urani e Mauro Villone del libro Unaltrosguardo, fatto con le foto scattate dai bambini dai 6 ai 12 anni, di para Ti.
2007. Mostra delle foto del libro Unaltrosguardo realizzata con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Rio e con l’aiuto di Maria Pace Chiavari, per la rassegna internazionale FotoRio dell’antropologo Milton Guran.
2008. Intervento dell’attore e regista teatrale Ivan Tanteri che ha realizzato uno spettacolo di strada coinvolgendo i bambini di Para Ti, gli abitanti di Vila Canoas e la locale banda di Samba “La Furiosa”.
2009. Apre i battenti la Boutique “Madeinfavela”. Vengono studiati e commercializzati capi di abbigliamento, accessori e oggetti per diffondere la cultura locale e autofinanziare il progetto. Luciano Lima, artigiano-artista di favela realizza diversi lavori per Para Ti e viene ospitato nella boutique.
2009-2011. Battuta d’arresto. Una difficilissima situazione di salute familiare ci ha impedito di proseguire nei progetti e ci ha costretto a una totale riorganizzazione per ripartire più forti e motivati di prima. Vengono realizzati tre nuovi spazi all’aperto.
2011. Esponiamo nel nostro Turin Photo Festival le foto degli occhi dei bambini di Para Ti. Opera realizzata da Mauro Villone e Lidia Urani.
2012. Realizzazione del video “Mira” della cantante di jazz-blues di Philadelphia Melody Gardot. E con il suo staff proveniente da USA e GB.
2012. Apertura ai volontari con l’intervento di Giulia e Chiara Cappellini che hanno realizzato laboratori creativi e una performance dedicata alla grande cantante brasiliana Carmen Miranda.
2012. Viene intensificata la partnership con la Casa do Menor di Padre Renato con l’obbiettivo di operare insieme per la denuncia sociale e l’aiuto ai ragazzi. Padre Renato diventa per noi un punto di riferimento sociale e umano. Da lui abbiamo assorbito il concetto di Pedagogia-Presenza.
2012. Pheel Carlos Balliana, cantante italiano di rilievo internazionale, il quale ci ha introdotto a Melody Gardot, progetta, insieme a Melody, la realizzazione di un laboratorio musicale per i bambini. Insieme a Joao Henrique Carlos realizza interventi creativi di pittura del viso con i bambini.
2012. Mauro Villone continua a realizzare il laboratorio di Pizza Italiana con i bambini.
2012. Lanciamo nel nostro Turin Photo Festival il Premio di Fotografia Sociale Franco Urani. Vinto da Marco Bottani.
2012. Aziza Karrara, imprenditrice di Torino italo-egiziana fornisce con la sua azienda, produttrice di colori, stencyl e accessori per l’arredamento creativo, materiali per laboratori con i bambini. Aggiunge una significativa donazione in denaro. Regina Re Fernandes, docente all’Università di Rio e grande esperta di colore e comunicazione visiva, tiene alcune lezioni utilizzando questi materiali.
2012-2013. Realizzazione della ParaTi Guesthouse per ospitare le residenze d’artista e per autofinanziare il progetto.
2013. Prosegue l’attività con i volontari provenienti da Italia, USA, Uruguay, Francia, Germania. La danzatrice francese Flore Morel tiene alcune lezioni di danza a Para Ti.
2013. Marcelo Dantas, pittore di grande talento della favela Rocinha inizia a vendere le sue opere nella boutique “Madeinfavela”. Affresca sei camere della Guesthouse e tutte le aule e gli spazi del Centro per i bambini.
2013. Iazaldir Feitoza, ex bambino di Para Ti e ragazzo di favela, diventato campione internazionale di corse in montagna, tiene un workshop su Sport e Salute ai bambini di Para Ti.
2013. Domenico Villone e Gladys Mosso si recano in visita a Rio e Para Ti. Domenico realizza un laboratorio creativo con i bambini insegnando a utilizzare materiali di recupero per costruire plastici e un teatrino con i burattini. Gladys, costretta in sedia a rotelle, dona la sua Presenza ai bambini.
2014. Marco Bottani, fotografo professionista, specializzato i fotoreportage sociale, vincitore al Turin Photo Festival 2012 del Premio di Fotografia Sociale Franco Urani, viene ospitato a Para Ti Guesthouse per una residenza d’artista.
2014. Ivan Tanteri, dopo gli interventi degli anni passati a Vila Canoas e, soprattutto, alla Casa do Menor Brasil di Padre Renato, torna a Para Ti per una residenza d’artista. Sta realizzando un laboratorio teatrale con i bambini, utilizzando la sua lunga esperienza di grande artista-ricercatore e le sue metodologie creative pedagogiche.
2014. Iano Nicolò, musicista free-lance e cantante degli Arti&Mestieri e Elena Vecchi, pittrice, creativa ed educatrice saranno a Rio, ospitati da Para Ti, con i ragazzi del Centro l’Aquilone di Alba per una residenza socio-pedagogica e per tenere laboratori creativi con i bambini di Para Ti.
2014. Il grande musicista brasiliano Pierre Aderne raccoglie la proposta di Melody Gardot e Pheel Balliana di dar vita a un progetto musicale a Para Ti, Rio de Janeiro. Lancia un appello su Facebook a cui rispondono decine di artisti, musicisti e non, inclusi gli amici di Rio di Ivan Tanteri del Gruppo teatrale Moitarà.
Andiamo avanti!
Che ne dite? Si può fare no?
Qui sotto il video di Melody girato a Para Ti

MIRA – MELODY GARDOT