Meditação Infantil

Il magnifico video del nostro caro amico Rogerio Barros, insegnante di yoga e meditazione e videomaker. Il laboratorio di Meditazione “Meditação Infantil” che si sta realizzando al nostro Centro Para Ti a Rio de Janeiro. Sono rimasto emozionato.

Al link qua sotto

Meditação Infantil

rogerio sobrinho

Cracolandia

Una galleria di immagini sulla Cracolandia della favela Nova Holanda, complesso della Maré, a Rio de Janeiro, dove incrociano autoblinda, carri armati, jeep e camion dell’esercito, intimando la popolazione, con i megafoni, di gettare le armi, allontanare la droga, consegnare i trafficanti.

Ho trovato un ambiente diverso dalla mia ultima visita lo scorso anno. In totale abbandono, ma in qualche modo più strutturati sul piano psicologico. Forse più consapevoli. Li ringrazio per aver accettato il mio reportage. Padre Renato e i volontari (che sono in aumento), continuano a incoraggiarli andando sul posto ogni mercoledì, come ogni tanto faremo anche noi. Può darsi, come dicono i cinici detrattori, che non serva a nulla, ma, come recitava fernando Pessoa: “Tudo vale a pena se a alma nao é pequena”.

CLICCARE SULLE SINGOLE FOTO PER APRIRLE

Uma galeria de imagens sobre cracolândia da favela Nova Holanda, Complexo da Maré, no Rio, onde cruzan blindados, tanques, jipes e caminhões do exército, alertando a população, com megafones, para depor as armas, dechar droga, entregar traficantes.Eu encontrei um ambiente diferente da minha última visita no ano passado. No total abandono, mas um pouco mais estruturada ao nível psicológico. Talvez mais conscientes. Agradeço-lhe por aceitar meu relatório. Padre Renato e voluntários (que estão aumentando), continuar a incentivá-los, indo para o local todas as quartas, como de vez em quando nós também. Talvez, como os cínicos e os detratores dizem, isso não serve para nada, mas, como recitava Fernando Pessoa: Tudo vale a pena se alma nao é Pequena“.

Clique em cada fotografia para abrir

A gallery of images on Cracolandia in the favela of Nova Holanda, Maré complex, Rio de Janeiro, where cross armored, tanks, jeeps and army trucks, warning the population, with megaphones, to lay down their arms, move the drug traffickers deliver.

I found a different environment from my last visit last year. In total abandon, but somewhat more structured on a psychological level. Perhaps more aware. I thank them for accepting my report. Father Renato and volunteers (which are increasing), continue to encourage them by going to the place every Wednesday, as every now and then we will too. Maybe, as the cynics and detractors say, that all this is useless, but as recited by Fernando Pessoa: Tudo vale a pena se a alma nao é pequena“.

CLICK ON EACH PHOTO TO OPEN

Foto: ©mvillone

Questo bambino sta morendo

Questo bambino sta morendo

................

…………….

................

…………….

................

…………….

................

…………….

................

…………….

................

…………….

................

…………….

................

…………….

................

…………….

................

…………….

................

…………….

................

…………….

................

…………….

Padre Renato dice la Messa intervistando uno a uno i cracudos

Padre Renato dice la Messa intervistando uno a uno i cracudos

................

…………….

................

…………….

................

…………….

................

…………….

Padre Renato incoraggia i cracudos. Più che confessioni, dal vivo, parevano esorcismi

Padre Renato incoraggia i cracudos. Più che confessioni, dal vivo, parevano esorcismi

................

…………….

...............

……………

.................

……………..

...............

……………

..............

…………..

...............

……………

Questo bambino sta morendo, accudito da Padre Renato e alcuni volontari

Questo bambino sta morendo, accudito da Padre Renato e alcuni volontari

Arriva una unità medica con due funzionari della prefeitura che lo portano in ospedale

Arriva una unità medica con due funzionari della prefeitura che lo portano in ospedale

 

A Bunga bunga over

bungaanziani

Il giovane figlio di un’amica, 12 anni, tempo fa mi confidò. Quando vedo una ragazza che mi piace mi si allunga. Tutto a posto fratello, bene così, tutto normale. La seconda locuzione fu: “Quanto dura?”. Già. Tutta la vita amico. Anche quando sembra essere finita, non è mai finita. E non lo dico certo io che a 55 anni ne so ancora poco. No. Mi basta osservare la reazione che ha mio padre, 87 e in ottima forma, quando vede una foto che ho postato su FB, di qualche ballerina si Samba brasiliana. Cioè, in altri termini, non finisce mai. Anche quando la prostata è un lontano ricordo e il testosterone sembra essere a cuccia da settimane, può scatenarsi l’inferno, tipo “La notte dei morti viventi”, sapete, quei tizi che si credevano sepolti da secoli e che tornano, una notte qualsiasi, a rompere i coglioni. Anzi, proprio la lunga inattività, probabilmente, può scatenare all’improvviso forze che si credeva sopite da tempo…e si copula. Naturalmente non è così semplice, e il Berlusca, furbo com’è, probabilmente è proprio questo che intende fare: motivare i vecchietti a riprendere l’attività che in tempi remoti era la loro principale preoccupazione e che oggi sembra impossibile, ma non è.
Beh potrebbero anche verificarsi altre possibilità. Tanto per fare un esempio già mi vedo uno dei vecchietti a casa, fra un paio d’anni, nel fine settimana con i nipoti: “Dai nonno, raccontaci di quella volta che Berlusconi ti ha pulito il culo!”. Ma tutto sommato mi sembra inverosimile. Più probabile che il furbo, che in fondo è anche simpatico, bisogna riconoscerlo, punti tutto sul motivare alla copula e, perché no, all’amore. Ne potrebbe un giorno scaturire un film, tipo “La notte dei porci viventi” o “Non è una monta per vecchi o, che so, “Lolita 2, l’insperato ritorno”.
Vedremo. Nel frattempo non so voi, ma, a parte gli scherzi, io non posso far altro che augurare al nostro, oltre che Buona Pasqua, di non scappare da questa esperienza, di prenderne il meglio. Ma soprattutto di pensare che con le capacità che ha e i mezzi di cui dispone, se invece di una volta la settimana ci andasse tre, dai vecchietti, magari anche dai tossici, e facesse sul serio nell’impegnarsi a dare, così, per divertirsi, sarebbe la volta che davvero tira su una montagna di voti. Cosa di cui, alla fine, non gli fregherebbe più un cazzo, felice come sarebbe di fare davvero, per una volta, qualcosa di sensato.
Ciao Silvio, tanti auguri.

Il Turin Photo Festival e dintorni – Storia di una vittoria

TPF

Nel 1998 feci un primo reportage sulle comunità straniere a Torino, specie quelle nigeriane. Seguito da altri in Nigeria, poi in Cina, nel resto d’Italia e in altri paesi. Reportage soprattutto orientati all’attualità sociale, ma anche ai viaggi, difficilissimi da vendere. Nonostante questo riuscii a pubblicare in Italia e all’estero su testate come Elle, Marie-Claire, Itinerari e luoghi, l’Espresso, Kult Magazine, Itinerari, Oltre Magazine e altre. Reperii in seguito un minimo di fondi per realizzare delle mostre che feci sia in Italia che, successivamente, in altri paesi come Cina, Russia, Brasile. Per due anni esposi una grande mostra personale che approfondiva il tema dell’immigrazione in Italia: “Beyond the Skin Colors”. L’idea era soprattutto quella di approfondire la cultura delle terre d’origine. Realizzai così una lunga e approfondita missione in Nigeria, dove realizzai un reportage sulla stregoneria e i culti locali. Oltre alle pubblicazioni sui periodici e in una mostra presentai la ricerca all’Università di Amsterdam in un convegno su antiche e nuove religioni. Precedentemente avevo ideato e realizzato una rassegna intitolata “Fotografia al Femminile” che ebbe un certo successo, recensita da numerosi giornali e siti. In seguito portai dalla Francia a Torino, in occasione delle Olimpiadi invernali, la mostra “Un secolo di Sport in Fotografia” del quotidiano francese l’Equipe. Poi ho realizzato la rassegna intitolata “Turin Photo Festival” che ha avuto, insieme alle altre, nonostante i budget molto contenuti una rilevanza internazionale, con fotografi provenienti da Italia, Cina, Brasile, Russia, Francia, Israele, Danimarca, Stati Uniti, Messico, Argentina, Senegal, Gran Bretagna, Olanda.
Le idee che intendo portare avanti sono fondamentalmente tre, oltre naturalmente il semplice fatto di fare cultura e di divertirsi. La prima dimostrare a tutti, corrotti compresi, che si possono realizzare eventi di rilievo internazionale anche con budget contenuti. La seconda che si può far sentire la propria voce partendo dal basso e dimostrare che si può essere tutti uniti. Infatti il Turin Photo Festival è aperto a tutti e la prima edizione fu, volutamente, realizzata in diversi loft, locali e spazi, non necessariamente dedicati alle mostre e all’arte. L’idea è quella di “invadere” la città capillarmente, coinvolgendo locali e negozi e facendola diventare per un periodo una città fotografica a livello sociale e popolare. Il primo tentativo fu un successo, con 25 location sparse sul territorio cittadino. Negli anni successivi facemmo altri esperimenti in location diverse, come per esempio la ex Manifattura Tabacchi, concessaci dall’Università e che fummo i primi a utilizzare per una grande rassegna. Alle mostre, negli anni, hanno partecipato molti fotografi provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, tutti estremamente motivati a esporre. Inclusi parecchi che in seguito, attaccarono e boicottarono le mie iniziative. Nessuno, dico NESSUNO, ha mai avuto le palle per guardarmi in faccia e spiegarmi il perché. Solo una volta fui invitato nella sede della CNA di Torino, per un incontro sotto il nostro stesso marchio, dove venni attaccato da una serie di tizi, di cui alcuni mai visti, che non avevano nemmeno capito quali fossero le istanze della mia proposta. Ma andiamo avanti, mica si può pretendere da chi crede di essere “qualcuno” solo perché schiaccia un pulsante e magari ha la terza media.
Quando iniziai a occuparmi di fotografia ebbi un grande appoggio da Luisella d’Alessandro presidente della “Fondazione Italiana per la Fotografia”. Sono molto grato a Luisella, con cui si fecero molte cose interessanti. Adesso quando mi incontra finge di non vedermi. Non mi ha mai detto perché. In sostanza proprio non ne conosco il motivo. Avevo anche parlato bene di lei sul catalogo della prima edizione del Festival. Ma procediamo ancora. Anzi parliamo proprio del catalogo. Quando lanciai la prima edizione del festival cercai molti partner, nutrivo molta fiducia nella gente. Incocciai in un impostore dell’arte che sembrava entusiasta. Propose alcuni suoi artisti, che esponemmo, e si offrì di realizzare il catalogo. Peccato che utilizzò la tipografia serissima di un nostro caro e onestissimo amico, il quale si vide costretto a fargli causa per recuperare i soldi della stampa. Cosa che avvenne con il sequestro di alcune opere d’arte che V.S. teneva in casa. Quando si dice attenti ai furbetti. Pensa un po’. Un altro tizio, di Milano questa volta (quello che è giusto è giusto), si offrì di farmi il sito, che pagai regolarmente con mille euro. Peccato che quando gli presentai i responsabili de lastampa.it per aprire il “canale fotografia” del quotidiano on-line pensò bene di scavalcarmi e fare lui il contratto con la casa editrice.
Il Turin Photo Festival, tra gli altri, noti, meno noti ed emergenti, ha coinvolto tra esposizioni, interviste sui miei blog e convegni, fotografi del calibro di Gabriele Basilico, Francesco Cito, Mimmo Jodice, Maurizio Galimberti, Franco Fontana, Ugo Panella, Gabriele Torsello, Maura Banfo, Franco Donaggio, un artista come Fabio Pietrantonio. Ma sono moltissimi i fotografi esposti in Ha coinvolto un antropologo come Alberto Salza e un gallerista come Guido Costa. Ma soprattutto ha, tra i suoi sostenitori, non per finta bensì concretamente, una donna del calibro di Paola Gribaudo, esponente, insieme a suo padre e nostro grande amico, il Maestro Ezio Gribaudo, del meglio della cultura dell’arte italiana ed europea. Ma anche il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, non ha lesinato la sua presenza quando abbiamo realizzato un premio fotografico per il reportage sociale.
Molta gente, tra fotografi, artisti e imprenditori, si sono fatti coinvolgere con entusiasmo, e non di sicuro per denaro, visto i nostri budget, mettendo a disposizione conoscenze, opere, location e materiali. L’obbiettivo era quello di dimostrare che si potevano realizzare iniziative culturali dal basso e con pochissimo denaro. Mi spiace per i detrattori, ma l’obbiettivo è stato raggiunto al cento per cento. Abbiamo fatto vedere che SI PUO’ FARE. Molti dei fotografi esposti nelle mie rassegne hanno poi ottenuto rilevanti risultati sul piano internazionale. Gli unici che non hanno capito un accidente sono i fotografetti türineis che credono di “essere la fotografia” quando basta andare a Rivoli che nemmeno sanno più di chi diavolo si sta parlando. Uno di questi poi è particolarmente divertente. Durante una mostra organizzata con Witness Journal di Milano, con numerosi fotografi di rilievo e con il Gruppo Puglia Photo di Gabriele Torsello, si è presentato senza salutare ed è sgattaiolato dentro. Manco me n’ero accorto e non so come sia entrato, forse strisciando. Per poi scrivere un articolo assurdo sulla fatiscenza della location, senza capire che era stata scelta da noi con Torsello e Witness Journal proprio per sottolineare la crudezza delle situazioni descritte dai reportage. Pubblicò l’articolo proprio nella sezione fotografia de lastampa.it. Probabilmente il poveraccio non ha ancora capito che, se ha avuto questa opportunità è grazie a me che proposi l’idea al giornale. Un’altra testa di tonno che merita una menzione per la sua pochezza è un tizio che avrò visto sì e no tre volte in vita mia e che si è peritato di insultarmi su Facebook poiché avevo parlato della Canon G12 e di Rio. Riteneva che facessi pubblicità alla Canon e me la tirassi perché sto a Rio, spiegandomi che, udite udite, nella sua azienda mi avevano classificato come un perdente. Mamma mia che paura, mi tremano già le palle per la vergogna. Ma andate a cagare idioti, che se fossi un vincente per voi dovrei andare dallo psichiatra tutti i giorni, come molti di voi fanno. Ci sono problemi serissimi al mondo, a cominciare dalla nostra vita spirituale, e voi trovate il tempo di venire e scassare il cazzo in internet?
È triste avere a che fare con simile pochezza. Tale pochezza, insieme al molto lavoro e alle grandi difficoltà nell’organizzare con pochi soldi una simile impresa, semplicemente mi ha stufato. Potrei andare avanti all’infinito e magari avrò altre occasioni. Ma quello che mi interessa dimostrare è solo quanto sono cretini i poveracci che credono di essere furbi, mettendo i bastoni tra le ruote a qualcuno che ha avuto il coraggio di essere se stesso e di provarci. Oltretutto vincendo. E dunque un’iniziativa che a Torino e in Piemonte poteva coinvolgere ancora più persone di quanto non ha fatto, si è arrestata (per proseguire altrove) a causa dell’incompetenza dei leader delle istituzioni e dell’inettitudine dei fotografi.
È così che ho cominciato a dedicarmi di più ai viaggi e poi a lavorare nel turismo responsabile. Ma non solo, ho deciso anche di far sì che la mia attività di viaggiatore, reporter e organizzatore abbia una ricaduta in campo sociale. Mi occupo della direzione di una ONG a Rio de Janeiro. È dura, ma le soddisfazioni grandi. Oltre a seguire un Centro per bambini che stiamo trasformando anche in laboratorio culturale, realizzo mostre, reportage, scrivo articoli e sto lavorando a diverse pubblicazioni. (In calce a questo articolo i progetti a Rio de Janeiro).
La sostanza comunque rimane sempre la stessa. Io sono soddisfattissimo e felice del lavoro svolto in tutti questi anni, dei risultati raggiunti e del divertimento con gli amici. Ho dimostrato che si potevano avere idee, E OTTENERE RISULTATI, senza dover scendere a compromessi con qualcuno che alligna a Palazzo.
E voi, fotografetti türineis, cosa avete fatto?
Nomi e cognomi nello spettacolo teatrale con regia del grande Ivan Tanteri. Che ringrazio inoltre per la supervisione dei testi della sceneggiatura e di questo.
Baci e abbracci. Allo spettacolo teatrale stiamo lavorando…
Mauro Villone

Si può fare

Il Progetto ParaTi/Unaltrosguardo procede e si sviluppa, aprendo nuove opportunità e nuove strade per la diffusione di una cultura del dialogo, della condivisione, della partecipazione, del confronto non competitivo, dell’amicizia, della solidarietà, della pace. Sembra troppo, lo so. Ma vogliamo dare un segnale, oltre a dare il nostro davvero minuscolo contributo occupandoci di un’ottantina di bambini e della loro comunità. I bambini di strada solo in Brasile sono 7 milioni. È per tale ragione che continuiamo a comunicare. L’obbiettivo è quello di dimostrare che lavorare per i sogni è possibile, anche se spesso le difficili condizioni finanziarie, politiche, sociali ed economiche non ce lo permettono. Ragione di più per continuare a provare. Per questo motivo sto realizzando una piccola pubblicazione che mostra alcune delle cose fatte dal 2006 al 2014, in particolare con diversi grandi artisti e creativi culturali, più e meno famosi, e altre numerose persone che sono state coinvolte, che in questa occasione fungeranno anche da testimonial del nostro progetto.
2006. Realizzazione di Lidia Urani e Mauro Villone del libro Unaltrosguardo, fatto con le foto scattate dai bambini dai 6 ai 12 anni, di para Ti.
2007. Mostra delle foto del libro Unaltrosguardo realizzata con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Rio e con l’aiuto di Maria Pace Chiavari, per la rassegna internazionale FotoRio dell’antropologo Milton Guran.
2008. Intervento dell’attore e regista teatrale Ivan Tanteri che ha realizzato uno spettacolo di strada coinvolgendo i bambini di Para Ti, gli abitanti di Vila Canoas e la locale banda di Samba “La Furiosa”.
2009. Apre i battenti la Boutique “Madeinfavela”. Vengono studiati e commercializzati capi di abbigliamento, accessori e oggetti per diffondere la cultura locale e autofinanziare il progetto. Luciano Lima, artigiano-artista di favela realizza diversi lavori per Para Ti e viene ospitato nella boutique.
2009-2011. Battuta d’arresto. Una difficilissima situazione di salute familiare ci ha impedito di proseguire nei progetti e ci ha costretto a una totale riorganizzazione per ripartire più forti e motivati di prima. Vengono realizzati tre nuovi spazi all’aperto.
2011. Esponiamo nel nostro Turin Photo Festival le foto degli occhi dei bambini di Para Ti. Opera realizzata da Mauro Villone e Lidia Urani.
2012. Realizzazione del video “Mira” della cantante di jazz-blues di Philadelphia Melody Gardot. E con il suo staff proveniente da USA e GB.
2012. Apertura ai volontari con l’intervento di Giulia e Chiara Cappellini che hanno realizzato laboratori creativi e una performance dedicata alla grande cantante brasiliana Carmen Miranda.
2012. Viene intensificata la partnership con la Casa do Menor di Padre Renato con l’obbiettivo di operare insieme per la denuncia sociale e l’aiuto ai ragazzi. Padre Renato diventa per noi un punto di riferimento sociale e umano. Da lui abbiamo assorbito il concetto di Pedagogia-Presenza.
2012. Pheel Carlos Balliana, cantante italiano di rilievo internazionale, il quale ci ha introdotto a Melody Gardot, progetta, insieme a Melody, la realizzazione di un laboratorio musicale per i bambini. Insieme a Joao Henrique Carlos realizza interventi creativi di pittura del viso con i bambini.
2012. Mauro Villone continua a realizzare il laboratorio di Pizza Italiana con i bambini.
2012. Lanciamo nel nostro Turin Photo Festival il Premio di Fotografia Sociale Franco Urani. Vinto da Marco Bottani.
2012. Aziza Karrara, imprenditrice di Torino italo-egiziana fornisce con la sua azienda, produttrice di colori, stencyl e accessori per l’arredamento creativo, materiali per laboratori con i bambini. Aggiunge una significativa donazione in denaro. Regina Re Fernandes, docente all’Università di Rio e grande esperta di colore e comunicazione visiva, tiene alcune lezioni utilizzando questi materiali.
2012-2013. Realizzazione della ParaTi Guesthouse per ospitare le residenze d’artista e per autofinanziare il progetto.
2013. Prosegue l’attività con i volontari provenienti da Italia, USA, Uruguay, Francia, Germania. La danzatrice francese Flore Morel tiene alcune lezioni di danza a Para Ti.
2013. Marcelo Dantas, pittore di grande talento della favela Rocinha inizia a vendere le sue opere nella boutique “Madeinfavela”. Affresca sei camere della Guesthouse e tutte le aule e gli spazi del Centro per i bambini.
2013. Iazaldir Feitoza, ex bambino di Para Ti e ragazzo di favela, diventato campione internazionale di corse in montagna, tiene un workshop su Sport e Salute ai bambini di Para Ti.
2013. Domenico Villone e Gladys Mosso si recano in visita a Rio e Para Ti. Domenico realizza un laboratorio creativo con i bambini insegnando a utilizzare materiali di recupero per costruire plastici e un teatrino con i burattini. Gladys, costretta in sedia a rotelle, dona la sua Presenza ai bambini.
2014. Marco Bottani, fotografo professionista, specializzato i fotoreportage sociale, vincitore al Turin Photo Festival 2012 del Premio di Fotografia Sociale Franco Urani, viene ospitato a Para Ti Guesthouse per una residenza d’artista.
2014. Ivan Tanteri, dopo gli interventi degli anni passati a Vila Canoas e, soprattutto, alla Casa do Menor Brasil di Padre Renato, torna a Para Ti per una residenza d’artista. Sta realizzando un laboratorio teatrale con i bambini, utilizzando la sua lunga esperienza di grande artista-ricercatore e le sue metodologie creative pedagogiche.
2014. Iano Nicolò, musicista free-lance e cantante degli Arti&Mestieri e Elena Vecchi, pittrice, creativa ed educatrice saranno a Rio, ospitati da Para Ti, con i ragazzi del Centro l’Aquilone di Alba per una residenza socio-pedagogica e per tenere laboratori creativi con i bambini di Para Ti.
2014. Il grande musicista brasiliano Pierre Aderne raccoglie la proposta di Melody Gardot e Pheel Balliana di dar vita a un progetto musicale a Para Ti, Rio de Janeiro. Lancia un appello su Facebook a cui rispondono decine di artisti, musicisti e non, inclusi gli amici di Rio di Ivan Tanteri del Gruppo teatrale Moitarà.
Andiamo avanti!
Che ne dite? Si può fare no?
Qui sotto il video di Melody girato a Para Ti

MIRA – MELODY GARDOT

Il lato oscuro…non solo del Brasile

Il lato oscuro…non solo del Brasile

Ragazzo Indio, Rio de Janeiro, Feira nordestina - Foto: ©mvillone

Ragazzo Indio, Rio de Janeiro, Feira nordestina – Foto: ©mvillone

Potrebbero tranquillamente essere le farneticazioni di un pazzo, me ne rendo conto. Ma se avrete la compiacenza di leggere fino in fondo potreste anche convenire con me che quanto prospetto potrebbe essere per lo meno possibile. Un comunicato stampa di Survival mi ha indotto ad anticipare leggermente un argomento di cui volevo comunque parlare e che ho già affrontato. Si tratta di un tema importantissimo che io ritengo addirittura fondamentale, ma misconosciuto e, addirittura, strategicamente passato sotto silenzio. I media di solito, oltre alle notizie che DEVONO essere sottolineate sul piano politico, devono anche fare i conti con quanto riguarda la fornitura di altre notizie che servono alla audience. Così apparecchiati è ovvio che avvenimenti fondamentali, magari non eclatanti sul piano del sensazionalismo o che non hanno troppo a che fare con le tasche dei lettori e che, per giunta, avvengono silenziosamente tutti i giorni, finiscono in genere nel dimenticatoio. Fino a quando non arriva un “esperto” che spiega che la situazione è grave o fino a quando non si muovono organismi di altissimo rilievo che DECIDONO che per tre giorni si deve parlare di quella cosa lì.

Venendo al dunque il tema di cui voglio parlare è lo sterminio sistematico di popolazioni indigene. Parlo soprattutto del Brasile solo perché mi trovo qui e solo perché Survival ha sollevato la questione brasiliana, ma lo sterminio sta avvenendo in tutto il mondo. È ovvio che, se le notizie che sembrano importanti sono, che so, Piersilvio che spiega come la sua presenza sia più importante a Mediaset che in politica, non potranno certo essere degli indigeni. Come quattrocento anni fa grazie agli spagnoli sono state cancellate dalla faccia della terra sapienze millenarie come quelle Inka, Maya e Azteche, oggi, grazie a tutti, viene cancellato quel che resta di aborigeni di ogni dove poiché non servono assolutamente a nulla. È ovvio. Se Mediaset, che vende fuffa, pubblicità e illusioni di ogni genere è importante (e in parte occorre riconoscere che lo è veramente, per lo meno perché dà da mangiare a innumerevoli famiglie, anche se sarebbe solo bello se parte di tutte queste energie fossero rivolte a temi DAVVERO importanti), gli indios non possono esserlo di sicuro. Naturalmente chiunque ha il sacrosanto diritto di mettere in dubbio questa visione. Io sono fra quelli. La ragione è semplice. La cultura occidentale, con tutta la sua tecnologia e le sue scoperte e i suoi premi Nobel (inventati da uno che produceva dinamite) non può essere in grado, da sola, a mio modo di vedere, di far fronte alle difficilissime sfide che ci attendono in futuro. Il fallimento della cultura tecnologica (presa da sola si intende) nella gestione del pianeta si è rivelato fallimentare. Chi non è d’accordo per coerenza dovrebbe farsi un bagnetto nel Pacifico non lontano da Fukushima, tanto per fare un esempio.

Il rapporto con gli altri, con l’ambiente, con le energie telluriche e sottili che hanno certe popolazioni arcaiche è a dir poco, ancora tutto da indagare. Antropologi e studiosi di sociologia e religione di altissimo calibro hanno più volte sottolineato questo problema. Il grande studioso di storia delle religioni Mircea Eliade sosteneva che “occorre riscoprire, grazie all’approfondimento di conoscenze indigene e arcaiche, quello che ancora resta di mitico in un’esistenza moderna”. Alcuni brasiliani pare la pensino diversamente. Secondo Survival durante un incontro pubblico lo scorso novembre il deputato Luis Carlos Heinze fece commenti razzisti contro gli Indiani del Brasile, gli omossessuali e i neri. Un altro membro del Congresso, Alceu Moreira, aveva poi invitato a sfrattare i popoli indigeni che cercano di rioccupare i loro territori ancestrali. Heinze, Presidente della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, ha dichiarato che “il governo… se la fa con i neri, gli Indiani, i gay, le lesbiche e tutti i perdenti. È per questo che vengono protetti e stanno controllando il governo.” (Ma dove? Che il governo è il primo a discriminarli, anche in vista di Mondiali e Olimpiadi – Corsivo mio).

Nel corso dello stesso incontro il deputato Alceu Moreira aveva invitato gli allevatori brasiliani a vestirsi “da guerrieri” e impedire che “truffatori come questi [probabilmente i sostenitori degli Indiani] mettano anche solo un piede nelle vostre proprietà. […] Riunitevi e formate grandi masse, e quando necessario sfrattateli [gli Indiani e i neri]!” I due deputati fanno parte della potente lobby agricola anti-indigeni, che sta facendo pressione sul governo per l’approvazione di una serie di leggi controverse che indebolirebbero drasticamente il controllo degli Indiani sui propri territori. In una lettera al Ministro della Giustizia brasiliano l’APIB, Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile, ha affermato che queste offese fanno parte di “una terribile campagna di discriminazione, razzismo e sterminio dei popoli indigeni.”

I cambiamenti in discussione al Congresso sarebbero devastanti per le tribù brasiliane come i Guaranì, che hanno già perso gran parte delle loro terre a causa degli allevamenti e delle piantagioni di canna da zucchero. I membri della tribù subiscono le violenze dei potenti proprietari terrieri che spesso assoldano sicari per sfrattarli dalle loro terre e assassinare i loro leader.

“I sicari ci minacciano e vogliono ucciderci” ha detto un uomo Guaranì. “Vogliono portarci all’estinzione.” Sembra che la campagna elettorale del deputato Heinze sia stata finanziata dalla Bunge, il colosso dell’industria alimentare USA che compra canna da zucchero dalle terre rubate ai Guaranì.

Questo quanto riporta Survival. Posso aggiungere di mio, quale testimone diretto, che il governo dello stato di Rio de Janeiro, capeggiato da Cabral, non ha alcun rispetto degli indios e della loro situazione, trattati come animali infestanti. La stessa cosa avviene in Amazzonia e altri territori. Ma non basta. È ormai noto come esperti internazionali siano d’accordo nel ritenere la guerra alla droga in Sudamerica una battaglia persa nella quale ormai sono coinvolti, con i narcotrafficanti, governi, ministeri e persino frange della stampa ufficiale. Il crack, droga devastante di cui ho avuto modo di parlare più volte, si sta diffondendo nei villaggi indios più sperduti dell’interno del paese. Parrebbe essere una strategia di distruzione sistematica di intere popolazioni, poiché dal crack finora nessuno ha mai fatto ritorno. La sostanza è che in Brasile e in tutto il Sudamerica (ma anche in altre parti del mondo) si vanno irrimediabilmente perdendo, oltre che delle persone (se vi sembra poco…), intere culture, conoscenze, strategie, tecniche. Naturalmente tutto questo non “fa notizia” specie se a fare notizia sono Piersilvio, Balotelli e una nostra delegazione che, a capo chino, va a mostrare i quadernetti con i compitini fatti alla Germania. O ancora i problemi come la Crimea, ormai secolari, che non sono altro che la fase successiva al mancato interesse vero per le istanze dei popoli. Il risultato finale, incredibilmente, mentre tutti sono concentrati (in parte giustamente, ci mancherebbe) sull’economia italiana o del proprio paese, per non perdere privilegi vari e l’auto nuova in leasing, ci sono ragazze che si prostituiscono, bambini che picchiano e insultano i genitori, la droga e l’alcol dilaganti tra i giovanissimi. Sta accadendo anche in paesi fino a poco tempo fa relativamente al sicuro da questi problemi proprio perché arretrati economicamente e quindi non facile preda del “è tutto dovuto”. Ma questi stessi paesi stanno cambiando, con lo sterminio di popoli e culture che avevano le loro regole e le loro tradizioni, sostituite dalla cultura dell’i-phone e del vuoto culturale. Possedere oggetti sembra più importante che acquisire cultura e valori. Non occorre essere dei grandi sociologi per rendersi conto che la mancanza di rispetto per i popoli nativi non è che una delle cause del nulla verso il quale ci muoviamo. Ma tant’è. Bastano un paio di guitti catodici che prendono un po’ in giro quel politico e quell’altro e tutto va a posto. Basta fornire l’uomo forte quando nessuno sa più dove sbattere la testa e per un po’ ci si illude di stare tranquilli. Ma non durerà. Non può durare perché esiste un momento nel quale i nodi vengono al pettine e ci si dovrà rendere conto che il benessere non sta nel produrre tanta canna da zucchero e tanto petrolio per fare tanto carburante per andare di qua e di là senza meta. Lo so sembrano solo idee pseudoalternative di gente poco credibile che non ha i piedi per terra e non si rende conto che sono l’energia e il denaro che servono per tirare avanti. D’altra parte esiste qualche possibilità, concedetelo, che quando le persone “giuste” si accorgeranno che la tecnologia, da sola, avrà creato un mondo un po’ più confortevole per qualcuno, ma totalmente senza sogni per quasi tutti, forse, potrebbe essere tardi.

SI…PUO’…FARE!!!

Solo l’infanzia, coi suoi sogni, può riportarci a vedere il Mondo con Unaltrosguardo.

Non c'è niente da insegnare, ma solo da scambiare. Trovo che i bambini, di tutte le parti del mondo, ci facciano mettere profondamente in discussione -

Non c’è niente da insegnare, ma solo da scambiare. Trovo che i bambini, di tutte le parti del mondo, ci facciano mettere profondamente in discussione –

Il Progetto ParaTi/Unaltrosguardo procede e si sviluppa, aprendo nuove opportunità e nuove strade per la diffusione di una cultura del dialogo, della condivisione, della partecipazione, del confronto non competitivo, dell’amicizia, della solidarietà, della pace. Sembra troppo, lo so. Ma vogliamo dare un segnale, oltre a dare il nostro davvero minuscolo contributo occupandoci di un’ottantina di bambini e della loro comunità. I bambini di strada solo in Brasile sono 7 milioni. È per tale ragione che continuiamo a comunicare. L’obbiettivo è quello di dimostrare che lavorare per i sogni è possibile, anche se spesso le difficili condizioni finanziarie, politiche, sociali ed economiche non ce lo permettono. Ragione di più per continuare a provare. Per questo motivo sto realizzando una piccola pubblicazione che mostra alcune delle cose fatte dal 2006 al 2014, in particolare con diversi grandi artisti e creativi culturali, più e meno famosi, e altre numerose persone che sono state coinvolte, che in questa occasione fungeranno anche da testimonial del nostro progetto.

2006. Realizzazione di Lidia Urani e Mauro Villone del libro Unaltrosguardo, fatto con le foto scattate dai bambini dai 6 ai 12 anni, di Para Ti.

2007. Mostra delle foto del libro Unaltrosguardo realizzata con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Rio e con l’aiuto di Maria Pace Chiavari, per la rassegna internazionale FotoRio dell’antropologo Milton Guran.

2008. Intervento dell’attore e regista teatrale Ivan Tanteri che ha realizzato uno spettacolo di strada coinvolgendo i bambini di Para Ti, gli abitanti di Vila Canoas e la locale banda di Samba “La Furiosa”.

2009. Apre i battenti la Boutique “Madeinfavela”. Vengono studiati e commercializzati capi di abbigliamento, accessori e oggetti per diffondere la cultura locale e autofinanziare il progetto. Luciano Lima, artigiano-artista di favela realizza diversi lavori per Para Ti e viene ospitato nella boutique.

2009-2011. Battuta d’arresto. Una difficilissima situazione di salute familiare ci ha impedito di proseguire nei progetti e ci ha costretto a una totale riorganizzazione per ripartire più forti e motivati di prima. Vengono realizzati tre nuovi spazi all’aperto.

2011. Esponiamo nel nostro Turin Photo Festival le foto degli occhi dei bambini di Para Ti. Opera realizzata da Mauro Villone e Lidia Urani.

2012. Realizzazione del video “Mira” della cantante di jazz-blues di Philadelphia Melody Gardot. E con il suo staff proveniente da USA e GB.

2012. Apertura ai volontari con l’intervento di Giulia e Chiara Cappellini che hanno realizzato laboratori creativi e una performance dedicata alla grande cantante brasiliana Carmen Miranda.

2012. Viene intensificata la partnership con la Casa do Menor di Padre Renato con l’obbiettivo di operare insieme per la denuncia sociale e l’aiuto ai ragazzi. Padre Renato diventa per noi un punto di riferimento sociale e umano. Da lui abbiamo assorbito il concetto di Pedagogia-Presenza.

2012. Pheel Carlos Balliana, cantante italiano di rilievo internazionale, il quale ci ha introdotto a Melody Gardot, progetta, insieme a Melody, la realizzazioen di un laboratorio musicale per i bambini. Insieme a Joao Henrique Carlos realizza interventi creativi di pittura del viso con i bambini.

2012. Mauro Villone continua a realizzare il laboratorio di Pizza Italiana con i bambini.

2012. Lanciamo nel nostro Turin Photo Festival il Premio di Fotografia Sociale Franco Urani. Vinto da Marco Bottani.

2012. Aziza Karrara imprenditrice di Torino italo-egiziana fornisce con la sua azienda, produttrice di colori, stencyl e accessori per l’arredamento creativo, materiali per laboratori con i bambini. Aggiunge una significativa donazione in denaro. Regina Fernandes, docente all’Università di Rio e grande esperta di colore e comunicazione visiva, tiene alcune lezioni utilizzando questi materiali.

2012-2013. Realizzazione della ParaTi Guesthouse per ospitare le residenze d’artista e per autofinanziare il progetto.

2013. Prosegue l’attività con i volontari provenienti da Italia, USA, Uruguay, Francia, Germania. La danzatrice francese Flore Morel tiene alcune lezioni di danza a Para Ti.

2013. Marcelo Dantas, pittore di grande talento della favela Rocinha inizia a vendere le sue opere nella boutique “Madeinfavela”. Affresca sei camere della Guesthouse e tutte le aule e gli spazi del Centro per i bambini.

2013. Iazaldir Feitoza, ex bambino di Para Ti e ragazzo di favela, diventato campione internazionale di corse in montagna, tiene un workshop su Sport e Salute ai bambini di Para Ti.

2013. Domenico Villone e Gladys Mosso si recano in visita a Rio e Para Ti. Domenico realizza un laboratorio creativo con i bambini insegnando a utilizzare materiali di recupero per costruire plastici e un teatrino con i burattini. Gladys, costretta in sedia a rotelle dona la sua Presenza ai bambini.

2014. Marco Bottani, fotografo professionista, specializzato i fotoreportage sociale, vincitore al Turin Photo Festival 2012 del Premio di Fotografia Sociale Franco Urani, viene ospitato a Para Ti Guesthouse per una residenza d’artista.

2014. Antonella Puggioni, viaggiatrice e organizzatrice di eventi e allestimenti, rinnova la boutique “Madeinfavela” di Para Ti. Dopo aver ospitato Para T nel 2013i al suo Festival di arte e cultura “I 4 Mondi” a Olbia.

2014. Ivan Tanteri, dopo gli interventi degli anni passati a Vila Canoas e, soprattutto, la Casa do Menor di Padre Renato, torna a Para Ti per una residenza d’artista. Sta realizzando un laboratorio teatrale con i bambini, utilizzando la sua lunga esperienza di grande artista-ricercatore e le sue metodologie creative pedagogiche.

2014. Con la cantante di jazz-blues di Philadelphia Melody Gardot, insieme a Pheel Balliana (Italia) e altri musicisti di rilievo internazionale come Pierre Aderne (Brasile) e Susana Travassos (Portogallo), stiamo gettando le basi per un progetto di formazione musicale per bambini e adolescenti.
2014. Con Rogerio Barros (attore e maestro di yoga) stiamo progettando un percorso educativo che include yoga, fotografia, teatro, gastronomia. Progetto della durata di un anno, rinnovabile.

2014. Iano Nicolò, musicista free-lance e cantante degli Arti&Mestieri e Elena Vecchi, pittrice, creativa ed educatrice saranno a Rio, ospitati da Para Ti, con i ragazzi del Centro Aquilone di Alba per una residenza socio-pedagogica e per tenere laboratori creativi con i bambini di Para Ti.

Che ne dite? Si può fare no?

Qui sotto il video di Melody.

 https://www.youtube.com/watch?v=C6X9uq05H74

 

E l’Amore?

Sono figlio della ripresa economica del secondo dopoguerra. Ovvero nato in una famiglia povera diventata nel corso degli anni ’60 benestante e non ho mai patito la fame o altro genere di privazioni.

Nonostante questo sono stato educato alla sobrietà e all’attenzione all’ambiente, alle persone, al senso della vita. La ragione è semplice. Mia madre nacque in Argentina da una famiglia di emigrati italiani ricchi, ma solo perché grandi lavoratori. Mio padre crebbe in Africa perché mio nonno era militare in Eritrea, ma con la guerra finì per un anno in campo di concentramento, per poi passare una serie di peripezie tali da fargli scrivere un libro, sulla fame, sulle mutilazioni, sulla malattia, sulla lotta, sulla povertà. A questo c’è da aggiungere che mio nonno materno morì presto di cancro, mia madre si ammalò di cancro prima che io nascessi. E io fin dalla nascita ho sofferto di una grave forma di emicrania che mi ha accompagnato tutta la vita, con frequenti crisi violente e invalidanti. Mia madre oggi sta benissimo, anche se in sedia a rotelle per via dell’amputazione di una gamba e tutta la situazione non solo si è stabilizzata, ma è più positiva che mai. Di sicuro non è stata una passeggiata. Nonostante questo sono stato, come molti della mia generazione e di quelle successive, un bambino viziato ed egoista. Fortunatamente il bagaglio di insegnamenti e di esperienze acquisite mi ha permesso di lottare per cambiare e per crescere, lavorando molto sul mio egoismo e sulla mia persona in generale. Di sicuro non è che sia diventato un gran che, me ne rendo conto, ma almeno ci provo.

Non è che goda come un riccio a raccontare gli affari miei, ma mi è funzionale per arrivare a raccontare quello che mi interessa, come vedrete se avrete la pazienza di continuare a leggere.

Per via della difficile situazione che si è dovuto vivere in famiglia molto presto i miei genitori si avvicinarono allo yoga e ad altre forme di spiritualità, inclusa quella cristiana. E io con loro. Praticavo anch’io le asana dello yoga e partecipavo a gradevoli ritiri spirituali cristiani in luoghi ameni per interi fine settimana. Fu per me un’esperienza molto positiva. Non sono mai entrato in conflitto con il mondo della spiritualità, nemmeno quello cristiano o cattolico. Il che non ha niente a che vedere con il “sistema chiesa”, che considero una truffa secolare perpetrata ai danni dell’umanità, ma questa è un’altra storia e non ha niente a che vedere con le persone di fede che credono personalmente in qualcosa. Così come il sistema politico-ideologico-militare ebraico-israeliano non ha niente a che vedere con la fede sincera dei singoli ebrei o delle persone di religione ebraica. Tanto per fare due esempi.

Nell’arco di molti decenni ho accumulato una quantità notevole di esperienze in quella che potremmo definire “ricerca interiore”, passando dallo yoga a una quantità di altre discipline che ora andrò a elencare. Non lo faccio per far vedere quanto sono bravo ed esperto, poiché non lo sono affatto, bensì solo per spiegare che ho praticato o comunque anche solo avvicinato una serie di scuole tutte utili per una maggiore comprensione della vita e di se stessi. Si tratta di una mia passione personale.

Lo yoga, la respirazione pranayama, il training autogeno, la meditazione profonda, il buddismo tibetano, il buddismo cinese e quello giapponese, la dinamica comportamentale, la dinamica mentale, lo studio dei mandala e dei chackras, la psicosintesi, lo spiritismo, gli insegnamenti di Osho e lo yoga di Sri Aurobindo, lo studio delle scritture del Vecchio e del Nuovo Testamento, l’esoterismo e l’alchimia, la psicologia junghiana, la meditazione profonda, gli esercizi tibetani, le costellazioni familiari e rituali, lo studio delle maschere e dei tarocchi, lo studio della filosofia in genere e della mitologia. Credo di non aver dimenticato nulla, tutte cose estremamente interessanti e molto utili per scoprire e comprendere di più di se stessi. Inoltre molte di queste discipline parlano anche dell’amore e della compassione. Specie il buddismo, che ho praticato per più tempo e pratico tuttora, pone molto l’accento sull’attenzione agli altri e sulla compassione. La compassione, in ultima analisi non è altro che la condivisione con altre persone di emozioni, esperienze e passioni sia positive che negative. Dal latino cum-patire. Questo è il punto chiave.

Molte scuole spiegano non solo che è importante la compassione e quindi l’amore per gli altri, ma invitano anche e condividere con essi la propria fede e/o la propria via spirituale per “dare anche a loro l’opportunità di cambiare”. C’è da dire inoltre che le scuole orientali sostengono il concetto di “karma” il quale (detto in estrema sintesi) è l’accumulo di azioni compiute da una persona nella passato e, per chi ci crede, anche in esistenze precedenti. Essendo il karma responsabilità in gran parte di ogni individuo va da sé che il cambiamento delle condizioni di vita, spirituali e mentali di una persona è in massima parte responsabilità di quella stessa persona. Senza dubbio il concetto è per lo meno accettabile.

Resta il fatto, anche tenendo conto di questo importante fattore (il karma), che la quasi totalità delle dottrine che ho elencato, per quanto interessantissime e illuminanti, spesso mi sembrano molto incentrate sulla persona e solo marginalmente nelle sue relazioni con il resto dell’universo. E, per quanto si affannino tutte a spiegare che l’ego è da ridimensionare e da tenere sotto controllo, sembrano quasi tutte molto interessate a migliorare le condizioni di vita, materiale e interiore, di individui facenti parte un élite di intellettuali-spiritualisti-praticanti. Ovvero, e qui comincio a venire finalmente al dunque, sembrano non troppo interessate alle condizioni deplorevoli e disastrose nelle quali versa ben più della metà della popolazione del pianeta. Di questo tema se ne occupano di solito le persone impegnate più che altro sul piano sociale, spesso politicizzate, ma non ultimi, questo va detto, i cristiani-cattolici. Sebbene io rifugga da questo sistema di credenze (e pratichi ben più volentieri il buddismo e lo yoga), la vita inaspettatamente mi ha portato a collaborare con preti e suore per quel che riguarda il tentativo di dare aiuto o per lo meno una mano a chi se la passa davvero molto, ma molto male.

Naturalmente è ben lontano da me il desiderio di fare apologia del cattolicesimo che trovo oltretutto un sistema truffaldino, arcaico e illogico. Considero inoltre la chiesa una multinazionale di ladri e corrotti affama-persone. Resta il fatto che le persone di fede in generale sono educate a prodigarsi per gli altri per lo più nell’ambito di questa dottrina e un po’ anche nell’ambito del buddismo. Mentre per quanto riguarda gli insegnamenti, in generale, di tutti gli altri, mi pare che l’interesse per il prossimo sia tutto sommato un accessorio anche se considerato importante. Per dirla tutta, molti dei meravigliosi e davvero illuminanti scritti di numerosi maestri mi sembrano spesso delle straordinarie seghe mentali.

A questa osservazione ci sono arrivato dopo numerosi anni di impegno in ambito sociale. Impegno che ho sviluppato sul piano dell’informazione, del lavoro manuale, dell’organizzazione e della raccolta di fondi per importanti progetti. In buona sostanza la conclusione è la seguente: la maggior parte delle persone sul pianeta, per tutta una serie di ragioni (perché no anche karmiche), non se la passa affatto bene. E le dottrine spirituali non sembrano così interessate a occuparsene a fondo. E chi pratica qualcuna di queste dottrine molto spesso è interessato a migliorare più che altro le proprie condizioni, quelle dei propri cari e del proprio entourage. Ovvero, per dirla con uno di quegli eufemismi a me molto caro, “di cambiare così a fondo da essere interessati a cambiare anche il mondo, guardando molto al di là del proprio naso, non gliene frega un cazzo a nessuno”.

Tutti parlano, a casa, al bar, in TV, al corso di yoga, in salotto, a letto, ma ben pochi agiscono. Troppo faticoso. Talmente faticoso che sono giunto a formulare una successiva ipotesi. Ovvero: mi sembra che l’amore deliberato possa essere una via iniziatica (anche se molto pratica e per l’appunto estremamente faticosa) volta alla riscoperta di se stessi e del vero senso della vita, addirittura superiore alle altre.

Parlo di amore deliberato (©maurovillone) e non, come si dice di solito, incondizionato, per la semplice ragione che, a mio parere, quest’ultimo non può esistere. Il motivo, a mio modo di vedere, è molto semplice. L’amore quando viene dato non può essere “incondizionato” poiché esiste sempre il motivo per darlo, anche nel classico caso di una madre nei confronti del proprio figlio, poiché per l’appunto si tratta di un amore profondissimo e fortissimo, ma dato proprio in virtù del forte legame che lega “naturalmente” le due persone.

Per cui “amore deliberato” mi sembra che indichi con maggior precisione la scelta di amare delle persone, magari pure sconosciute. Nemmeno in questo caso infatti si tratta di “amore incondizionato” poiché la scelta di amare è stata fatta deliberatamente con uno scopo: quello di crescere spiritualmente, di uscire dal proprio guscio di egoismo, oppure di provare la semplice soddisfazione di amare senza altri motivi pratici, sentimentali, biologici o comunque apparenti.

Per cui l’amore deliberato, il che potrebbe portarci, che so, a fare volontariato, oppure a cambiare radicalmente la nostra vita per dare “presenza”, soprattutto questa, ad altri (e perché no, anche a se stessi), o a qualsiasi altro tipo di impegno, avanzo l’ipotesi che potrebbe essere considerato una sorta di disciplina utile moltissimo alla propria vera crescita ed evoluzione di se stessi. Ma non dei se stessi altri dal prossimo, bensì dei se stessi interdipendenti da tutti gli altri, chiunque essi siano, in un cammino incredibilmente profondo e vero. Un cammino dove non esiste più alcuna differenza tra io, tu, alcuni altri, molti altri, sconosciuti, , animali, piante, aria, acqua, fuoco e rocce.

Si tratta solo di un’ipotesi, sia chiaro, la quale potrebbe non essere altro che un’ulteriore sega mentale di un nessuno qualunque quale io sono. Ma l’ho formulata per il semplice fatto che da alcuni anni le uniche cose o persone che mi fanno vibrare profondamente sono quelle rivolte a dare presenza a chi ne ha bisogno, nessuno escluso, compresi se stessi. In parole molto povere l’unica cosa che conta è l’amore, che nella nostra cultura viene di solito trattato come un interessante, anche se vitale, accessorio.

Ed è proprio la mancanza di esso che ci sta portando al cancro, alle malattie, all’abbandono, alla fine. E non il petrolio, i trasporti, il denaro, l’energia. Di questi ce ne sono a strafottere e dipendono da noi solo in minima parte. L’amore invece che è la nostra unica, vera e profonda funzione è la vera “Soluzione”.

L’Amore è figlio della Libertà, poiché solo una persona libera come un dio può concedersi il lusso di amare se stessi e gli altri e tutto l’universo, senza differenza alcuna. Naturalmente non io, che amo in modo maldestro e a volte informe, anche se mi sforzo di imparare quotidianamente a farlo.

Tutto il resto: renzusconi, chavez vari, putin, travagli-crozza, obami diversi, banche, puttane, militari e majorette non sono davvero che accessori, per non dire fuffa di secondo piano, dietro alla quale la maggior parte della gente spende la propria preziosa vita.

Per chi davvero vuole cambiare, non dico il mondo, basterebbe la sua umile esistenza, occorre invece davvero un coraggio da leoni per abbandonare la merda e onorare finalmente la propria vita, una volta per tutte, amando senza riserve se stessi insieme a tutto l’universo. L’unica Missione davvero Possibile.

Padre Renato abbraccia un transessuale dipendente da crack che vive abbandonato nella Cracolandia della Zona Norte di Rio de Janeiro

Padre Renato abbraccia un transessuale dipendente da crack che vive abbandonato nella Cracolandia della Zona Norte di Rio de Janeiro

Ivan Tanteri a Rio de Janeiro

Ivan

Ivan

Ivan Tanteri, grande attore e regista teatrale (soprattutto grande amico e creativo eccezionale). A breve arriverà a Rio a Para Ti e PARA TI Guest House per una “residenza d’artista” nella quale terrà una serie di Workshop di Teatro con bambini e adulti.
Il Teatro di Ivan si potrebbe definire “antropologico” o anche “territoriale”. Vive e osserva l’ambiente e i suoi abitanti entrandone in empatia, per diverse settimane. Infine crea un’opera teatrale sul territorio nel quale coinvolge le persone che vi abitano. Ha realizzato opere di questo tipo in tutta Italia. Tenteremo un esperimento simile nella favela dove operiamo di Vila Canoas a Rio de Janeiro.

Il lavoro pluridecennale di Ivan si sviluppa tra opere teatrali, direzione di festival (come quello di Rieti), interventi sul territorio. Para Ti opera sul territorio della favela di Vila Canoas e altre limitrofe a Rio da 25 anni. L’ambiente di favela è ricchissimo sul piano culturale e umano, basti pensare che il Carnevale e il Samba provengono da qui. La collaborazione tra noi e Ivan, ormai collaudata in diverse occasioni, ci permetterà di sperimentare il suo “teatro antropologico” su noi stessi, con i bambini del nostro centro Para Ti e con gli abitanti della favela. Si tratta di un ulteriore esperimento che, riteniamo, dimostrerà quanto siano fertili ambienti con poche risorse finanziarie, ma molte sul piano umano e creativo.

Anche viaggiatori, altri artisti, visitatori, collaboratori e volontari potranno essere coinvolti nel progetto.

Ivan in azione a Vila Canoas, in un intervento di qualche tempo fa

Ivan in azione a Vila Canoas, in un intervento di qualche tempo fa

Anestetici

Naomi Klein nel suo libro “No logo” spiega benissimo come sia congegnato il meccanismo di marketing-mix sociale-prodotti-servizi. In estrema sintesi dimostra come il sistema nel quale siamo tutti immersi, con i meccanismi di marketing, rimacini qualsiasi cosa gli venga a tiro. Prodotti, notizie, persino tragedie, orrori, droga, omicidi, ma anche buone azioni, amore, solidarietà. Insomma tutto. Grazie al marketing qualsiasi cosa diventa un prodotto-servizio da “vendere”. Vendere materialmente o semplicemente a livello ideologico o come spettacolo in TV. Prenderne coscienza è importante ed è per tale ragione che è fondamentale il libro della Klein, testo di riferimento ormai storico per il movimento no-global.

Il passo successivo, a mio modo di vedere, è rendersi conto che l’utilizzo di tutto questo funge da anestetico psico-sociale. Ma c’è di più. Chi in qualche modo, da grande maestro o anche in maniera sgangherata, cerca di chiamarsi fuori da questo meccanismo macina-idee e macina-persone, viene automaticamente escluso. Quasi come una legge non scritta, ma reale e dotata persino di “costanti”, come le leggi fisiche.

Chiunque sia un creativo ne sa qualcosa. Che scriviate, fotografiate, dipingiate, balliate o vi impegnate a creare in qualsiasi altra attività artistica, presto o tardi vi sarete resi conto che comunque occorre, anche un minimo, conformarsi al sistema, e riuscire a vendere quello che si fa. La mia risposta a questa situazione è stata quella (non dico perdente o vincente, perché siamo oltre, semplicemente è la mia) di creare per me stesso e per i pochi, o tanti non importa, che incidentalmente o su invito possono entrare in contatto con le mie creazioni (belle o brutte che siano, non è importante nemmeno questo).

Il marketing, di cui mio padre è stato il mio primo maestro negli anni ’70 del secolo scorso, è un’attività che mi piace moltissimo e, per certi versi, la considero persino artistica. Il problema è che risulta essere imprescindibile, se si vuole avere la sensazione di “esistere” sul piano sociale. Che ci piaccia o no, dobbiamo vendere. Per aggirare questo impasse ho attivato l’atteggiamento di cui sopra. Non mi interessa più essere nessuno o qualcuno, essere riconosciuto sul piano creativo o meno. Non dico che non mi faccia piacere, ma evito, come fanno in molti, di vivere per quello. Si tratta di una scelta pragmatica e concreta. Perché se ci si aspetta qualcosa dagli altri si diventa invariabilmente dipendenti da questi altri, cosa che non voglio fare.

Ma torniamo agli anestetici.

Per tenere le nostre menti sotto controllo il potere mondiale fa largo uso di anestetici di ogni tipo. Anzi, riesce a trasformare quasi tutto in anestetico e quando non ci riesce attacca ferocemente. Ma andiamo per ordine e vediamo cosa succede.

Il re degli anestetici è il mezzo televisivo. Lo dico per esperienza diretta, poiché mi piace moltissimo guardare la TV. Si tratta di un mezzo poco costoso, utile, versatile, che può rappresentare una interessante finestra sul mondo, specie oggi con cavi e satelliti. Ha lo sgradevole effetto collaterale di richiedere pochissima attenzione e poca energia. Asseconda la legge naturale per cui un organismo tende a ottenere il massimo di beneficio con il minimo di consumo. Davanti alla TV si possono fare altre cose: si può scribacchiare, fumare, sonnecchiare, pomiciare, pelare patate. Nel frattempo colori, movimenti, informazioni, comicità, lacrime, amore, odio, passano nella nostra mente. Nella migliore delle ipotesi ne rimaniamo appagati. Nella peggiore, come spesso accade, le nostre menti vengono “pilotate” verso un’idea anziché un’altra. A differenza di internet, altro anestetico, ma per lo meno un po’ interattivo, la TV non richiede sforzi e manovre di alcun genere.

Attraverso la TV si riesce a vendere altri anestetici, più che altro per ricchi e classe media. Li si convince di avere “davvero bisogno” di puttanate senza alcun valore tipo auto, pannolini, saponi, giocattoli, detergenti, scope, vestiti, firme di un altro, gelati, dolcetti, sofficini, merda alimentare di ogni tipo e oggetti inutili a vagonate. Usano senza ritegno valori come l’amore, la libertà, l’infinito per vendere fondi d’investimento, conti bancari, dentiere, auto, detergenti intimi. Vergognoso! Tutta questa roba fa “sembrare” che “viviamo” e ci fa invece vivere addormentati, convinti persino, a volte, di essere felici e “arrivati”. Dove non si sa, ma arrivati. Nella realtà tutto questo ci impedisce di passare tempo dedicandolo alle sacre attività della contemplazione e della meditazione. Che non sono solo stare a gambe incrociate e occhi chiusi pensando a un mantra. Ma significano fare di tutto con consapevolezza, qualsiasi cosa. Che so: guardare vostra madre negli occhi per 25 minuti in silenzio, tanto per fare un esempio a caso. Invece siamo tutti presi da un sacco di cose (cazzate) da fare, per realizzare questo e quell’altro, progettare quella roba e far fare al figlio quel corso. Intanto la Vita Vera passa senza che ce ne si accorga e la vera meraviglia, che consiste nello stare lì a guardare e a sentire e basta, rimane una chimera da guru sperduti chissà dove. Balle, si tratta di attività “normali” per tutti.

Invece tutti stanno lì a bocca aperta a vedere le prodezze di renzusconi e poi Crozza che lo prende per il culo, Travaglio che sa tutto lui, Santoro che fa il comunista incazzato con le milionate che prende di stipendio. E non si salva nessuno. Per intelligenti e in gamba che siano sono fagocitati e riciclati dal sistema che ne fa altri anestetici. Così i frustrati hanno il loro orgasmo domenicale guardando il genio Crozza (che anche a me piace moltissimo, sia chiaro) e se ne vanno a nanna felici e contenti, “tanto c’è uno furbo che sa come stanno le cose” e mica le manda a dire. Buon sonno a tutti. Nessuno che osi ribellarsi contro governi totalitari camuffati. Per i poveri, la maggioranza sul pianeta, le strategie sono diverse e sono due. 1- far diventare anche loro al più presto lurida classe medio-bassa con un po’ di potere d’acquisto. 2 –sterminarli con vari sistemi che vanno dalla droga a rendere impossibile la loro vita, oppure sfruttarli il più possibile come schiavi, oppure azioni umanitarie e raccolte di fondi dei quali loro poi non vedranno il becco di un quattrino.

Se ci pensate bene persino lo show-business (per l’appunto) è un calderone dove pure gli artisti sono utilizzati come anestetici. Da Claudio Villa a Michael Jackson, dai Rolling Stones a Patty Pravo, Arisa, Jovanotti, Led Zeppelin, tanto per citare alcuni nomi a caso. Ogni gruppo o cantante (miliardario o meno) ha il suo target e la sua clientela. Sono funzionali al sistema in qualità di anestetici, anche se loro non lo sanno (sebbene miliardari) e pensano di fare chissà quale controcultura. E contribuiscono a far stare buone le persone, con la loro dose (meritata per carità) di godimento. Persino artisti nati come “protestatori” come Bob Dylan o, che so, U2, si sono conformati al sistema del business. Musica fighissima per tenere buona gente tutto sommato sensibile e intelligente, ma che in fondo ci è cascata. Se ci fate caso artisti di grandissimo rilievo, più dissidenti di altri, non hanno avuto il successo che meritavano, come Peter Green dei Fleetwood Mac, uno dei più grandi chitarristi di blues di tutti i tempi, sparito nel nulla. Voleva rimanere coerente con le idee del blues e rimanere un artista “popolare”. E che dire di quelli morti: Janis Joplin, Kurt Cobain, persino John Lennon e altri, Jimi Hendricks, Jim Morrison, gli “irriducibili”. Di questi, gli ultimi due scomparsi giovanissimi in circostanze mai chiarite, il primo soffocato dal vomito, il secondo di infarto (a 27 anni). Vabbè che erano pieni di droga fino al midollo, ma come tutti gli altri. E guarda caso ci hanno lasciato le penne proprio questi che, benché macinati anche loro dal business, continuavano a dire ciò che pensavano. Su un altro fronte, completamente diverso, un grande imprenditore, come Enrico Mattei, che voleva fare “di testa sua”, morì misteriosamente. Lo stesso vale per personaggi televisivi “scomodi”, esclusi dal piccolo schermo per decenni o per sempre. La verità è che chi si impegna a svegliare invece che far dormire o rendere “felici e contenti”, disturba il sistema che vive galleggiando nell’oscurità e che ha bisogno di lavoratori/costruttori/padri-e-madri-di-famiglia-responsabili che non rompano troppo il cazzo.

Persino i nessuno qualsiasi, come me per esempio, che però dicono quello che pensano, e soprattutto pensano autonomamente, sono messi all’indice, ridicolizzati, al fine di risultare patetici e “fuori dal mondo”. Senza che ci sia bisogno di fare chissà che. Sono automaticamente espulsi dal sistema. Mentre persino un genio come Adriano Celentano è funzionale al sistema anestetico, proprio perché politically e socially correct. Parla per un paio di serate di fame e di bombe atomiche e tutto è risolto per qualche settimana.

È così che si perpetua il grande sonno mediatico, che ormai va avanti da secoli. E mentre in un lontano passato gente come Giordano Bruno veniva arsa viva, oggi personaggi come Mandela o, per esempio, grandi capi indios, marciscono lentamente in galera per decenni. Per poi venire utilizzati quando ormai innocui e più facilmente “vendibili” come eroi dal sistema mediatico. Tutto ciò che non è anestetico viene “lasciato a casa”. Siamo arrivati al paradosso che, mentre l’alcool e le sigarette sono monopolio di stato e merda farmaceutica per “dormire” viene persino venduta al banco, mentre la televisione “da nanna” l’abbiamo già vista, droghe come la marijuana, l’LSD e la cocaina sono vietate. È verissimo che il loro abuso devasta il cervello, e anch’esse sono spesso una via di fuga dalla libertà e verso una rassicurante, per quanto perniciosa, schiavitù, ma non di più del whiskey dei ricchi e della TV dei poveri cristi. Anzi, il divieto di assumere droghe, che peraltro in molte culture sono considerate sacre, deriva di più, non solo secondo me, proprio dal fatto che, come sostenevano i poeti della Beat Generation, se ben utilizzate possono aprire le “porte della percezione”, dando adito a mondi incredibili che le persone comuni nemmeno immaginano che esistano. Mondi ai quali senza dubbio si può accedere in maniera più salutare, e più faticosa, con la meditazione, il teatro, la danza, i sogni lucidi e diversi altri modi per modificare lo stato di coscienza.

La Verità, quella che rende liberi, è facile da nascondere, perché scomoda anche per chi vorrebbe “sapere” e “capire”. Meglio sonnecchiare, perché la verità rende liberi, ma riempie il cuore di sdegno, gli occhi di lacrime e la vera vita di vere responsabilità, in primo luogo verso se stessi. D’altra parte da adito a quella che sarebbe la Vera Felicità, quella della consapevolezza. Si tratta di qualcosa di non facile da accettare. Lo dimostra il fatto che dati come quelli che ogni tanto pubblico sulla strage, QUOTIDIANA!, di bambini e poveracci di ogni genere, reperibile da chiunque su internet, non interessano a nessuno. Men che meno ai media tradizionali, dove peraltro ogni tanto mi capita di scrivere. Ma svegliatevi tutti per Dio! Che la vita è breve e, alla fine di tutto, vi renderete conto che la scomoda verità e la coscienza Vera sono un modo di vivere ben più ricco e profondo e, alla fine, soddisfacente.

A meno che non vi piaccia continuare a sentirvi massaggiare con la vaselina dai vari Renzusconi, signori Obama i furbi, Cameron e Merkel varie, o cessi come Kissinger e compagni. Gente capace di sfruttare di tutto, dalla fame mondiale agli onesti lavoratori che si suicidano poiché sul lastrico, per le loro luride strategie di autopromozione. Ma tutto sommato in posizione prona, con giocattoli, dolcini da succhiare e teatrini mediatici da vedere, la vita non è poi così uno schifo. Se poi si hanno dei figli (cosa oggettivamente meravigliosa e quindi utilizzabile) si dispone dell’alibi più geniale, utilissimo per i “ricattatori” mondiali. La tua vita a 90° ha un senso poiché l’hai fatta e la fai per i Tuoi Figli. Senza renderti conto che così non fai altro che spostare il problema nel tempo all’infinito. I figli prima accetteranno, poi si ribelleranno, poi contesteranno e, alla fine, come da sempre accade per la “maggioranza”, si conformeranno. E così via, per sempre…

Ma l’inganno è talmente ben congegnato, antico e solido da rendere quasi impossibile uscirne e non accettarlo, poiché il cambiamento interiore è talmente grande e profondo da essere difficilissimo.

Solo quando ci si presentano i grandi cavalli neri della malattia, della perdita, della morte di una persona cara, della vecchiaia o della nostra morte, allora chi ancora possiede un po’ di lucidità e un po’ di energia, cerca disperatamente, alla fine, di cambiare rapidamente. Ma molto spesso è troppo tardi. Sono comunque frangenti nei quali si “va alla ricerca”. Pure queste sono situazioni che la piovra del sistema non dimentica di sicuro. E il meccanismo del marketing si presenta anche qui: con religioni precotte, farmaci, corsi di yoga, workshop di meditazione, laboratori per scoprire il vero “Sé”, sette e predicatori di ogni genere che, approfittando della fame di risveglio, riescono a vendere libri, CD, iscrizioni, partecipazioni, ritiri spirituali. Tutti elementi che se presi nel verso giusto potrebbero essere utili, ma con persone abituate più che altro a “comprare” e a “farsi convincere” ridiventano il più delle volte altri anestetici che rendono forse più vivibili gli orrori della malattia, della vecchiaia e della morte, ma non cambiano nulla in profondità.

Come fare allora? – mi direte voi. E io che cazzo ne so. Sono un nessuno qualunque come ben sapete. Posso solo dire che la mia esperienza personale è passata attraverso di tutto, la malattia, acuta e cronica, l’orrore della perdita, la morte di persone care, il cancro di persone ancora più care, il coma, la solitudine, l’ostracismo, il tentativo del sistema (come fa con tutti) di farmi sentire un nessuno. Mi sono sentito come una merda persino diversa dalle altre merde e per questo ancora più solo e puzzolente. Ma alla fine ho vinto. Una vittoria di certo non eclatante e “poco vendibile”, passata attraverso la semplicità di cose come la contemplazione della meraviglia che c’è già (e stanno tentando di distruggere in ogni modo), la fede (nella vita, e non in Dei con il triangolo in testa e la barba bianca o il tridente in mano), ma soprattutto l’Amore. Quest’ultima una parola abusata che a volte fa anche un po’ ridere, altre volte mette in imbarazzo. Invece è l’unica vera realtà.  Forse per molti di noi (me compreso sia chiaro) da “imparare” e da sviluppare. Ciò che davvero è importante, e che stanno cercando di sommergere con un mare di merda, non sono altro che l’amore e le relazioni umane. Nient’altro. E dal momento che amore, sentimenti e la ricerca del bene sono per chiunque la stessa cosa, quello che alla fine ne emerge sono un’infinita compassione, e una gigantesca risata. Viviamo già tutti in un universo d’amore. Siamo immersi fino al collo nell’amore, bisognosi di darne e di riceverne, per biechi e deplorevoli che possiamo essere, e perdiamo il nostro tempo nel sembrare, nell’avere, nel possedere, nell’odiare quelli che crediamo essere di volta in volta i veri responsabili del nostro fallimento. Mentre i veri responsabili siamo sempre e solo Noi. Noi, i veri Dei, le vere coscienze di questo universo inspiegabile e meraviglioso. I veri primi destinatari del nostro amore infinito: Noi Stessi. Andate davanti a uno specchio, guardatevi e dite: “Io sono l’universo, così come lo sono tutti gli altri. Io, noi, siamo frattali di Dio. Noi siamo la meraviglia, siamo tutto, perché il tutto è in noi. Noi siamo il prodigio della Coscienza. BASTA CON GLI ANESTETICI!

Solo persone “consapevoli” possono vincere il male e il circolo vizioso di finzione nel quale ci troviamo, nessuno escluso. Solo così potremo superare l’impasse che ci attanaglia da secoli e accedere, una volta per tutte, e senza sensi di colpa, all’autonomia, alla libertà, alla vera essenza della Vita. Tanto semplice, quanto incommensurabile.

Mauro Villone

Pescatore - Nord Brasile - ©mvillone

Pescatore – Nord Brasile – ©mvillone