Il lato oscuro…non solo del Brasile

Ragazzo Indio, Rio de Janeiro, Feira nordestina - Foto: ©mvillone

Ragazzo Indio, Rio de Janeiro, Feira nordestina – Foto: ©mvillone

Potrebbero tranquillamente essere le farneticazioni di un pazzo, me ne rendo conto. Ma se avrete la compiacenza di leggere fino in fondo potreste anche convenire con me che quanto prospetto potrebbe essere per lo meno possibile. Un comunicato stampa di Survival mi ha indotto ad anticipare leggermente un argomento di cui volevo comunque parlare e che ho già affrontato. Si tratta di un tema importantissimo che io ritengo addirittura fondamentale, ma misconosciuto e, addirittura, strategicamente passato sotto silenzio. I media di solito, oltre alle notizie che DEVONO essere sottolineate sul piano politico, devono anche fare i conti con quanto riguarda la fornitura di altre notizie che servono alla audience. Così apparecchiati è ovvio che avvenimenti fondamentali, magari non eclatanti sul piano del sensazionalismo o che non hanno troppo a che fare con le tasche dei lettori e che, per giunta, avvengono silenziosamente tutti i giorni, finiscono in genere nel dimenticatoio. Fino a quando non arriva un “esperto” che spiega che la situazione è grave o fino a quando non si muovono organismi di altissimo rilievo che DECIDONO che per tre giorni si deve parlare di quella cosa lì.

Venendo al dunque il tema di cui voglio parlare è lo sterminio sistematico di popolazioni indigene. Parlo soprattutto del Brasile solo perché mi trovo qui e solo perché Survival ha sollevato la questione brasiliana, ma lo sterminio sta avvenendo in tutto il mondo. È ovvio che, se le notizie che sembrano importanti sono, che so, Piersilvio che spiega come la sua presenza sia più importante a Mediaset che in politica, non potranno certo essere degli indigeni. Come quattrocento anni fa grazie agli spagnoli sono state cancellate dalla faccia della terra sapienze millenarie come quelle Inka, Maya e Azteche, oggi, grazie a tutti, viene cancellato quel che resta di aborigeni di ogni dove poiché non servono assolutamente a nulla. È ovvio. Se Mediaset, che vende fuffa, pubblicità e illusioni di ogni genere è importante (e in parte occorre riconoscere che lo è veramente, per lo meno perché dà da mangiare a innumerevoli famiglie, anche se sarebbe solo bello se parte di tutte queste energie fossero rivolte a temi DAVVERO importanti), gli indios non possono esserlo di sicuro. Naturalmente chiunque ha il sacrosanto diritto di mettere in dubbio questa visione. Io sono fra quelli. La ragione è semplice. La cultura occidentale, con tutta la sua tecnologia e le sue scoperte e i suoi premi Nobel (inventati da uno che produceva dinamite) non può essere in grado, da sola, a mio modo di vedere, di far fronte alle difficilissime sfide che ci attendono in futuro. Il fallimento della cultura tecnologica (presa da sola si intende) nella gestione del pianeta si è rivelato fallimentare. Chi non è d’accordo per coerenza dovrebbe farsi un bagnetto nel Pacifico non lontano da Fukushima, tanto per fare un esempio.

Il rapporto con gli altri, con l’ambiente, con le energie telluriche e sottili che hanno certe popolazioni arcaiche è a dir poco, ancora tutto da indagare. Antropologi e studiosi di sociologia e religione di altissimo calibro hanno più volte sottolineato questo problema. Il grande studioso di storia delle religioni Mircea Eliade sosteneva che “occorre riscoprire, grazie all’approfondimento di conoscenze indigene e arcaiche, quello che ancora resta di mitico in un’esistenza moderna”. Alcuni brasiliani pare la pensino diversamente. Secondo Survival durante un incontro pubblico lo scorso novembre il deputato Luis Carlos Heinze fece commenti razzisti contro gli Indiani del Brasile, gli omossessuali e i neri. Un altro membro del Congresso, Alceu Moreira, aveva poi invitato a sfrattare i popoli indigeni che cercano di rioccupare i loro territori ancestrali. Heinze, Presidente della Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati, ha dichiarato che “il governo… se la fa con i neri, gli Indiani, i gay, le lesbiche e tutti i perdenti. È per questo che vengono protetti e stanno controllando il governo.” (Ma dove? Che il governo è il primo a discriminarli, anche in vista di Mondiali e Olimpiadi – Corsivo mio).

Nel corso dello stesso incontro il deputato Alceu Moreira aveva invitato gli allevatori brasiliani a vestirsi “da guerrieri” e impedire che “truffatori come questi [probabilmente i sostenitori degli Indiani] mettano anche solo un piede nelle vostre proprietà. […] Riunitevi e formate grandi masse, e quando necessario sfrattateli [gli Indiani e i neri]!” I due deputati fanno parte della potente lobby agricola anti-indigeni, che sta facendo pressione sul governo per l’approvazione di una serie di leggi controverse che indebolirebbero drasticamente il controllo degli Indiani sui propri territori. In una lettera al Ministro della Giustizia brasiliano l’APIB, Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile, ha affermato che queste offese fanno parte di “una terribile campagna di discriminazione, razzismo e sterminio dei popoli indigeni.”

I cambiamenti in discussione al Congresso sarebbero devastanti per le tribù brasiliane come i Guaranì, che hanno già perso gran parte delle loro terre a causa degli allevamenti e delle piantagioni di canna da zucchero. I membri della tribù subiscono le violenze dei potenti proprietari terrieri che spesso assoldano sicari per sfrattarli dalle loro terre e assassinare i loro leader.

“I sicari ci minacciano e vogliono ucciderci” ha detto un uomo Guaranì. “Vogliono portarci all’estinzione.” Sembra che la campagna elettorale del deputato Heinze sia stata finanziata dalla Bunge, il colosso dell’industria alimentare USA che compra canna da zucchero dalle terre rubate ai Guaranì.

Questo quanto riporta Survival. Posso aggiungere di mio, quale testimone diretto, che il governo dello stato di Rio de Janeiro, capeggiato da Cabral, non ha alcun rispetto degli indios e della loro situazione, trattati come animali infestanti. La stessa cosa avviene in Amazzonia e altri territori. Ma non basta. È ormai noto come esperti internazionali siano d’accordo nel ritenere la guerra alla droga in Sudamerica una battaglia persa nella quale ormai sono coinvolti, con i narcotrafficanti, governi, ministeri e persino frange della stampa ufficiale. Il crack, droga devastante di cui ho avuto modo di parlare più volte, si sta diffondendo nei villaggi indios più sperduti dell’interno del paese. Parrebbe essere una strategia di distruzione sistematica di intere popolazioni, poiché dal crack finora nessuno ha mai fatto ritorno. La sostanza è che in Brasile e in tutto il Sudamerica (ma anche in altre parti del mondo) si vanno irrimediabilmente perdendo, oltre che delle persone (se vi sembra poco…), intere culture, conoscenze, strategie, tecniche. Naturalmente tutto questo non “fa notizia” specie se a fare notizia sono Piersilvio, Balotelli e una nostra delegazione che, a capo chino, va a mostrare i quadernetti con i compitini fatti alla Germania. O ancora i problemi come la Crimea, ormai secolari, che non sono altro che la fase successiva al mancato interesse vero per le istanze dei popoli. Il risultato finale, incredibilmente, mentre tutti sono concentrati (in parte giustamente, ci mancherebbe) sull’economia italiana o del proprio paese, per non perdere privilegi vari e l’auto nuova in leasing, ci sono ragazze che si prostituiscono, bambini che picchiano e insultano i genitori, la droga e l’alcol dilaganti tra i giovanissimi. Sta accadendo anche in paesi fino a poco tempo fa relativamente al sicuro da questi problemi proprio perché arretrati economicamente e quindi non facile preda del “è tutto dovuto”. Ma questi stessi paesi stanno cambiando, con lo sterminio di popoli e culture che avevano le loro regole e le loro tradizioni, sostituite dalla cultura dell’i-phone e del vuoto culturale. Possedere oggetti sembra più importante che acquisire cultura e valori. Non occorre essere dei grandi sociologi per rendersi conto che la mancanza di rispetto per i popoli nativi non è che una delle cause del nulla verso il quale ci muoviamo. Ma tant’è. Bastano un paio di guitti catodici che prendono un po’ in giro quel politico e quell’altro e tutto va a posto. Basta fornire l’uomo forte quando nessuno sa più dove sbattere la testa e per un po’ ci si illude di stare tranquilli. Ma non durerà. Non può durare perché esiste un momento nel quale i nodi vengono al pettine e ci si dovrà rendere conto che il benessere non sta nel produrre tanta canna da zucchero e tanto petrolio per fare tanto carburante per andare di qua e di là senza meta. Lo so sembrano solo idee pseudoalternative di gente poco credibile che non ha i piedi per terra e non si rende conto che sono l’energia e il denaro che servono per tirare avanti. D’altra parte esiste qualche possibilità, concedetelo, che quando le persone “giuste” si accorgeranno che la tecnologia, da sola, avrà creato un mondo un po’ più confortevole per qualcuno, ma totalmente senza sogni per quasi tutti, forse, potrebbe essere tardi.

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