Via di qui

©mvillone

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Contrariamente a quanto sostengono saggi catodici da 5 milioni di euro l’anno per il loro giornalismo lecchino e politically correct io ritengo che, specie per i più giovani, sia meglio alzare i tacchi da questo paese fallito. Anche solo temporaneamente. E questo per due ragioni. La prima è la solita e la conoscono tutti: si deve mangiare tutti i giorni, una, magari due, forse addirittura tre volte al giorno, e poi pagare altri servizi di diverso tipo dall’abbigliamento alla corrente elettrica. In secondo luogo non solo viaggiare, ma anche permanere all’estero per un periodo più o meno lungo apre la mente oltre ogni immaginazione.

Quindi piuttosto che marcire disoccupati a guardare in TV le facce grigie dei ladri che pretendono di governarci e che vomitano sempre le solite panzane inutili, meglio fuggire (con ragionevolezza) e dimostrare a se stessi e a questa banda di rincoglioniti che gli italiani giovani e meno giovani sono in grado di vivere bene ovunque. Anche in Italia, una volta che ci saremo liberati di auto blu, stipendi di parlamentari assurdi e spese inutili mal distribuite per salvare non un territorio ormai devastato, ma il culo incollato alla cadrega dei soliti noti, nessuno escluso.

Non sono in grado di realizzare un manuale sulla fuga all’estero, anche perché andarsene non è così semplice, ma alcuni suggerimenti ragionevoli posso darli.

Così mentre le tasse qui sono arrivate a strozzare le aziende con alcune punte che pare arrivino al 73% (comunicazione verbale di alcuni amici eroici imprenditori), si può pensare di fare almeno dei tentativi di sortita. Nella peggiore delle ipotesi invece di immaginare che alito devono avere i tizi che dicono di essere “onorevoli” e che infestano i programmi televisivi, si sarà fatta un’esperienza di alcuni mesi. Prima di parlare del Brasile, che conosco meglio, voglio raccontare un’altra cosa. Due figli di due famiglie di amici sono andati a studiare e vivere all’estero. Uno di loro, senza che avesse alcun aggancio particolare, adesso lavora a Londra nel settore musicale come fonico e organizzando eventi. Se la spassa. L’altra, giovane studentessa figlia di una famiglia mista italo-danese, è andata a studiare a Copenaghen, da dove non ha più chiesto un soldo ai genitori. Come? Lo stato la sostiene, come dovrebbe fare uno stato degno di questo altisonante nome e come a tutti gli altri studenti dell’UE, con 600 euro al mese e servizi vari, che lei integra con un lavoro serale in un locale. In sostanza, come numerosi altri studenti con le palle, lavora e studia con profitto facendo inoltre un’impagabile esperienza di Vita.

Forse è giunta l’ora di togliere ai ladri che rubano i nostri soldi la soddisfazione di raccontare in giro che i ragazzi italiani sono mammoni. Senza dubbio questa tendenza c’è, ma non si tratta di un’etichetta indelebile. Anzi forse proprio il disastro dove ci troviamo è l’occasione giusta per cambiare molte cose, inclusa questa.

Venendo al Brasile, che sembra sia la mecca economica del momento, occorre sapere alcune cose. In primo luogo il boom economico che sta vivendo il paese è senza dubbio comodo, ma in gran parte fasullo. Ne riparleremo dopo gli eventi olimpici del 2016, per ora andiamo avanti.

Nonostante la realtà o meno del traballante impianto economico di tutto il pianeta bisogna, come detto in apertura, mangiare, anche se espatriare è difficile.

Il Brasile, manco a dirlo, non ha rapporti profondamente meravigliosi con l’Italia, per diverse ragioni. Per cui il visto ottenibile alla dogana vale solo tre mesi l’anno, ai quali se ne possono aggiungere tre dopo un’assenza di altri tre mesi. Ma ci sono diverse soluzioni legali per prolungare la permanenza. I giornalisti per esempio possono avere il visto di un anno, mentre i volontari possono stare nel paese due anni. Tecnici, operai specializzati, manager specificamente richiesti da un’azienda in loco hanno la possibilità di fermarsi a lungo. Ma al di là delle specifiche normative, che si possono trovare sui siti dedicati, occorre sapere quali sono le reali opportunità per chi decide di tentare strade alternative a farsi ammazzare di inedia in Italia.

Ho molti amici musicisti e artisti che hanno trovato possibilità, se non certo di arricchirsi, di muoversi agevolmente. Persino i fotografi, che in Europa hanno visto piano piano erodere il proprio mercato fino all’osso, possono tentare ragionevolmente di vendere le proprie foto, nonostante la globalizzazione delle agenzie on-line.

Esporre qualsiasi cosa è difficile ovunque, ma almeno in Sudamerica si può parlare con dei galleristi senza avere invariabilmente la sensazione di monologare con un muro di gomma snob e perduto nel suo delirio egoico.

Lavorare nei locali è possibile per la semplice ragione che in Brasile pur non mancando ovviamente mano d’opera, manca invece quasi totalmente la preparazione per affrontare certe situazioni, incluso il fatto di trattare con dei clienti in un ristorante e molte altre cose. Ma ragazzi italiani preparati e volenterosi possono affrontare senza dubbio molte situazioni.

Mi fermo qui per non fare un elenco che poi potrebbe lasciare il tempo che trova essendo le specifiche situazioni sempre tutte diverse.

La sostanza è una. Mi fa pena vedere ragazzi dai 20 ai 70 anni, in gamba, diplomati e spessissimo laureati, senza lavoro e a dipendere dai genitori o dagli antenati, e a languire in un paese ingrato, governato da inetti, che sarebbe una miniera d’oro soprattutto per la cultura e il turismo (affronterò il tema in un prossimo articolo) e che invece non è nemmeno capace di orientare i suoi figli e dare loro sostegno, se non economico per lo meno logistico o culturale o affettivo. Invece niente. Anzi, se ti salta in mente di aprire un’attività, magari anche grazie all’aiuto dei tuoi genitori che si sono spaccati la schiena per quarant’anni, devi pagare le tasse ancora prima di cominciare per mantenere dei bastardi che dicono di governare e non hanno nemmeno idea di cosa accada per le strade del loro paese. Ma davvero non hanno idea.

Ragazzi il mondo non è tutto uno schifo, nonostante le enormi difficoltà e la povertà che si va espandendo ovunque, opportunità ce ne sono, anche se non è facile. Ma la volontà è qualcosa che può farci vincere una battaglia che, secondo ogni calcolo, si dovrebbe perdere. Se riuscite a credere anche solo per un attimo provateci. Nella peggiore delle ipotesi avrete fatto un’esperienza per crescere e avrete dimostrato ai soliti stronzi che ce la potete fare, mentre loro, senza di voi, alla fine non ce la faranno. E si cambierà.

(Mio padre insiste che dovrei scrivere meno parolacce. “Non ne hai bisogno”, dice). Invece sì. Ora mi sento meglio.

Per ulteriori info: mauro.villone@gmail.com

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