Incontri ravvicinati – UFO nel nord del Brasile

Notte su Barreirao

Notte su Barreirao. Di solito queste foto notturne si fanno col cavalletto che io uso pochissimo. Preferisco usare alte sensibilità (in questo caso 3200 ISO) e stare il + fermo possibile. L’immagine ovviamente risulta più sgranata, ma non mi dispiace.

Tempo fa scelsi il Maranhao, stato del nord-est del Brasile, come meta preferenziale per alcuni nostri viaggi, per via delle sue caratteristiche selvagge e di forte tradizione culturale. Si tratta di un’area in gran parte disabitata dove, nelle zone rurali, è ancora molto facile imbattersi in carri trainati da buoi e dove l’agricoltura, insieme alla pesca sono ancora piuttosto primitive. Da alcuni potrebbe essere considerata una zona “arretrata”. Per me e anche per gran parte della popolazione locale, si tratta invece di un’area fortunatamente non ancora devastata da logiche di mercato e di sviluppo tecnologico che, ahimè, prima o poi, determineranno la fine di una cultura e un’economia arcaiche. Ma il tema di cui voglio occuparmi in queste righe questa volta non è di carattere sociale o per lo meno non direttamente. Tralascerei dunque considerazioni di carattere filosofico e sociologico, mentre la descrizione del luogo serve solo per illustrare quella che è l’atmosfera nella quale lì ci si muove. Nelle zone rurali i villaggi sono distanti uno dall’altro e immersi in una fitta foresta per lo più di palme, ma anche di altri alberi tropicali. La popolazione del luogo è una mescolanza di caucasici, afroabrasiliani e, soprattutto, indios. Spesso questi ultimi utilizzano ancora costumi e usanze locali. La natura è incontaminata e mozza il fiato. Le coste sono molto frastagliate, ricche di foci di fiumi e lagune. Le maree molto grandi. Quando c’è la bassa marea si può camminare da quella che di solito e la spiaggia per molti chilometri e molte ore prima di raggiungere il mare. Si tratta di luoghi davvero incredibili.

La bassa marea a Pericaua

La bassa marea a Pericaua

La barriera corallina si estende molto al largo e, sebbene potrebbe essere una meta prelibata per i subacquei, vive del tutto indisturbata a causa di forti correnti che impediscono la navigazione sicura i quelle acque. E’ resa ancora più interessante dai numerosi relitti di chi ha osato incrociare in quelle acque. Gli unici che si avventurano al largo sono esperti navigatori locali e pescatori. E sono proprio questi ultimi ad avermi informato di avvistamenti molto strani che avvengono in quelle acque ormai da anni. Alcuni di questi avvistamenti sono, con una certa frequenza, molto ravvicinati.

La prima volta che visitai il Maranhao risale ad alcuni anni fa. Mi recai per prima cosa nel Lençois. Letteralmente significa “lenzuoli”. È quello che ricorda l’aspetto di un esteso territorio caratterizzato da dune di sabbia bianchissima tra le quali, dopo la stagione delle piogge, si trovano laghi di acqua cristallina, ognuno con un colore diverso. Si tratta di un paesaggio davvero straordinario, preso sempre più di mira da un turismo mordi e fuggi. Un turismo che, invece di invitare i viaggiatori alla lentezza e alla meditazione, in armonia con questi luoghi, li porta a rapide escursioni con potenti lance e motoscafi. Il solito napalm che lascia regioni e viaggiatori un po’ più poveri di prima, anziché più ricchi.

Per fortuna non tutta l’area è così, ma nella mia ricerca di profondità, lontananza e verità, trovai gli abissi dove i sogni si confondono con l’assurdità di spazi sempre più irreali a molti chilometri di distanza da qui, a nordovest rispetto alla caotica capitale Sao Luis.

Sebbene sia tendenzialmente nomade, insieme alla mia compagna ci siamo innamorati di questo posto. Così nei pressi di un villaggio chiamato Pericaua, fatto per lo più di capanne di bambù e fango e di gente che non si sente mai sola perché dice di vivere con Dio, ci siamo fatti costruire una baracca di legno, con le tecniche usate dai pescatori indios.

Non ci è voluto molto tempo di sicuro per trovare molti nuovi amici. Tra questi Dona Vanja e la sua famiglia. Tra di loro suo figlio Marcus, che ha dodici anni, e suo marito Mauricy. Mentre Vanja ha una pousada, dove dà da mangiare e da dormire ai non troppo frequenti viaggiatori, Mauricy fa il pescatore. Ed è proprio lui ad avermi raccontato cose molto strane su quei luoghi.

Mauricy è appassionato del mare e del suo lavoro. È una professione complessa che richiede notevoli conoscenze. Non si tratta solo di andare in mare con una barca o gettare una rete. Bisogna conoscere il mare, le maree, le onde, i venti, le imbarcazioni, le vele, i motori, le tempeste, le stagioni, i pesci, i compagni di lavoro, la luce, i giorni, le notti, il buio e, soprattutto, se stessi e la solitudine. “Spesso – mi racconta Mauricy – quando mi trovo in mare aperto sono preso da un’euforia mistica che non mi so spiegare. E spesso, non ho nessuna voglia di tornare sulla terraferma. Come se volessi perdermi per sempre nel buio e nell’oceano”.

La sua sensazione è condivisibile in un posto dove il silenzio permette di affacciarsi su abissi della cui esistenza prima si poteva solo sospettare. Nelle giornate o nelle notti di luna piena durante la bassa marea ci si può avventurare per chilometri e chilometri su pianure e dune di sabbia di solito nascoste dall’oceano, occorre solo calcolare bene i tempi per non farsi sorprendere dal repentino ritorno dell’acqua, quando la marea risale, molto velocemente. In un silenzio così totale da permettere di sentire il fruscio di coppie o gruppi di uccelli che passano velocissimi. Un fruscio acuto, quasi come un fischio. Anch’essi come ipnotizzati da quel paesaggio assoluto. Uccelli straordinari dai piumaggi più improbabili, dal bianco puro al rosso vermiglio. Il luogo è ancora così incontaminato da permettere la sopravvivenza di una pesca primitiva, fatta di raccolta di molluschi, granchi e gamberetti.

Pescatore di pericaua

Pescatore di Pericaua

In questo paradiso i pescatori professionisti, come Mauricy, possono ancora permettersi di vivere del loro lavoro e di farlo volentieri, con molto amore. Così volentieri da passare in mare aperto diversi giorni e diverse notti di seguito.

“In queste notti – ci racconta Mauricy – è ormai una consuetudine da anni, per noi pescatori, vedere spessissimo all’orizzonte delle piccole luci che si spostano. Non sappiamo cosa siano e non possono essere altre barche poiché si vedono sopra l’orizzonte. Non sono stelle poiché sono in movimento e non possono essere aerei poiché si spostano avanti e indietro. Nemmeno elicotteri poiché non si sente alcun rumore e d’altra parte non avrebbe alcun senso una flotta di elicotteri al largo di un posto ai confini del mondo e in mare aperto.”

Ma non finisce qui. Una sera, davanti a un piatto di pasta all’italiana da me cucinato e in compagnia di pochi amici lo convincemmo a raccontarci di più su questa storia. E lui continuò: “Di queste cose non ne parlo troppo volentieri con nessuno perché mi fanno paura e perché temo di essere preso per pazzo o per un mitomane. Più di una volta, anche di recente, è successo che quelle luci si siano avvicinate. Sebbene in genere in mare non abbiamo paura di niente, nemmeno del buio – come vi dicevo addirittura a volte siamo come rapiti dal desiderio di non tornare – quando accadono certe cose ci spaventiamo parecchio, perché non sappiamo cosa siano. Due o tre volte ci è successo di trovarci impietriti dal terrore quando le luci ci hanno raggiunti. Nel silenzio totale. Una luce grande, accecante, come proveniente dal basso di un qualcosa di volante, ha stazionato per un certo tempo, non saprei dirti quanto, forse qualche minuto, sopra la nostra barca. Eravamo in cinque o sei uomini abituatissimi a stare per interi giorni e notti in mare. Terrorizzati. Io sono rimasto paralizzato, non riuscivo più a muovermi. Ricordo solo che uno o due di noi si sono buttati in acqua in preda al panico. Forse qualcun altro si è rifugiato sottocoperta o sul ponte della barca coprendosi la testa. Orribile. Nessuno sa di cosa si tratti. Non ne possiamo parlare con nessuno perché ci prenderebbero per pazzi, lo dico a voi perché mi fido e vi interessano queste cose. Ma a parlarne con la polizia non ci penso nemmeno.”

Mauricy

Mauricy sulla sua barca.

In effetti io sono enormemente interessato all’argomento, che seguo da anni, insieme a tutta un’altra serie di fatti misteriosi e inspiegabili. Al di là del fascino del mistero in sé il mio interesse è anche dovuto alla mia ricerca sul tema della libertà, per la seguente ragione. Gran parte del sistema che ci schiavizza è basato su una quantità di dogmi e credenze che, se molti dei fatti che sto studiando e sui quali sto raccogliendo documentazione fossero veri, la visione odierna della realtà ne uscirebbe totalmente sconvolta. Ma non divaghiamo e andiamo avanti.

“Di cosa pensi potrebbe trattarsi Mauricy?” – gli chiedo.

“Non ne ho idea, ma posso dirti un’altra cosa. Nelle foreste qui intorno, specie in passato era abbastanza consueto per i contadini trovare carcasse di animali, specialmente cani, abbandonate, con la scatola cranica integra, ma completamente vuota. Nessuno sapeva cosa pensare anche perché chi vive qui è gente umile e non sono certo intellettuali o ricercatori. Puoi chiedere in giro e te lo confermeranno, anche se nessuno ne parla troppo volentieri.”

È così. Molti sanno di questi ritrovamenti, ma non hanno troppa voglia di parlarne.

Il Brasile comunque in generale non è affatto nuovo agli avvistamenti e ai contatti UFO, che a volte hanno coinvolto anche l’esercito. Neanche a farlo apposta nella zona, a una certa distanza sul piano dei trasporti terrestri, ma vicinissimo sul piano aereo, si trova la base aerospaziale brasiliana di Alcântara, pochi chilometri a ovest della capitale del Maranhao, Sao Luis.

Centro de Lançamento de Alcântara :: CLA:  http://www.cla.aer.mil.br/

Si tratta di una base creata nel 1989 proprio in questa zona molto poco battuta e popolata, per poter realizzare i lanci di satelliti senza dare disturbo a zone urbane vicine. Almeno questa è la spiegazione ufficiale. La base aerospaziale potrebbe non entrarci per niente e potrebbe trattarsi solo di una coincidenza. Personalmente dubito che tra le due cose ci possa essere una relazione, anche perché la base spaziale ha interessi militari, aerei e tecnologici. Quale interesse potrebbe avere per delle barchette di pescatori o per reperti biologici che peraltro chiunque si potrebbe procurare dove vuole e in altro modo?

La storia è molto strana e affascinante. La cittadina di Alcântara è in teoria una meta turistica poiché molto interessante sul piano archeologico e culturale, ma in realtà si tratta di un luogo estremamente suggestivo dimenticato da tutti. Ci arrivano per lo più viaggiatori di tanto in tanto più che turisti, anche perché le spiagge sono quasi inesistenti. Abbondano ancora invece curanderos indios e Pajè, i santoni del Candomblé.

In sostanza, nella zona, tutto è avvolto come da una misteriosa atmosfera ovattata.

A breve mi recherò di nuovo sul posto per soggiornare nella mia baracca nella solitudine, rotta solo dai pochi abitanti della spiaggia. Cercherò di indagare ancora.

la nostra baracca a Pericaua

La nostra baracca a Pericaua

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