Per un maledetto dollaro al giorno

La lurida bufala del famoso dollaro al giorno

Bassa marea

Bassa marea

Nella enorme quantità di panzane che ci vengono riversate ogni giorno addosso ce n’è una che merita un attimino di attenzione particolare: quella della “soglia del dollaro al giorno”. Perché dollaro e non euro o peso o rupia non si sa, ma possiamo immaginare che il dollaro per gli sparapalle vada bene poiché è la moneta usata dai dominatori. Quindi accettiamolo come buono così non perdiamo tempo.

Ora comunicherò le mie riflessioni personali, come di consueto basate su prove ed esperienze dirette ripetutamente avute nel settore. Si tratta sempre e comunque solo di riflessioni e domande più che di certezze e di risposte.

Un dollaro al giorno sono 30 dollari al mese che, se si vive in coppia, diventano 60 dollari. In Brasile si tratta di circa 122 Reali, mentre in india sono 3300 Rupie, che sono una bella cifra. Una famiglia di quattro persone fa 120 dollari, e così via. Una delle esperienze da me vissute in questo senso ha avuto luogo nel Maranhao, nord del Brasile. Dico “ha avuto”, ma sarebbe più corretto dire “ha”, visto che sul luogo mi ci reco ogni tanto tuttora. Si tratta di una ricerca work-in-progress attualmente in atto. Sostanzialmente la storia e questa. Alcuni anni fa bighellonando in auto per lande totalmente al di fuori di qualsivoglia itinerario turistico, come spesso facciamo io e la mia compagna, ci siamo imbattuti in una sorta di paradiso terrestre dove il tempo, se ne esiste uno, viene scandito dalle maree. Gli abitanti del posto vivono di pesca e agricoltura, poca pastorizia. Uccelli dal piumaggio straordinario e inconfondibile colorano le foreste e i corsi d’acqua per poi ritrovarsi la sera, come vuole la leggenda, tutti insieme in un isolotto dove il gruppo di volatili impedisce a ogni nuovo arrivato di posarsi sui rami degli alberi se non si è lavato prima per bene le zampette. Anche se il punto nel caso specifico non sta nella bellezza del paesaggio, ma nella semplicità della vita e nella quasi assenza del bisogno di danaro, si tratta di una delle tante meraviglie che ancora resistono sul nostro pianeta.

Guarà, straordinari volativli dell coste nord del sudamerica

Guarà, straordinari volatili dell coste nord del Sudamerica

Alle spalle di questa meraviglia, nella foresta si trova un villaggio arcaico fatto di case di terra e bambù e qualche casa di mattoni. Poco lontano, nell’entroterra, un villaggio più moderno, testa di ponte del capitalismo che qui ha portato una quantità di cianfrusaglie utili e inutili per rimuovere dalla loro dolce pace atavica gli abitanti più selvatici. Il capitalismo “crea il bisogno”, lo sappiamo tutti.

I selvaggi che “resistono” sono quelli che amiamo frequentare e “abitano” in case di bambù e fango e in baracche di legno istallate come palafitte sulle spiagge battute dalle maree. Di queste baracche ce ne siamo fatte costruire una: sono spettacolari, confortevoli e non costano praticamente nulla. Il legno si trova nella foresta, la manodopera si paga oppure si onora con il baratto: lavoro vs lavoro o lavoro vs beni. Noi abbiamo preferito pagare, non avendo beni che potessero interessare gli indigeni.

Si costruisce una casa di bambù e fango. Il buco nel terreno sarà riempito da rifiuti organici per fare un orto.

Si costruisce una casa di bambù e fango. Il buco nel terreno sarà riempito da rifiuti organici per fare un orto.

Una volta in possesso della baracca la si rende confortevole con l’Amore e con oggetti trovati in giro. L’unica cosa che abbiamo acquistato sono un materasso e un fornello, anche se preferiamo cucinare sul braciere col carbone di legna. Quando il luogo è diventato confortevole ci si Abita (sì, con la A maiuscola). Per ora sorvolo per brevità di trattazione su cosa significhi nel dettaglio abitare in un posto così. È chiaro che occorre esserci tagliati, ma ne parlerò in una successiva occasione. Oggi voglio mostrare cosa si spende vivendo così e dimostrare che un dollaro al giorno non serve assolutamente a un cazzo.

Serve la corrente elettrica anche perché noi cittadini intellettuali lì ci portiamo i libri, un lettore CD e un laptop. L’acqua arriva a una fonte che la succhia da sottoterra e io la vado a prendere con le taniche. I costi per questi servizi sono bassissimi così come lo sono i consumi. Si può andare a pescare pesci, gamberi, granchi e molluschi. Spesso queste cose vengono regalate o vendute per pochi soldi o barattate. Il resto dell’alimentazione è costituito da riso e verdure che si comprano a un mercatino insieme a candele e qualche altro accessorio. Alcune piante commestibili si trovano nei prati e nella foresta. L’alimentazione ridotta e il trasporto di acqua e derrate insieme alla pesca e al nuoto, e con l’esposizione continua al sole, al vento e all’acqua salmastra causano dimagrimento e tonificazione della muscolatura.

La nostra baracca

La nostra baracca

Un angolo all'interno della baracca

Un angolo all’interno della baracca

La cena cuoce sul braciere

La cena cuoce sul braciere

Il tempo è in sovrabbondanza e si utilizza per lunghe escursioni, brevi passeggiate e attività rettiliane come scaldarsi al sole come fanno i coccodrilli che abitano nei pressi. Si può fotografare, scrivere, leggere, meditare, studiare, parlare con pescatori e contadini, collegarsi e ascoltare musica, creare istallazioni artistiche con il materiale abbandonato dalle maree sulla battigia. La sera ci si trova per uno spuntino e una birra con amici. Per farla breve una vita immersi nella natura a contatto con persone semplici, senza rinunciare agli stimoli culturali a cui siamo avvezzi. Ogni tanto qualcuno organizza una festa e nei villaggi vicini sul mare persino delle regate velistiche.

È ovvio che la tecnologia aiuta i tizi come noi abituati a connettersi, scrivere e vedere film. Non dico nemmeno che mi seppellirei qui per il resto della mia vita. Il mio obbiettivo è soggiornarci per periodi sempre più lunghi alternati ad altri di profondo inserimento nelle realtà urbane, di viaggio e di lotta per lo sviluppo della coscienza. Ma il punto è che un dollaro al giorno per una vita del genere non serve assolutamente a nulla. I pescatori che vivono qui non hanno alcuna intenzione di emigrare, sono sereni e felici, perfettamente consapevoli della bellezza e della pace in cui sono immersi. Alcuni di loro vengono via via manipolati dalle aggressioni mediatico-capitaliste e dagli imbonitori che vendono moto, televisori, lavatrici. Siccome non hanno soldi gli attacchi perpetrati dal mercato per convincerli che hanno bisogno di tecnologia sono supportati dal governo oscurato della “comunista” Djilma il quale emette finanziamenti a tassi agevolati o addirittura a fondo perduto che dovrebbero servire per lo “sviluppo” che si riduce all’acquisto compulsivo di moto e motorini. Il fenomeno sembra inarrestabile, ma molti non ci cascano e riescono a mantenere vive le tradizioni pur usufruendo di un minimo di tecnologia. Nell’entroterra si trovano ancora i “kilombo”, comunità sorte nell’800 costituite da schiavi fuggiti o liberati, del tutto autonome e molto ben gestite oggi dai loro discendenti. Vi si producono ortaggi, farina di manioca, legno e artigianato.

Pescatore

Pescatore

Un pescatore approfitta della bassa marea per sistemare le reti.

Un pescatore approfitta della bassa marea per sistemare le reti.

Io, che sono un sognatore, spero sempre che succeda qualcosa che finalmente illumini le menti e le connetta ai cuori creando la possibilità di rendersi conto che è possibile vivere bene in mezzo alla natura usufruendo in modo ragionevole della tecnologia. È POSSIBILE!

Ma tornando al nostro discorso iniziale il bello è che con questo stile di vita le spese fisse sono ridotte al minimo e ci si rende conto che una quantità enorme di cose sono del tutto superflue. Mentre al contrario nelle nostre confortevoli città dove sembra esserci disponibilità di tutto spesso mancano meraviglie che in posti così invece abbondano. E non parlo “solo” di tramonti e aria pulita, bensì soprattutto di relazioni umane, e di quelle sottili linee di energia che, dicono i taoisti, gli illuminati riescono a vedere nell’aria, nella terra e nell’acqua, quando la Pace è padrona. I taoisti le chiamano “Vene di Drago”, gli sciamani messicani il sussurro del Nagual, i peruviani Pachamama. Ognuno da ad esse il nome che vuole.

Pescatori tornano a casa

Pescatori tornano a casa

Un bambino gioca con una pittoresca barchetta realizzata con materiali di scarto.

Un bambino gioca con una pittoresca barchetta realizzata con materiali di scarto.

La tecnologia che realmente ci serve può essere acquistata a costi bassissimi. In sostanza per vivere così un dollaro al giorno forse sarà necessario a un povero occidentale come me, ma vi assicuro che ho incontrato persone che sono persino infastidite dall’uso del denaro, avendo molta più facilità a concepire il baratto. Non sanno cosa sia “accumulare” e nemmeno vendere. Se capita si esaurisce in qualche sacco di cibo che venderanno o baratteranno entro poche ore. Un dollaro al giorno qui non serve a NIENTE. Non ci troviamo di sicuro in un paradiso caratterizzato dall’assoluta assenza di problemi, di questi ce ne sono eccome, ma la mia sensazione è che il progressivo “sviluppo” del mercato non sia affatto sano e serva solo a rendere schiave persone che prima erano felici e a loro agio. Sembra incredibile, ma è facilissimo incontrare in questi posti persone che regalano frutti, ortaggi, farina di manioca, riso, pesci e molluschi.

Vanja è di Bahia. E' venuta qui dove ha sposato un pescatore e aperto un Bed & Breakfast. ha due pappagalli e altri animali.

Vanja è di Bahia. E’ venuta qui dove ha sposato un pescatore e aperto un Bed & Breakfast. ha due pappagalli e altri animali.

Marcus, figlio di Vanja con suo padre (a sx) e un'amica sulla loro barca. marcus va a scuola nel villaggio vicino.

Marcus, figlio di Vanja con suo padre (a sx) e un’amica sulla loro barca. marcus va a scuola nel villaggio vicino.

Bassa marea. il silenzio assordante dell'immensità.

Bassa marea. il silenzio assordante dell’immensità.

Una foresta pietrificata dalla salsedine.

Una foresta pietrificata dalla salsedine.

Non credo che sia utile o necessario provare alcun senso di colpa perché c’è gente che vive con meno di un dollaro al giorno. Piuttosto essere consapevoli che i nostri consumi e il generale atteggiamento irriverente nei confronti della Terra contribuiscono a distruggere quegli habitat sia sul piano biologico-ambientale che su quello umano-culturale, ammesso che tra i due ci debba essere una differenza. Il punto non è nemmeno nella scelta tra la vita metropolitana e quella a contatto con la natura o in piccoli centri. Sappiamo bene che questi ultimi possono essere anche goduti per solo quindici giorni per poi tornare alle proprie consuete occupazioni (Possibilmente in luoghi incontaminati poiché i villaggi Alpitour e ClubMed sono più devastanti di una fonderia). Il punto è la consapevolezza del significato di quello che facciamo e delle nostre esistenze. Le domande sono: 1. è normale accettare che questi habitat vengano distrutti poiché ormai non più competitivi o non sarebbe meglio onorarli come templi della vera vita cosmica?

2. siamo sicuri che lo sviluppo e la tecnologia, così come l’accumulo di denaro siano più utili di questa semplicità per darci vera libertà, più felicità e consapevolezza della reale entità della nostra vita?

Nota1: Il dollaro e il dollaro al giorno sono parametri metropolitani e capitalisti che non hanno alcun valore in fiumi, spiagge, foreste e deserti. È purtroppo terribilmente vero però che nelle aree metropolitane periferiche, nelle favelas e negli slum, e in qualsiasi altra area devastata e legata in qualche modo al mondo urbano e della produzione industriale questo parametro è valido e riguarda centinaia di milioni di persone. Questa devastazione viene largamente strumentalizzata per far credere, attraverso i media, che coloro che vivono in povertà (ma non in miseria e in assoluta dignità) e liberamente a contatto con la natura e con un mondo arcaico più umano, siano dei poveri disgraziati da salvare. Non è così. Si tratta di un rigurgito coloniale e proselitista. La devastazione si presenta solo nei suburbi metropolitani e nelle zone devastate dall’uomo, dalla guerra e dalla carestia. Le risorse del pianeta basterebbero e avanzerebbero per avere ben più di 100 dollari al giorno per tutti i suoi abitanti che ne hanno bisogno. E lasciando in pace quelli che dei dollari non sanno proprio cosa farsene.
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4 thoughts on “Per un maledetto dollaro al giorno

  1. Articolo stupendo! Tutto ciò ebbi modo di riscontrarlo anni fa, in Bahia. Lì la gente non possiede “nulla”, eppure sorride sempre, disposta a condividere con gli avventori il poco che ha. Fortunati! Loro sì, che sono fortunati!

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