L’illusione del consenso sociale

Il testo è di Mauro Villone

Le foto  sono tratte dallo spettacolare lavoro “Into the Silence” di Carlo Bevilacqua sugli eremiti del 3° millennio e dal sensibile lavoro di Alberto Carmagnani sui volontari dell’alluvione di Genova. Ambedue esposti in mostra al Turin Photo Festival 2012.

Carlo Bevilacqua – Into the Silence – Alfredo

Tutti nutriamo speranze, chi più chi meno. E tutti abbiamo progetti per il futuro. Inoltre tutti abbiamo un io, che intendiamo affermare e, quasi tutti, un cuore che ci spinge ad essere utili per altri, siano essi persone, animali, piante o ambiente.

Fin qui non ci sono dubbi. Ma appena ci muoviamo sorgono due problemi. Il primo è quello di trovare un’attività lavorativa che ci permetta di sostentarci, di vivere bene e di essere felici. Questo primo problema, fondamentale e di non facile soluzione, è ormai oscurato da un altro lontano parente: trovare un lavoro qualsiasi per sopravvivere e non sentirsi inutile. Sembrano banalità, ma c’è gente che a causa di tutto ciò ci lascia le penne per disperazione, per depressione o altre malattie.

Scrivo questo pezzo ispirato, tra le altre cose, da una infelicissima uscita di Paolo Villaggio che ha dichiarato (poveretto, in preda a un attacco acuto della sua malvissuta vecchiaia) che la colpa del disastro in cui ci troviamo è dei giovani. Ovviamente se c’è qualcuno che è soprattutto vittima dello stato di cose in cui ci troviamo sono proprio i giovani. Forse disorientati in una cultura che si sta sfaldando giorno dopo giorno. A volte persino impietriti, nell’assenza di punti di riferimento. Ma spesso romantici e mai privi di speranze. Ma più che di vittime e carnefici, di colpe e doveri, io preferisco parlare di coraggio, determinazione, entusiasmo, amore.

Personalmente, a causa di una serie di incredibili, fortunate, anche se a volte davvero terribili, vicissitudini, sono rimasto giovane per tutta la vita. E anche adesso che ho 54 anni ragiono e vivo del tutto ignaro della mia età anagrafica (del tutto priva di interesse). Dev’essere complice la genetica, visto che mio padre (che sta benissimo) si è laureato in Psicologia della Comunicazione proprio un anno fa (e non all’UniTre), a 84 anni, e oggi a 85 tiene lezioni e conferenze in giro per l’Italia per incoraggiare giovani e vecchietti.

Ma veniamo al dunque. Sono molto dispiaciuto e stufo di continuare a incontrare, sia in Italia che in Brasile o altri paesi, giovani e giovanissimi costretti a fare lavori inadeguati per sopravvivere o comunque per fare qualcosa. I rettili della nostra società ne approfittano per sfruttare chiunque in call-center e organizzazioni di vendita di paccottiglia. È vergognoso. Ma non intendo esternare lamentele, bensì suggerire strategie di resistenza.

Alberto Carmagnani – Good Job Guys

Non ho avuto una vita facilissima, anche per una naturale propensione a non accettare le cose che non mi piacciono, ma d’altra parte sono anche stato fortunato. Il mio tardivo impegno nel settore culturale, con eventi, fotografia e scrittura ha contribuito d’altra parte a farmi mantenere entusiasmo, progetti e obbiettivi. Di recente, come di consueto, ho ricevuto osservazioni non sempre positive sulla mia idea di vivere liberamente, divertendosi e dando spazio al piacere. La gente è talmente abituata a essere schiava e a vedere le cose negativamente che proporre di “divertirsi” lavorando ed essere felici sembra addirittura peccaminoso a cattolici come ad atei e comunisti o qualsiasi altro individuo. È incredibile come la nostra cultura finanziaria, del lavoro e del mercato sia riuscita a devastare la normale e sana voglia di vivere ed esprimersi serenamente e felicemente. È qui finalmente vengo al dunque.

Chiunque, soprattutto quando è molto giovane, ma anche successivamente, sogna di trovare una “posizione” nella società che abbia diverse caratteristiche. Tra queste troviamo l’adeguata remunerazione, l’ambiente piacevole, la sicurezza, il riconoscimento delle proprie abilità, la propria felicità di espressione. Inutile dire che siamo talmente lontano da obbiettivi così da indurre una lettrice a commentare il mio articolo sulla professionalità dicendo che “il lavoro è lavoro” è quindi è “normale” che si debba fare spesso controvoglia. Il resto, secondo lei, in un guizzo di sorprendente originalità, è utopia. Questo il pensiero comune.

Nella realtà di oggi il lavoro, sia esso fisso o precario, è invece in primo luogo un miraggio. È normale che ciò sia accaduto. Qualsiasi persona di buon senso sapeva già da prima che le illusioni non durano. E così è accaduto per l’economia mondiale, basata sull’avidità, la competizione e lo sfruttamento.

Non possiamo fare altro che resistere e cercare di creare dal nulla nuove situazioni. Non saremo certo i primi. A questo punto entra in gioco lo spettro del consenso sociale. La ricerca di esso è una cosa del tutto naturale, ma non bisogna farsi ingannare dalle apparenze. Il consenso sociale NON È avere un posto fisso, una buona posizione sociale, il riconoscimento da parte di grandi aziende, scuole, media e compagnie o dal papà e la mamma. Men che meno dalla compagine di benpensanti.

Carlo Bevilacqua – Into the Silence – Viviana. L’eremita degli eserciti

Il consenso sociale, per quanto mi riguarda, si può trovare nella stima di un compagno o una compagna, di amici e conoscenti, negli sguardi dei compagni di viaggio, nella capacità di creare e sostenere dialogo con più persone possibili, anche sconosciute. Il consenso sociale è l’intesa culturale anche tra sconosciuti o, molto, ma molto più semplicemente, lo scambio amoroso tra persone in contesti familiari, di amicizia o di qualsiasi altro tipo. Il consenso mi è capitato di trovarlo semplicemente nel ritrovarmi con un amico che non vedevo da trent’anni e passare con lui una serata come se l’avessi visto tre giorni prima. Soprattutto il consenso NON viene dato, come ritengono in molti, dall’apparire in TV (o da qualche altra parte).

L’enorme fregatura che è riuscita a illudere milioni di persone consiste nel fatto che, chissà chi e chissà come, qualcuno è riuscito a far credere che fossero le posizioni ufficialmente riconosciute da aziende e media dominanti o il possesso di oggetti, mobili e immobili a decretare appartenenza e consenso. Conosco molti scrittori, me incluso, tanto per fare un esempio, che non trovano possibilità di pubblicazione poiché non appetibili o semplicemente rischiosi per il mercato. Molti potrebbero oggettivamente non avere le capacità adeguate, ma molti le hanno.  Comunque si deve rinunciare alle proprie idee e alla propria voglia di esprimersi solo perché non si trova un mercato? Non si vende? Personalmente non credo proprio che sia così. Va sottolineato che le nuove tecnologie come il digitale e internet sono senza dubbio per lo meno un aiuto in questo senso.

Ma cosa fare adesso? Ora che ci troviamo in una situazione di forte recessione economica in occidente e di enorme incertezza su diversi fronti su tutto il pianeta?

La notizia positiva è che questa situazione ci obbliga, più che indurci, a credere in noi stessi singolarmente. La mia strategia personale è questa. Lottare per creare situazioni consone alla mia natura sul piano umano e, al tempo stesso, non temere di mettermi quotidianamente in discussione. D’altra parte senza perdere la fiducia e credendo fino in fondo ai sogni che avevo sempre avuto, fin da bambino. Frequentare molto i giovani (non solo anagraficamente) e, soprattutto, i bambini e al tempo stesso incoraggiare le persone che hanno perso speranza e fiducia è la strategia vincente.

Alberto Carmagnani – Good Job Guys

Nel disastro in cui ci troviamo accettate pure un lavoro qualunque come una puttana (che Dio le benedica) accetta qualsiasi cliente (o quasi), ma continuate a credere in voi stessi e nelle vostre capacità. Il mondo è pieno di storie incredibili e tutti, nessuno escluso, hanno il diritto di sperare e lottare per la vita che sognavano fin da piccoli. “La volontà è qualcosa che ci fa vincere una battaglia che, secondo ogni calcolo, si dovrebbe perdere” diceva un antico maestro e sciamano indio messicano.

Possono passare anni con l’illusione negativa di avere perso e non essere adeguati alla vita e alla società. Sono balle. Valiamo molto di più di quanto ci abbiano abituati da secoli a credere. Il sistema rettiliano della competizione, dell’avidità e della sottrazione di energia ha lavorato bene (secondo loro) riuscendo a convincere milioni di persone che se non avessero avuto una posizione certificata (ma da chi?) in un’azienda, in un giornale, in una compagine religiosa, in un’istituzione non avrebbero avuto nessun valore. Sarebbero stati dei falliti. Sono riusciti a convincere milioni di persone che possedere oggetti, specie di un certo tipo, è sintomo di vittoria e può creare consenso. È necessario e urgente liberarsi in primo luogo di questa idea malata. Ma veramente c’è qualcuno sano di mente che crede di essere “arrivato” poiché ha queste mutande e quell’altro orologio? Non credo certo che vestirsi e utilizzare accessori non sia divertente e utile. Ma siamo “qualcuno” comunque, senza necessariamente dover saper fare “qualcosa” o, peggio ancora, “avere” qualcosa. Ognuno di noi è il depositario né più e né meno, molto semplicemente e naturalmente, della vita. Il vecchio gioco tra dominanti e dominati, vittime e carnefici, padroni e schiavi, è ormai stantio e ammuffito. Esistono solo persone. E le persone non sono altro che energia, vibrazioni, scintille.

Carlo Bevilacqua – Into the Silence – Atmananda

Concentriamoci sulle nostre vibrazioni personali per poi fonderle con quelle dei nostri vicini. Per quanto mi riguarda questa è la strada. La meditazione è un ottimo mezzo, ma credo che ognuno troverà il suo. La vita è molto di più e molto più profonda di quanto non si sia normalmente abituati a credere. È chiaro che dobbiamo sopravvivere, ma noi siamo molto di più del nostro lavoro, del ruolo costretti ad assumere, delle necessità da affrontare. Le necessità ci sono, ma restano anche i sogni, la poesia, le emozioni.

In pratica, oltre a resistere e ad accettare la situazione così com’è sul piano professionale, possiamo lottare per migliorare la conoscenza di noi stessi e dell’incomprensibile universo nel quale ci troviamo. Ci sono moltissimi mezzi per farlo. Allo stesso tempo dedicarsi agli altri o alla terra che ci ospita e ci accoglie, per esempio con il volontariato, non è un fioretto o una buona azione, bensì una strategia razionale e profonda per vivere a fondo sia se stessi che il rapporto con gli altri e l’ambiente. Oppure semplicemente assumere un atteggiamento di accoglienza e di presenza nei confronti di altri, ma prima di tutto proprio di se stessi. Ancora più semplicemente ridare valore e attenzione a lavori di artigianato o legati alla terra. In tempi ormai remoti spesso indistinguibili da rituali che rendevano omaggio al solo fatto di esistere e di interagire con il mondo.

Alberto Carmagnani – Good Job Guys

L’importante è continuare a credere di essere dei. Siamo ricchi. Di vita, di gioventù, di idee e di progetti. Facciamole esplodere. Regaliamole. La natura e l’universo non hanno mai posto alcun limite e mai imposto alcun consenso da ottenere.

Buona giornata.

Ringrazio Carlo e Alberto per la concessione delle foto per questo articolo.

Carlo Bevilacqua s’inaugura Martedì 6 alle 18.30

PHOS  – via Garibaldi, 35 bis – Chieri (TO)

“Into the Silence” – Carlo Bevilacqua

Fino al 29 novembre. Orario: Lun 10:00 – 18.00; Mer 10:00 – 14:00; Ven 14:00 – 18:00

O su appuntamento. Contatti:+39 011 7604867

Alberto Carmagnani sarà nella collettiva che s’inaugura Mercoledì 7 alle 20.30

Museo di Scienze Naturali – via Giolitti, 36

Fino al 10 novembre con orario Museo. Ingresso 5€

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5 thoughts on “L’illusione del consenso sociale

  1. Ciao Mauro,
    leggere il tuo articolo ha suscitato in me una serie di emozioni, forse si tratta di “risonanza”, mi sono commossa, belle le tue parole, traspare l’energia e la determinazione di una persona che prima di tutto crede in se stessa e in quello che fa…grazie
    Son passata di “qui” dopo averti incrociato al museo di scienze e al workshop sul libro sabato.
    Buona continuazione e buona vita
    Daniela

  2. Sono stato molto contento di aver trovato questo sito. Voglio dire grazie per il vostro tempo per questa lettura meravigliosa! Io sicuramente mi sto godendo ogni post e ho gi salvato il sito tra i segnalibri per non perdermi nulla!

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