La “crescita infelice”

Testo: Mauro Villone – Foto e concept: Mauro Villone e Lidia Urani

Alex

Tra le foto che si immaginano adatte per descrivere una crescita infelice credo vengano in mente, tra altre, in primo luogo quelle delle piatte periferie delle città di qualsiasi continente. Ma ho deciso di non utilizzarle perché ormai sono vecchie. Ovvero, foto di periferie schifose come quelle che tutti conosciamo risalgono ormai già agli anni ’70. Da allora, sono passati ormai quaranta anni e, a parte dimensioni delle aree devastate, volume di traffico e qualche insegna, non è cambiato, sul piano scenografico, assolutamente nulla. Quando la creatività scompare viene decretata la morte della fantasia per sempre…e si tratta di un avvenimento irreversibile, a meno che non si facciano enormi sforzi, nel caso specifico poi, collettivi.

D’altra parte è anche troppo facile puntare l’obbiettivo (specie se un tele) sulla miseria, il degrado e l’abbandono delle persone. Per questa ragione ho optato per pubblicare un nostro lavoro sugli occhi dei bambini del nostro centro Para Ti di Rio. Portatori della “bellezza che salverà il mondo” di cui parlava Dostojevskij, i bambini ci guardano con Unaltrosguardo, dall’alto della loro ricchezza umana e della loro pulizia spirituale.

Mateus

In Europa, in Asia e nel mediterraneo siamo abituati, sul piano della scenografia architettonico-urbanistica, a centri cittadini di livello sublime che risalgono a tempi storici, antichi, medioevali, rinascimentali, romantici e, in Sudamerica, a tempi coloniali. Sono moltissimi i centri storici meravigliosi di cui possiamo godere in tutto il mondo. Purtroppo, quasi tutti sono ormai stretti nella morsa di megalopoli che, grazie all’avvento della velocità, dell’efficienza e della tecnologia, dalla seconda metà del XX secolo, sono cresciute brutte, senza armonia e senza senso. Questo lo sappiamo benissimo tutti, anche se non sembra che tale consapevolezza serva a qualcosa. Anzi, la cosa più incredibile è che continuiamo a perseverare, come se niente fosse, sempre nella stessa direzione. Il nostro premier in primis, con tutti i suoi ministri e tutti i dirigenti attuali di praticamente tutti i governi del mondo sembra non abbiano altro obbiettivo che la “crescita”. Sembra una cosa normale, quasi banale, essendo considerata fisiologica. Ovvero l’equazione che tutti, zitti zitti, accettano come imprescindibile è la seguente:

felicità=>benessere=>denaro=>produzione=>sviluppo=>crescita.

In altri termini ancora: +denaro che circola=>+consumi=>+produzione=>+felicità.

Personalmente non credo minimamente che sia così. Prima spiegherò perché, poi tenterò di dimostrare che la felicità dipende da un’altra cosa ancora e che questa cosa si trova addirittura nella direzione opposta alla crescita di produzione e consumi e al benessere solo materiale.

In primo luogo credo sia chiaro a tutti che un benessere eccessivo per alcune fasce di popolazione sia legato alla schiavitù di altre fasce. Non c’è bisogno di essere comunisti per vedere questo. Io infatti non lo sono. Cerco di ragionare autonomamente senza necessariamente dovermi appoggiare a ideologie di alcun genere.

Camille

Quello che è benessere per alcuni è un inferno per altri. Ma non basta. Anche quelli che credono di vivere nel benessere perché stanno meglio economicamente e fanno lavori più gratificanti o hanno grandi patrimoni, sono in realtà spesso degli infelici, se possibile, ancora più schiavi dei loro schiavi.

I paesi in via di sviluppo sono emblematiche cartine da tornasole per prendere coscienza di quanto sto dicendo, anche perché possiamo osservarvi ora quello che accadde negli Stati Uniti e in Europa decenni fa. Il governo brasiliano per esempio sta immettendo grandi quantità di denaro sul mercato sotto forma di contributi ai meno abbienti e finanziamenti agevolati. Praticamente tutti quelli che fino a poco tempo fa vivevano decorosamente di artigianato e lavori vari oggi non fanno più nulla e comprano moto e auto a rate. I mezzi comprati a milioni stanno rendendo il traffico di città con 5, 10, 15 milioni di abitanti un enorme serpente di lamiera nel quale è possibilissimo passare molte ore al giorno. Stessa sorte per chi l’auto non ce l’ha e viene stipato in mezzi pubblici (carissimi) dove spesso trascorre 3 o 4 ore della sua giornata.

In passato sono stato accusato di ipocrisia da sconosciuti vari, probabilmente ben pagati dal governo brasiliano, poiché secondo loro io benestante parlavo dell’estetica della povertà senza curarmi del miglioramento delle condizioni di vita degli indigenti. Mi pare del tutto chiaro che chi vive nella miseria e nell’indigenza o comunque nel disagio abbia il diritto di migliorare il più possibile le proprie condizioni materiali. È anche chiaro che in molti casi lo sviluppo economico sia senza dubbio servito a migliorare la qualità della vita. Ma forse non è chiara a tutti la fondamentale differenza che c’è tra miseria, che è un orrore che può anche uccidere e povertà, la quale può essere un modo di vivere semplice e decoroso, che non necessariamente taglia fuori dal mondo, come hanno dimostrato in molti nel corso della storia. Oltretutto la povertà è chiaramente e ripetutamente consigliata persino dal Vangelo (non sono cattolico, ma mi pare dovrebbe esserlo un terzo della popolazione mondiale, inclusi molti dei nostri politici da 20.000 euro al mese, o sbaglio?), sebbene la chiesa sembri esserselo dimenticato (ma non molti sacerdoti e suore di fede e sincera buona volontà).

Jasmine

I veri ricchi, e non coloro che amano parlare e scrivere tanto, come me, sono una minoranza che detiene la maggioranza del patrimonio dell’intero pianeta. Non si tratta nemmeno di grandi quantità di euro al mese, ma di fortune inimmaginabili che potrebbero, da sole, sanare il bilancio di alcuni stati africani. Fortune che potrebbero, se ben distribuite, risolvere i problemi di tutti.

Questi ricchi, poveri disgraziati, passano anch’essi ore nel traffico. A meno che non siano così ricchi da potersi comprare un elicottero, come sta accadendo a San Paolo, che ha ormai surclassato New York in termini di traffico aereo urbano (piccoli velivoli ed elicotteri). Ma girare in elicottero, sebbene sia ricco di fascino, efficiente e comodo (anche se costosissimo) non risolve nulla sul piano esistenziale e filosofico. Ovvero il povero ricco, oltre a crepare anche lui come qualsiasi miserabile, se non peggio, perché i “miserabili” hanno il dono della solidarietà e dell’amicizia ed è dunque molto difficile che crepino in solitudine, non necessariamente passerà una vita più felice degli altri. Può darsi un po’ più lunga, questo sì, ma molto spesso devastata da ossessioni economiche e di relazione di vario tipo. Ma soprattutto non avrà, con i suoi patrimoni e i suoi elicotteri, risolto alcun problema esistenziale.

Ma torniamo ai poveri che stanno diventando classe media, come sta avvenendo in Brasile. Fino a un po’ di tempo fa il Brasile aveva, tra le altre sue ricchezze culturali, una produzione di artigianato e artigianato artistico di altissimo livello. Non è scomparso, ma fortemente compromesso dalla quantità di borse di aiuto a vario titolo che il governo eroga. Se non tutti in molti hanno trovato la maniera di barcamenarsi tra figli in più e richieste di sussidio varie per vivere facendo poco o nulla, ma con il “beneficio” di poter comprare idiozie inutili. Le città si stanno riempiendo di traffico, rifiuti di ogni genere, inquinamento e architetture (che chiamo così solo per comodità) che sono peggio dell’orrore peggiore perché non hanno né capo né coda. La scelta è tra l’ambiente cittadino, interessante e affascinante, ma degradato, e l’ambiente naturale, meraviglioso e bucolico, ma devastato dalla plastica. Nel frattempo si stanno creando le “facciate” per salvare l’immagine. Il Brasile e Rio sono in attesa di Mondiali e Olimpiadi, due vetrine planetarie. I dirigenti delle città, specie Rio, stanno rifacendo il make-up nelle zone giuste e “pacificando” con interventi di polizia militare (UPP: Unità di Polizia Pacificadora) le favelas più in vista. Il risultato è che la delinquenza e il narcotraffico si stanno spostando nelle zone periferiche che sono delle polveriere ricche di violenza e droghe devastanti. Il crack, mistura micidiale di cocaina processata con ammoniaca o bicarbonato di sodio, costa 30 centesimi di euro la dose e da assuefazione dopo la prima assunzione. Lo fumano in molti disperati, inclusi ragazzi e anche bambini, che nascono da genitori già tossici. Si trovano, tra favelas e periferie, situazioni familiari e sociali così degradate che se un ragazzo si salva (o, come vedremo tra breve, viene salvato) è letteralmente un miracolo. La cosa più facile del mondo, in inferni come questo, è diventare un narcotrafficante, così fino a 25 anni (speranza di vita media) si avranno forse, se si è abbastanza spregiudicati, droga, soldi, potere e donne a gogò.

Rafael

È chiaro e ovvio che chi vive nell’indigenza, nella miseria e nella disperazione va aiutato. Ma in realtà chi vuole uscire da questo inferno non ha che un’alternativa. Ovvero, oltre a tentare giustamente di lavorare onestamente, quella di affidarsi agli aiuti statali prima, e poi ritrovarsi invischiato, come qualsiasi impiegato di classe media, in un mondo fatto di traffico, strade, lavoro, orari, poco tempo per se stesso, più niente solidarietà e, soprattutto, cultura zero, perché è considerata una cosa superflua. Il che, rifletteteci un attimo, ci è talmente entrato nella pelle da sembrare normale. Come si dice: “il lavoro è lavoro”, come dire che “la prostituzione è prostituzione”, non è che si possa andare tanto per il sottile. Ci siamo talmente abituati che la vita debba essere “brutta” che pensare ci possano essere altre alternative, completamente diverse, che prevedano gioia e soddisfazione, sembra peccaminoso, utopistico o fuori della realtà.

È così che, senza cultura, senza più relazioni con gli altri come avevano prima, i poveri diventati classe media, e quindi meravigliosi “consumatori”, non fanno altro appunto che i tubi digerenti, consumando, inquinando e tirando avanti cibandosi di schifezze e di illusioni che, se prima erano droghe devastanti, adesso lo sembrano di meno, ma non è così. Si chiamano televisione, moto, telenovelas, calcio, beni superflui.

Jennifer

Per mantenere tutto questo come se fosse chissà quale benessere, occorre energia, tanta energia. Unica maniera per reperirla oltre al petrolio, alla canna da zucchero e alla soia, le centrali nucleari e idroelettriche. Delle prime per ora preferisco non parlarne, mentre le seconde sono quelle, come Belo Monte, che devastano territorio, foresta, biodiversità, ambiente, comunità indie.

Nel frattempo secondo recenti ricerche, rese ufficiali da tutti i media, in Brasile la violenza e l’uso di droghe sarebbero in forte aumento. Nel paese circolerebbero 17 milioni di armi da fuoco. Il Brasile, che al 7° posto ha superato l’Italia nella classifica dei 10 paesi più ricchi del mondo, sale al primo posto assoluto, tra questi paesi, quando il primato è di morti ammazzati: intorno ai 54.000 l’anno, uno ogni nove minuti. Le fasce più colpite sono bambini e adolescenti. Si muore per la strada e in famiglia.

Ma non finisce qui.

Ci sono anche quelli che nel mercato del lavoro non ci vogliono o non ci possono entrare. Se hanno capacità e riescono a trovare qualche risorsa o un minimo di aiuto potranno continuare a fare gli artigiani oppure faranno gli artisti o ancora riusciranno a tirare avanti con lavori occasionali. Paradossalmente potrebbero essere tra i più felici per la semplice ragione che finirebbero per vivere modestamente in un mondo che è sì povero di risorse, ma ancora ricchissimo di umanità, solidarietà, amicizia, calore. Se però non ce la fanno perché hanno inclinazione a delinquere moriranno presto con una pallottola nella schiena. Se sono anche deboli e influenzabili toccherà loro la sorte peggiore. Moriranno prestissimo dopo aver passato qualche anno come zombie nei ghetti infernali che chiamano “Cracolandia”. L’etimologia del termine, di ovvia provenienza, risale a qualche anno fa, quando in un’area abbandonata del centro di San Paolo cominciarono a radunarsi tossici e spacciatori, per ragioni di efficienza e sicurezza. Le Cracolandie si sono poi diffuse ovunque. Sono dei ghetti mostruosi dove si trovano per lo più bambini e ragazzi (perché adulti non si PUO’ diventare) che si accoltellano per una dose (da 30 cent di euro), per quattro soldi o semplicemente perché non capiscono più niente. Si tratta di luoghi quasi inavvicinabili e pericolosissimi per chiunque, inclusi reporter e forze dell’ordine. Ora le cracolandie si trovano anche in piccole città coloniali, magari immerse nella natura, paradisi per i viaggiatori, inferni per i giovani che ci vivono e che non ce l’hanno fatta. Il crack è penetrato anche nelle comunità indie. I governi si trovano di fronte un mostro di proporzioni colossali che è più facile cercare di nascondere sotto un tappeto che combattere. Ma il problema è ancora un altro. In una lunga intervista lo statunitense Douglas Farah, uno dei massimi esperti al mondo di lotta al narcotraffico, pubblicata di recente sull’autorevole settimanale brasiliano Veja, dichiara che “uno dei più grossi problemi della lotta alla droga è la connivenza di governi sudamericani con potenti narcotrafficanti. Fino a un po’ di tempo fa – dichiara ancora Douglas Farah – nei governi si trovavano ancora sacche non troppo contaminate di funzionari onesti che credevano in quello che facevano e cercavano di combattere. Ora la corruzione è orizzontale, verticale e dendritica e penetra a tutti i livelli”. Non ci sono più speranze di contrastare il fenomeno. Se aggiungiamo la droga all’abbandono di bambini e ragazzi (poveri come ricchi, i primi per la strada e i secondi davanti alla TV), all’inquinamento, alle abitudini sbagliate, alimentari e non, all’invivibilità delle metropoli siamo come in una frana che non si sa più come arrestare.

Joao

Detto tutto ciò io sono molto fiducioso. I segni di cambiamento sono presenti ovunque. Noi stessi siamo immersi fino al collo in un’attività di sostegno ai bambini delle favelas che, non mi stancherò mai di ripeterlo, credo dia a noi molto più di quanto dia a loro, ma è senza dubbio utile per tutti, visto che sono decine di migliaia i ragazzi che vengono salvati da attività come questa. Dovrebbe essere tutta la società a muoversi in questo senso, ma finché ciò non avviene, anziché sbraitare contro il malgoverno, preferisco agire, oltre che con opinioni, con attività semplici e divertenti che danno gioia ed energia a me e ad altri. Nel mondo ci sono milioni di volontari che lo stanno facendo. È proprio l’aver a che fare con la gente comune tutti i giorni che crea i presupposti per un vero cambiamento, non le manovre finanziarie. La gente comune, più semplice, con poche opportunità materiali, spesso senza lavoro e che altrettanto spesso sopravvive grazie a una mistura di espedienti, solidarietà, aiuti e privazioni, è in realtà un terreno incredibilmente fertile. Fertile per il germogliare di sentimenti, relazioni e persino dell’arte. I più grandi artisti della storia provengono da ambienti così. Creazioni artistiche di enorme potenza come il samba, il blues, il jazz, il reggae, i graffiti provengono da qui.

Quando accade il peggio sta per accadere il meglio e siamo arrivati a un punto tale nel quale è probabile che la sconfitta nella quale ci troviamo sia una grande opportunità per cambiare come si deve, almeno per una volta.

Ammetterete che per essere una “crescita”, quella di cui parlano il miope Monti e tutti gli altri, lascia leggermente a desiderare. È anche vero che sono state realizzate molte cose positive ed è maledettamente vero che le città, con tutti i loro problemi e contraddizioni, possono essere luoghi estremamente interessanti, piacevoli e stimolanti. Purtroppo la nostra civiltà ha lo sgradito effetto collaterale, che sembra incontenibile, di produrre una quantità enorme di rifiuti solidi, psichici, liquidi, gassosi e anche umani. Il prezzo che si paga per indubbi benefici sembra essere davvero troppo alto.

Stephanie

È mai possibile che non ci sia nessuno, tra chi detiene il potere, in grado di concepire un “vera crescita”, umana, etica e sostenibile? Una crescita fatta di riduzioni di consumi e non di aumenti, di riduzione del consumo di energia e non di nuove centrali devastanti, di educazione e cultura e non di moto, auto e patatine, di vera felicità, quella che scaturisce dalla consapevolezza di esistere e godere della vita stessa. Ma soprattutto una crescita fatta di presenza. Presenza a se stessi, ai propri figli, ai bambini, alle persone meno fortunate o meno capaci (ma che hanno comunque un grandissimo valore). Una crescita fatta di dialogo, apertura, scambi, osmosi umana e culturale. Una crescita fatta di espansione della coscienza che porterà rapidamente a capire che non esistono il benessere materiale e la spiritualità, la ricchezza e la miseria, l’egoismo e la “carità”, grandi e piccoli, bensì solo ed esclusivamente vibrazioni universali con le quali è necessario entrare in armonia per godere il più possibile e il più profondamente possibile della meraviglia della vita. Sono cose che i bambini, i cosiddetti selvaggi, gli artisti e la gente semplice sanno benissimo. Ed è per questa ragione che sono fiducioso, perché di questa gente è pieno il mondo e prima di quanto si possa immaginare il nuovo corso della coscienza cosmica darà loro voce e speranza. Forse saranno proprio loro gli artefici del cambiamento e non gli Obama, le madri terese e altri guru da cui ci si aspetta sempre qualcosa. Questa enorme carica potenziale, per gli economisti nuovi mercati e possibilità di consumo, per me invece un terreno fertile di umanità e sviluppo coscienziale, presto diventerà energia pura non per cambiare il mondo, ma per godere a fondo di quello che già avevamo avuto tutti fin dall’inizio. La coscienza, l’amore, la consapevolezza, il respiro, la percezione.

Gabriela

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21 thoughts on “La “crescita infelice”

  1. *Grazie *Grazie Mauro *per “QUESTA FOTOGRAFIA” a Tinte Forti *!* Nell’ Acuta *necessaria sottigliezza *del Distinguo fra *miseria *e* Poverta’ “.. la miseria che e’ un Orrore che puo’ Uccidere *La Poverta’ *la Quale puo’* ESSERE un modo di VIVERE *SEMPLICE*E*DECOROSO . *UNIAMOCI TUTTI come TU *SAGGIAMENTE DICI *E *OPERI *UNIAMOCI NELLA *COSCENZA*D*AMORE *nella *CONSAPEVOLEZZA dell*IMMENSO POTENZILE di ogniuno di noi*E *RESPIRIAMO LA VITA *DEVERSANDO GRATITUDINE..* sorrisi*DI*Bene A*VOI

  2. Grazie Mauro e grazie anche a te Lydia… Accidenti serve sentire ‘ste cose ogni tanto a fare una ripassata dei miei comportamenti… La vita è così, un viaggio tra gli sbagli e il coraggio, il piacere di migliorare le cose (e noi stessi). Voi ci state dando dentro col piacere. Cercherò di copiarvi un pochetto anch’io. Fulvio

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