I Diritti dei Bambini

Premessa. Continuo a parlare molto, tra le altre cose, del Brasile non solo perché mi ci trovo o perché lo consideri particolarmente importante, ma anche perché è la cartina da tornasole di una situazione generale che, se vogliamo vivere e far vivere meglio, va compresa il più possibile. Il testo, come sempre, è mio, ma voglio ringraziare la mia compagna e collaboratrice Lidia Urani, poiché il suo apporto quale esperta di pedagogia, Brasile e cultura generale, è sempre molto importante nella redazione di molti dei miei scritti. Le foto – di Lidia Urani e Mauro Villone – sono relative a un Ecolab, laboratorio ecologico-agricolo di 4 giorni effettuato di recente, con i bambini e i ragazzi del nostro centro Para Ti, in un Hotel-Fazenda immerso nella foresta sulle montagne di fronte alla baia della città coloniale di Paraty, nello stato di Rio de Janeiro.

Stamane, passeggiando sulla spiaggia, ho notato davanti a me una frase che camminava. Stampata sul retro di una maglietta diceva più o meno: “La favela non è una fabbrica di emarginati, ma una fabbrica di mancanza di opportunità”. Da diversi anni ho a che fare sempre più assiduamente con bambini e adolescenti. In particolare a Rio, dove mi trovo ora, con bambini e ragazzi di favela. La situazione, rispetto a 5, 10 o 15 anni fa è cambiata radicalmente. Se oggi le favelas continuano ad essere comunità povere e pericolose ieri erano addirittura miserabili, fatiscenti e quasi impenetrabili. In alcune di queste comunità si è fatto molto. Anche se spesso si tratta di operazioni di facciata, sono stati spesi milioni di dollari per creare infrastrutture e servizi che prima erano addirittura inimmaginabili. Alcune favelas di Rio oggi sono dotate di grandi centri di servizi che permettono a giovani e giovanissimi di usufruire di piscina, campi di calcio, laboratori di tutti i generi. Ma la situazione è cambiata anche sul piano individuale. Mentre prima milioni di persone non avevano niente oggi moltissimi ragazzi sono dotati di cellulare e hanno la possibilità di acquistare schifezze alimentari come patatine e snack di ogni tipo. Questo fa parte di quello che riguarda una crescita economica quanto meno discutibile che sarà argomento di un mio prossimo articolo. Ora voglio parlare dei diritti dei bambini.

Durante l’ecolab abbiamo portato ragazzi e adolescenti delle favelas in un tempio naturale con una cascata in mezzo alla foresta atlantica. Abbiamo spiegato loro che ogni luogo come questo ha uno spirito e, con la meditazione e la contemplazione, si può entrare in contatto profondo con questi spiriti. Gli abbiamo fatto sperimentare la meditazione per 30 secondi: sono rimasti molto colpiti e uno di essi si è commosso profondamente.

Quello che continua a mancare nel lungo elenco di diritti di cui tutti dovremmo beneficiare, visto che la vita dovrebbe essere goduta con gioia, sono le opportunità, che non sono affatto uguali per tutti. Ma ammettendo che non debbano essere proprio tutte “uguali”, per dare un tantino di brio a tutta la faccenda, il punto è che tali opportunità non si assomigliano nemmeno un po’.

Ma il punto focale di tutta la faccenda è ancora un altro. Ci troviamo in un mondo che, quale uno dei suoi problemi fondamentali, manca semplicemente di equilibrio.

Siamo abituati a pensare al cosiddetto “terzo mondo” (per usare una locuzione ormai in disuso) come a un posto di bambini sporchi, pieni di mosche e affamati. Un posto dove “si dovrebbe fare qualcosa” e dove chi fa qualcosa viene visto con ammirazione e un pizzico di invidia perché “ha il coraggio” di mettersi in prima linea per aiutare i poveretti. D’altra parte il mondo della produzione industriale e del piacere continua invece la sua inarrestabile corsa, travolgendo senza pietà tutto quello che trova per perseguire il proprio benessere.

Ebbene sono un sacco di balle e le cose non stanno affatto così. Quello che manca è, per l’appunto, l’equilibrio.

Il vero benessere, quello profondo, è un fatto del tutto individuale, che però non può prescindere dalle relazioni affettive e sociali. Ovvero, in parole povere e secondo la mia personale e discutibile esperienza, la vera felicità e il proprio equilibrio vanno cercati interiormente, con l’utilizzo di diverse tecniche di meditazione o comunque di ricerca interiore. Non è detto che ci si debba per forza mettere a gambe incrociate o recitare dei mantra, si potrebbe anche fare del teatro o della pittura o scrivere o qualsiasi altra cosa. D’altra parte non ci si può esimere dal curare le relazioni con gli altri e, soprattutto, quello che in oriente chiamano il “mondo di bodhisattva” ovvero dedicarsi al benessere, alla ricerca e alla crescita anche di altre persone e, in fin dei conti, di tutta la società e di tutto il mondo, visto che vi ci troviamo immersi fino al collo. Ma l’esperienza (e alcuni maestri) mi hanno insegnato che non è proprio il caso di sentirsi tanto eroici poiché l’unica cosa che possiamo fare è nient’altro che offrire la nostra presenza. Presenza vitale per persone che, più che altro, sono abbandonate a se stesse, a milioni.

Alan e Alex

Credo che, tenendo presenti queste cose, si possa arrivare a vivere piuttosto bene. Ben sapendo che tutto cambia e non esistono situazioni definitive in nessun caso. Cosa completamente diversa è invece il tessuto sociale nel quale ci troviamo. Mi permetto di dire che credo che il problema di fondo della società, specie oggi, non sia essere grandi o piccoli, bianchi o neri, di destra o di sinistra, gay o etero, ricchi o poveri, asiatici o europei, di campagna o di città e via dicendo…il problema è che ci sono persone che cercano il conflitto, il potere, la guerra e altre la pace, il dialogo, l’armonia…forse il mondo continua ad andare avanti perché probabilmente siamo 50-50…io personalmente sono estremamente fiducioso.

Ma torniamo ai bambini anche se le prossime considerazioni potrebbero riferirsi tranquillamente anche agli adulti. Ho più volte sottolineato che, nelle attività di volontariato o comunque di didattica, è molto di più quel che si prende che quel che si da. I bambini di aree disagiate del pianeta, sono carichi di un’energia, una umanità, una capacità di solidarietà e di empatia che quelli delle zone ricche ahimè, dopo i primi anni di vita, nemmeno si sognano. Personalmente ho avuto la fortuna da bambino, come molti altri, di passare intere estati della mia vita in campagna, oltretutto in un periodo storico in cui la tecnologia non si era ancora totalmente mangiata la nostra umanità. Ho avuto la possibilità di sperimentare ancora il rapporto diretto con la terra. La tecnologia ora sta avanzando velocemente anche in paesi, come per esempio il Brasile, che fino a poco tempo fa erano considerati “terzo mondo”. Ma per ora i bambini brasiliani più poveri, nonostante questo, sono ancora portatori di una carica di energia estremamente profonda. E qui, finalmente, arriviamo al punto che mi interessa sviluppare. I bambini poveri, come ho già detto e come sappiamo, in posti come per esempio il Brasile (ma anche molti altri, come l’India, per citarne uno) non hanno l’opportunità di studiare nelle scuole migliori, oppure non hanno proprio l’opportunità di studiare punto e basta. Ma c’è di peggio. Spesso non hanno nemmeno i genitori o, se li hanno, sono tossici o alcolizzati, hanno famiglie totalmente destabilizzate, non mangiano tutti i giorni, non hanno prospettive né culturali, né affettive, né di lavoro. Rischiano di essere rapiti, venduti, stuprati. Facilissimo che entrino nel mercato del narcotraffico o della prostituzione. Molti ragazzi di favela hanno una speranza di vita di 25 anni.

Raccolta della Manioca

Di recente l’inetto governo brasiliano ha varato una legge che permette ai ragazzi di colore di entrare nelle università migliori. Lo so sembra che stiamo parlando di fantasociologia, ma questa è la realtà. I ragazzi bianchi e benestanti si sono rivoltati per la semplice ragione che entrare nelle università migliori anche in Brasile non è una questione di pigmentazione della pelle, il fatto è che i negri sono tutti poveri e non si possono permettere di frequentare le “buone” scuole private molto impegnative che, fino ad oggi, rappresentavano la possibilità di accedere alle impegnative università altrettanto private. Gli inetti, per non perdere tempo e denaro nel migliorare le scuole superiori statali hanno pensato bene di squalificare i duri anni passati a studiare nelle scuole private e mettere gli studenti di diversa provenienza etnica uno contro l’altro. In sostanza i “poveracci” , sebbene sulla carta ora sembra ne abbiano il diritto, continueranno comunque a non avere la preparazione e le possibilità economiche per accedere alle università private. Sebbene in alcuni casi i ragazzi delle favelas siano, in parte, finanziati dallo stato. Solita politica assistenzialista che non risolve il problema, continuando altresì a costare molto meno di una riforma radicale del sistema scolastico. La realtà rimane quella di sempre: chi non ha soldi non ha il diritto di accedere a certi servizi. Questa situazione va cambiata. Ma qui arriviamo al paradosso che mi interessa maggiormente.

Sebbene i ricchi e paffuti bambini ricchi (non solo in Brasile, ma in tutto il mondo) siano più salvaguardati sul piano dei diritti materiali a ben guardare c’è n’è un intero elenco che è negato proprio a loro. Infatti molto spesso grandi persone e grandi artisti, così come grandi idee, non vengono affatto fuori dal mondo della borghesia media e alta, bensì dai bassifondi più neri. Tanto per fare un piccolo esempio basti pensare al samba, al blues e al jazz o da dove vengono i veri grandi calciatori e corridori e molti uomini illuminati.

Pesca

I bambini protetti delle famigliole bene non hanno il diritto di: sentire il contatto con la terra, apprezzare la solidarietà, capire cos’è il rispetto e cosa significa lottare per farsi rispettare o per conquistare qualcosa. Hanno spesso una vita totalmente pianificata, con la scuola e poi il corso di chitarra, la piscina e il club di tennis. I fine settimana sono “certi” che si andrà in montagna a sciare o in barca. Sono talmente pieni di cose che non hanno più nemmeno il diritto di desiderare. Se i poveri si ammazzano col crack da 50 centesimi la dose, i ricchi lo faranno forse un giorno con la cocaina o con un whisky di malto.

Se un ragazzo è abbastanza ricco è probabile che si aspetteranno da lui che prima o poi si occupi dell’azienda di papà. Se invece non lo è abbastanza dovrà annaspare per “farsi una posizione”, quella giusta però, e trovare la donna giusta e le scarpe e i vestiti e gli orologi giusti e anche l’automobile che si deve avere per andare al bar in centro. Dovrà correre dietro a relazioni che magari non gli interessano più di tanto per proporre progetti e in tanto il tempo passerà. DOVRA’ diventare dirigente, assessore, consigliere, dottore. E un giorno, dopo aver passato anni interminabili chiuso nell’incomprensibile traffico cittadino, si guarderà allo specchio e non riconoscerà più il suo volto di bambino, ormai invecchiato. E mentre i bambini poveri, se avranno avuto la fortuna di riuscire a diventare vecchi, avranno messo al mondo un’altra pletora di bambini tra figli e nipoti, i quali saranno ancora ad annaspare nella polvere e nella merda, ma pieni di vita, quelli ricchi annasperanno nel lusso e nel design e negli occhiali da sole, per cercare il senso di quello che stanno facendo e che hanno fatto, senza riuscire a trovare nulla.

I bambini delle famiglie buone e giuste, con le loro cose firmate, non possono sbagliare, non possono perdere, non possono non arrivare. Non hanno il diritto di perdersi, di girare a piedi nudi, di farsi arrestare, di immaginare assurdità, di sognare la rivoluzione. Per dirla in poche parole: nemmeno i bambini ricchi hanno pari opportunità, vengono aperte loro molte strade e gliene vengono chiuse molte altre per sempre.

Passeggiata a cavallo – L’equitazione è vera e propria “ippoterapia”. Il rapporto fisico-energetico con l’animale permette di entrare in profondo contatto con l’elemento terra.

In ultima analisi, questo nostro mondo meraviglioso ha un enorme bisogno di osmosi. Di RESPIRARE PER DIO. Di scambiare esperienze e rendersi conto che abbiamo tutti, nessuno escluso, bisogno di capire. E tutti dovrebbero avere il diritto sacrosanto di sperare in quel che cazzo gli pare. E mentre senza alcun dubbio è inaccettabile che ci sia gente con patrimoni che definirei, in due parole, semplicemente inutili, quando altri non riescono nemmeno a crescere di statura perché non mangiano abbastanza da piccoli, è veramente assurdo che altrettante persone siano prese in giro da un sistema fagocitante che li ha totalmente privati della libertà.

Questa è la ragione per cui, in realtà, non mi preoccupo più di niente, se non di sforzarmi di riuscire ad abbandonarmi al gigantesco flusso di energia che tutto pervade e che ci rende uguali a una particella nucleare come a una galassia di proporzioni inimmaginabili.

Smettetela di sentirvi privilegiati perché avete quattro cose in croce o perché vi ritenete grandi padroni, perché non possedete proprio nulla, nemmeno la vostra vita, che vi è stata magistralmente strappata mentre dormivate mettendovi le sorpresine sotto il cuscino. Sveglia! Il mondo, esattamente come ognuno di noi, ha solo e soltanto bisogno di equilibrio, energia e amore. In pratica, credo, oltre ad essere violato questo e quell’altro diritto specifico, ci troviamo di fronte alla violazione generale, se non per tutti i bambini del mondo per moltissimi e per tanti adulti, dei diritti alla libertà, all’armonia e all’equilibrio. Chi ha tanto da una parte è un miserabile dall’altra e viceversa.

Laboratorio di pittura su temi ecologici

Ricchi o poveri ce ne andremo tutti, siamo di passaggio, “come onde del mare”, scrisse il grande Capo Indiano Seattle – e se ci ostiniamo a non cambiare registro – aggiunse: “contaminate i giacigli dei vostri focolari e una notte vi ritroverete soffocati dai vostri stessi rifiuti”.

Il laboratorio realizzato, che per me personalmente, e per mia fortuna, fu la norma nel periodo dell’infanzia, è ugualmente utile per tutti, bambini e adulti, ricchi e poveri. Forse il più importante diritto da salvaguardare, indifferentemente per tutti, è lo sviluppo della coscienza sul meraviglioso patrimonio che già abbiamo e la responsabilità di onorarlo e prendercene cura.

Lezione di esercizi tibetani per il riequilibrio dello psico-soma e dei chackras

Bagno purificante e tonificante in vasca con acqua di sorgente

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3 thoughts on “I Diritti dei Bambini

  1. Great !! Parabèns Mauro, o texto é muito interessante e muito brasileiro… uno sguardo internazionale della nostra realitá.
    Bacio
    Patricia Tomei

  2. immagini di esperienze fondamentali.Pensieri di grande energia,da leggere e rileggere, per non smettere mai di lavorare per costruire un mondo diverso, per tutti. Illuminante i ragionamento sui diritti “vuoti” dei bambini del “primo mondo”.

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