Voi sarete come Dei

Testo e foto: Mauro Villone

Il maestro Picasso sarebbe contento di me. Lui sosteneva che un buon artista è, in primo luogo, un ottimo ladro. Come in altre occasioni questo titolo l’ho rubato a un libro. “Voi sarete come Dei” è un interessantissimo testo di Erich Fromm uscito negli anni ’60. Si tratta di un volume non troppo grande, abbastanza tecnico e, tutto sommato, di non facile lettura. Fromm era ebreo e nel libro il grande maestro analizza diversi passi specifici dell’Antico Testamento, con l’obbiettivo di dimostrare una tesi. Per quanto mi riguarda, questa tesi è un punto fondamentale ovvero, per l’appunto: “Voi sarete come Dei”, anzi, “Noi saremo come Dei”. Tralasciamo per ora i contenuti specifici del libro e concentriamoci su questa affermazione. Non mi sorprende affatto che tale concetto si possa riscontrare in moltissimi credo religiosi di tutto il mondo. Anzi, a mio modo di vedere, si tratta di un concetto di fondo che pervade l’aspetto spirituale di tutte le culture umane.

Donna che prega nel Gange – Varanasi

Secondo Fromm diversi passi della Bibbia descrivono situazioni in cui profeti e leader religiosi presentano caratteristiche, anche fisiche, sebbene probabilmente metaforiche, divine, come per esempio le corna oppure la capacità di compiere miracoli e incantesimi. Del resto il passo della Genesi che spiega come Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza è del tutto esplicito.

Ma quello che è interessante notare è come questa idea venga condivisa da molte filosofie e religioni. Nei Vangeli (anche se non dovessero avere valore storico, è il concept che ci interessa) il Cristo spesso parla di se stesso come del Figlio dell’Uomo, ma di Dio come suo Padre, come se le due cose coincidessero. In un contesto completamente diverso, come il buddismo per esempio, nel quale il concetto di Dio ha un’importanza più relativa, si parla di esseri illuminati, per l’appunto i Buddha. Ma Buddha più che un essere è una condizione. Essere nello stato di Buddha significa essere Illuminati, ed è una condizione che, in via teorica, può essere raggiunta da qualsiasi essere umano.

Nello stesso modo nelle culture spirituali allucinogene americane (da nord a sud), indipendentemente dal fatto che lo stato allucinatorio sia indotto da sostanze o da pratiche psicofisiche, quello che si cerca è la Visione. Nella Visione non esiste un Dio che compare all’adepto, bensì delle situazioni e degli “esseri” che fanno parte di un mondo che possono percepire solo persone che vanno alla ricerca e che si mettono in gioco modificando lo stato di coscienza in qualche modo. Si tratta di stati allucinatori (che in realtà nelle culture d’origine sono considerati di Visione Profonda o di Consapevolezza Intensa) nei quali un essere umano riesce ad avvicinarsi alla Comprensione reale (eventualmente senza mai raggiungerla totalmente e stabilmente) di come stiano le cose nell’Universo. Si tratta di una comprensione ovviamente non del tutto razionale alla cui temporanea esistenza concorrono diversi fattori che compongono la nostra coscienza.

Santo Daime: Culto allucinogeno dell’Ahyahuasca – Rio de Janeiro

Secondo il filosofo, maestro e yogi indiano Sri Aurobindo uno dei punti fondamentali del senso dell’esistenza è appunto l’espansione della coscienza. Di cosa si tratti esattamente egli stesso sostiene nei suoi scritti di non saperlo con esattezza. Non si tratta solo di comprensione e di consapevolezza, ma, per l’appunto, di Coscienza, qualcosa che, come dicono i buddisti, può essere comunicata e compresa solo tra Buddha. Si tratta probabilmente di uno stato nel quale si percepisce la vera essenza dell’universo, uno stato nel quale non c’è differenza tra il concetto di dio e di umano o di qualsiasi altra cosa. Questi concetti, suggeriti da considerazioni filosofiche e spirituali, presentano un incredibile convergenza con quelli prospettati di recente dalla fisica relativistica, quantistica e dei buchi neri. Queste discipline sono in grado di dimostrare, anche attraverso astrazioni matematiche, come l’intero universo sia un ologramma. Tale teoria attualmente è accettata al punto da portare a definire il “paradigma olografico” come una delle possibili spiegazioni del creato. Ovvero l’intero universo sarebbe un’illusione, sebbene apparentemente concretissimo, ma non solo, avrebbe altre caratteristiche olografiche come la ripetizione della stessa immagine dall’ambito macroscopico a quello microscopico.

Buenos Aires – Domenica Mattina

Gli ologrammi, come tutti sappiamo per esperienza diretta visto che si trovano anche sotto forma di ciondoli nelle tabaccherie di tutto il mondo, non solo danno la sensazione della tridimensionalità, ma se frantumati ripetono all’infinito, anche nei pezzetti più minuscoli, la stessa immagine dell’oggetto originale. Un po’ come, per esempio, le immagini riflesse da innumerevoli goccioline su una superficie che presentano tutte lo stesso aspetto. I frattali, spiegabili sul piano fisico-matematico, ma presenti anche in natura, ne sono una manifestazione tangibile. Un esempio lo troviamo nel ripetersi di golfi, anfratti e promontori nelle coste marine e oceaniche.

Dunque il paradigma olografico, teorizzato dalla fisica quantistica, convergerebbe con le antiche idee spirituali orientali che ritengono l’universo un’illusione, ma anche con l’idea che spiega come il Creato e il Creatore siano la stessa cosa. Qualsiasi particella o insieme di particelle (incluso l’uomo) presente nell’universo (un numero al di fuori della comprensione intuitiva di chiunque), secondo questa visione, conterrebbe l’essenza di tutto. A questo punto non ha più molto senso pensare a una “divisione” tra Dio e il resto. In questo senso gli atei avrebbero ragione: non esiste un tizio al di fuori del tutto che controlla e dirime le faccende umane (e universali). D’altra parte nemmeno lo stesso ateismo ha senso poiché focalizza l’attenzione su un qualcosa che, se per l’appunto da una parte non esiste nemmeno, dall’altra è invece l’intima essenza dell’universo, ossia la Coscienza. In ultima analisi, secondo filosofie/religioni forse più antiche di quanto si possa immaginare, come per esempio lo sciamanismo, la cabala ebraica, l’alchimia, il candomblé e altre, non esiste nessun dualismo, nessun io e tu, ma semplicemente un’unica realtà olografica nella quale la differenza sta tra coscienza e non coscienza.

Madre con Bambino – Campo Nomadi – Torino – Questa foto è stata realizzata dagli stessi bambini del campo durante un nostro laboratorio.

Lo sviluppo della coscienza è complesso, ma tutt’altro che impossibile, come dimostrano gli sforzi di innumerevoli esseri umani, grandi o comuni che siano. Sforzi che avvengono sia sul piano razionale, con lo studio e l’utilizzo della ragione, sia su quello irrazionale, attraverso i sogni, la poesia, l’arte, i sentimenti, le emozioni e, soprattutto, la meditazione e altre pratiche per la discesa nelle profondità della coscienza. Nessuno è escluso dalla possibilità di attingere al nucleo di infinita energia che si trova nelle più remote profondità di noi stessi o quelle dell’universo, che sono poi la stessa cosa. Nemmeno le persone nelle peggiori difficoltà o quelle più oscurate. Probabilmente il significato più profondo della nostra presenza qui è proprio legato alla possibilità di evolvere espandendo la propria coscienza e aiutare altri a farlo, ognuno secondo le proprie capacità. Dottrine e pratiche possono essere strade e i maestri persone che possono indicarle e facilitarle, ma non gli oggetti di culto, come purtroppo talvolta accade. Oltretutto, meglio tenere gli occhi aperti, visto che purtroppo è anche pieno di impostori.  L’oggetto della nostra attenzione è sempre la più profonda entità della nostra vita che coincide con quella di tutto l’universo.

Solo presa di coscienza, nient’altro. Un famoso aforisma Zen dice: “Prima dell’illuminazione spaccar legna e portar acqua. Dopo l’illuminazione spaccare legna e portar acqua”. Ovvero non cambia nulla, se non semplicemente la coscienza del Sé. Incredibilmente in effetti la coscienza di esistere, da curare e sviluppare faticosamente, non ci porterebbe ad altro che a “sentire” quello che c’è sempre stato e sempre ci sarà, quello che, quando si manifesta, il buddismo chiama “fusione tra soggetto (il Sé) e oggetto (l’Universo intero)”. La consapevolezza di ognuno di essere soprattutto coscienza che possiede in profondità il seme dell’illuminazione. E come sappiamo di possederlo noi, sappiamo che lo possiedono tutti gli altri, abbattendo così l’illusoria sensazione di separazione del Sé da tutto il resto. La vita di ognuno, del tutto indipendentemente da quello che fa o dalla maschera che indossa in questa vita, non solo è degna del massimo rispetto, ma è senza dubbio sublime se vissuta nella consapevolezza di avere tutto il diritto a sentirsi parte del mito autogenerantesi presente nell’essenza dell’universo.

Tasting Enlightment – Tempio Indù di Madurai – Tamil Nadu

Voi sarete come Dei, l’intuizione del grande maestro Erich Fromm, possiamo farla nostra, coscienti del fatto che abbiamo tutte le potenzialità e gli strumenti per dare senso alle nostre vite, trovando l’energia per espandere la coscienza e assaporare fino in fondo, senza sensi di colpa, la meraviglia del semplice fatto di esistere. Esistenza manifesta forse da sempre o per sempre, per ora non importa, ma senza dubbio qui ed ora, in totale fusione con l’universo intero.

Allahbad Railway Station – Un Passante

Segue una galleria di incontri di molti viaggi…

Baixada Fluminense – Rio de Janeiro

Kumbh Mela – Allahbad

Rocinha – Rio de Janeiro

Ragazza nigeriana – Torino

Isola del Maranhao

Istanbul

Pastori-guerrieri Masai – Kenya

Aspettando il Sole – Varanasi

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