Un altro sguardo sulla Grecia

Testo di Mauro Villone – Foto di Lidia Urani

È sorprendente come, nonostante l’avvento di Internet con la conseguente liberalizzazione dell’informazione, sia difficilissimo accedere a dati non manipolati o comunque più attendibili rispetto a quelli che ci vengono propinati dai mass-media. La spiegazione di ciò è abbastanza semplice, anche se i fenomeni sono estremamente complessi. Una persona qualsiasi, un normale onesto cittadino, si trova nel bel mezzo di una sparatoria di dati e a una vera e propria guerra mediatica che non ha affatto lo scopo di informare seriamente, bensì quello di rendere individui e gruppi docili e di facile gestione sia per il mantenimento del potere, sia per ragioni commerciali e finanziarie.

Qualsiasi sia la notizia in questione è facilissimo che la verità, se non necessariamente occultata, sia talmente manipolata da fornire un’idea del tutto falsata del vero stato di cose. Ricostruire poi la vera natura degli eventi diventa un vero e proprio lavoro lungo e tecnicamente complesso per cui, alla fine, anche chi animato dalle migliori intenzioni non ha tutto quel tempo da dedicare a lunghe ricerche su internet scandagliando vari organi di informazione e controinformazione. Di fatto anche i più scafati leggono qualche articolo qua e là e si affidano più che altro al mezzo televisivo, tuttora il vero padrone della situazione per mere ragioni biofisiche. Ovvero da l’illusoria idea di ottenere il massimo di beneficio con il minimo dispendio di energia. Anche se sappiamo benissimo che non è così ci caschiamo regolarmente.

Sta succedendo anche ora con la faccenda della crisi europea. È un fenomeno complesso che presenta risvolti politici, sociali, finanziari, economici, di consumi e di produzione. È chiaro che il disagio sta aumentando vertiginosamente, ma capire cosa stia realmente succedendo non è affatto facile. D’altra parte il problema di fondo sta nel fatto che invece è facilissimo accettare per buona l’informazione che ci viene propinata.

Nella fattispecie gli attuali dirigenti politici italiani, oltre a non essere affatto stati eletti dal popolo, sono letteralmente una manica di ignoranti totalmente all’oscuro di quelle che sono le reali necessità degli esseri umani e del popolo nel suo insieme. Il robot Monti è probabilmente un funzionario (strapagato) competente sul piano tecnico, ma la mia sensazione è che sia totalmente privo di una conoscenza allargata del genere umano e delle sue esigenze, ma soprattutto di quello che dovrebbe essere un vero sviluppo sociale, spirituale e anche materiale della società del futuro. Si tratta di un poveraccio che si deve conformare a quello che sono le esigenze non delle persone bensì di altri personaggi e organi di potere come per esempio la Germania o la stessa Unione Europea o le organizzazioni bancarie oppure chi sa quali altri manovratori.

Questo lo dico non perché voglia fare della dietrologia o del complottismo, ma semplicemente per dire che la verità quale è realmente non ci può certo arrivare da questo scagnozzo del sistema finanziario né dalla sua banda. Quale sia poi la verità di certo non è che io lo possa sapere. Comunque sono mesi che i mass-media ci stanno insegnando a temere la “crisi” materiale. Sventolano spettri di ogni tipo per spaventarci, come per esempio la tragica situazione greca, con la città di Atene in rivolta e sull’orlo della fame. Tutte queste operazioni sono ben congegnate non c’è che dire, c’è anche gente che finisce col togliersi la vita. Operazioni congegnate talmente bene che ci hanno convinti che serva un commissario come questo imbarazzante individuo che viene venduto come un grande esperto, mentre non fa altro che chiedere ulteriori soldi alla gente come potrebbe fare un qualsiasi mendicante a un semaforo di una qualsiasi città del mondo. Voglio raccontare la mia esperienza in Grecia che credo possa essere illuminante su come credo stiano realmente le cose. Si tratta di un’esperienza ultraventennale di frequentazione di questo paese, alla quale ne ho aggiunta una di recente.

 

Ho girato per più di un mese per le cittadine e i paesi, ma soprattutto le zone rurali e costiere del Peloponneso, dove ho incontrato gente forse meno titolata dei nostri ridicoli dirigenti, ma senza dubbio più aristocratica, nelle profondità dei loro intimi imperi, dei pagliacci che pretendono di gestire l’Europa. Gente umile che vive senza nessun rumore la sua vita quotidiana, i veri signori della nostra era e che saranno i veri sovrani del mondo che speriamo di abitare, sereni e senza i sensi di colpa che cercano di instillarci, in un futuro non troppo lontano.

Mi piace condurre un auto per ore e macinare migliaia di chilometri per settimane. È così che visito paesi e paesini nascosti in anfratti della costa e vallate sperdute. Non tutto è perduto cari amici. Ci sono luoghi nel mondo dove entità della natura, maghi, dei e folletti vivono ancora in tutta tranquillità, del tutto ignari del becero business turistico che devasta luoghi meravigliosi, magari a pochi chilometri di distanza. Il potere materiale sembra fare paura, ma è in realtà così poco potente da perdere tutta la sua energia a poche ore di cammino dai posti dove pretende di farla da padrone.

Mi piace, spesso e volentieri, immergermi in atmosfere dimenticate dal turismo di massa, dove si vive ancora in una dimensione umana, forse meno eclatante, ma senza dubbio più vera.

Una sera stavamo cercando un posto per dormire, difficile da trovare, visto che eravamo totalmente al di fuori da qualsiasi circuito conosciuto dalle fottutissime “Lonely Planet”. Scesi dall’auto per chiedere informazioni, come potevamo, visto che parliamo pochissimo il greco, un’anziana contadina sulla strada non parlò e sorrise, poi fece cenno di avvicinarci e ci regalò tutte le albicocche appena raccolte che portava in un cestino. Proseguimmo per incontrare poco dopo una taverna. Il proprietario stanze non ne aveva, ma salì in macchina facendoci cenno di seguirlo. Ci portò a pochi chilometri da un amico che disponeva di alcuni appartamenti. Qualche giorno dopo, quando ci congedammo il suo giardiniere si tolse il cappello per salutarci e ci regalò due rose. In qualsiasi posto dove ci fermassimo a mangiare ci offrivano il caffè o la frutta o un digestivo. Ovunque venivamo accolti con estrema gentilezza e cortesia. Si potrebbe osservare che essendo viaggiatori fosse loro interesse fare del marketing preventivo, ma tutto questo accadeva sempre anche con sconosciuti che non avevano nulla da vendere né da affittare.

In tutta la regione l’economia è basata sul turismo e sull’agricoltura. Coltivazione di ortaggi e, soprattutto, dell’ulivo, a perdita d’occhio. I segni di crisi, relativamente contenuti, si limitano alla scarsità di turisti greci della classe media, quelli che avrebbero dovuto arrivare, come di consueto, dalle grandi città. Ma segnali di disagio da parte della popolazione locale, in totale armonia con se stessa, con l’ambiente e con il proprio lavoro, nemmeno uno. Anzi la mia sensazione è che, in una situazione di generale modestia, circondati da un ambiente meraviglioso e paesaggi mozzafiato, nessuno fosse troppo preoccupato né del passato e né del futuro, e tutti sembrassero piuttosto sereni in un presente ancora scandito da ritmi umani e non elettronici. Per quanto tempo possa durare ancora, non ne ho idea, senza dubbio avrei mai pensato in passato che queste atmosfere potessero sopravvivere fino ad oggi.

È possibile, in queste contrade della Grecia, fare chilometri senza incontrare nessuno e visitare castelli bizantini abbandonati a se stessi da secoli, contrade medioevali, templi antichi sperduti su picchi rocciosi quasi irraggiungibili, chiese bizantine all’interno di caverne carsiche con ancora i dipinti originali sulla roccia calcarea. In molti di questi posti viene da chiedersi come facessero a risolvere problemi logistici anche grandi, ma banali, come l’approvvigionamento d’acqua. Doveva essere un lavoro di trasporto continuo, per comunità anche vaste, arroccate in posti incredibili. A dispetto di tale isolamento la popolazione attuale è ben più che amichevole, addirittura accogliente ed enormemente empatica, spesso felice di condividere quello che ha con i viandanti. Sembrerebbe addirittura una società ideale, né ricca né povera, dove chiunque ha il piacere di regalare qualcosa, di essere gentile senza alcun secondo fine, di dare piacere. Ci è accaduto di cercare un caffè in un paese sperduto e, siccome non c’era il bar, essere invitati da due vecchietti in casa loro per rifocillarci. Ci è capitato di sederci su una panchina di un paese e vedere un tizio avvicinarsi per regalarci dei fichi secchi, senza alcun motivo. Una volta in un supermercatino familiare dove ci siamo fermati a comprare poche cose ci hanno regalato una bottiglia di vino locale autoprodotto. Una società tradizionale, senza dubbio con i suoi limiti, ci mancherebbe, ma dove il senso del Sé, delle relazioni umane, dell’accoglienza, della famiglia, della casa come spazio sacro, rappresentano ancora un naturale e armonioso punto di riferimento. Sono persone capaci di farvi sentire importanti, anche se siete un pellegrino qualunque.

Più di una volta ci è capitato di essere ospitati a pranzo o a cena senza alcun secondo fine. Una volta, in una sperduta vallata di un’isola dalla bellezza quasi improbabile, rimanemmo a corto di acqua e cibo nel tentativo di raggiungere una spiaggia. Scendendo per la strada impervia incontrammo un monastero con diverse auto parcheggiate davanti, sembrava ci fosse un matrimonio o una festa. Appena entrati ci rendemmo subito conto che si trattava di una Panaghiria, le feste tradizionali delle isole dove la gente del luogo si incontra periodicamente, quasi sempre nelle mura di un monastero o nei pressi di una chiesa o di una cappella. Ricchi e poveri portano quello di cui dispongono, chi di più chi di meno e passano un giorno e una notte insieme, danzando al suono delle musiche tradizionali, spesso abbracciati in cerchio. È una tradizione molto antica che serve a suggellare, nelle notti d’estate, il legame di solidarietà che c’è tra gli isolani.

Entrammo nel monastero. C’era una tavolata piena di gente e bambini che giocavano nel patio. Gente molto semplice che stava terminando il pranzo, seduti intorno al tavolo con il pope, il prete ortodosso. Si tratta di preti con famiglia che, spesso da generazioni, conducono un monastero. Fummo accolti calorosamente e rifocillati. Dopo circa un’ora, molte chiacchiere e un po’ brilli, ci congedammo con baci e abbracci come fossimo vecchi amici e ci avviammo a raggiungere la spiaggia.

In diverse altre occasioni partecipammo per molte ore alle Panaghiria, condividendo la compagnia, la musica, le danze abbracciati in cerchio e il cibo. Altre volte abbiamo partecipato alla pesca. È molto interessante notare come i media ci parlino della Grecia come di un paese al disastro soffermandosi solo sulla situazione delle grandi città, che poi in Grecia si riducono ad Atene e Salonicco, ma soprattutto la prima. È lo stesso giochino che si fa un po’ dappertutto, raccontando ai televisionari e ai tossici mediatici che le cose vanno male quando in realtà la crisi, senza dubbio reale e devastante, spesso è generata solo dal mondo industriale e finanziario. E oltretutto, pur portando molte persone alla rovina, è indotta dalla necessità fittizia della continua crescita per stare al passo con i mercati e con i paesi, come la Germania, trainanti sul piano industriale e finanziario. È come se per dare un passaggio a una persona in bici lo trainaste con un’auto a una velocità esagerata, che prima o poi lo travolgerebbe.

I nostri politici, sempre a corto di idee, parlano di crescita, riferendosi regolarmente, sempre e solo, alla crescita materiale, di consumi e di produzione. Ma cosa cazzo volte “crescere” che non sappiamo nemmeno più dove metter la roba (e i rifiuti). Non hanno la benché minima capacità di immaginare scenari diversi, magari di crescita umana e culturale o della capacità di tornare a occuparsi della vita quotidiana normalmente. Come appunto fanno i Greci delle zone rurali o le popolazioni di qualsiasi altra parte del pianeta che non sia ancora del tutto devastata dai videogiochi, dai media, dalle mode dozzinali.

I media, molto utili per l’informazione, hanno gli sgraditi effetti collaterali di poter essere manipolati e di indurre gli spettatori ad accettare qualsiasi ipotesi come l’oro colato della verità. In ultima analisi chi è preso nelle maglie del sistema di lavoro e di produzione non ha il tempo, i mezzi o la voglia per sottrarsi alla manipolazione e perde completamente la capacità di osservare e scegliere con senso critico sia le informazioni che il proprio stile di vita.

Nella realtà chi, per qualsiasi ragione, come per esempio quella di vivere in zone rurali o comunque non così contaminate dai bisogni fittizi industriali, vive ancora secondo i dettami delle buone ragioni, del buon senso e dell’intuito, si sottrae naturalmente al cancro della perdita del senso della vita, della fretta inutile e del perseguimento di obbiettivi ormai impersonali. Quanto queste popolazioni possano resistere ancora all’attacco del marketing, del denaro e della tecnologia non lo so. Probabilmente la lontananza dalle città è un buon antidoto. Ma d’altra parte la penetrazione dei media è sempre più capillare e i messaggi pubblicitari, così come i dettami del costume standardizzato, sono sempre più convincenti. È così che giovani, che fino a ieri vivevano tranquilli in un’aurea semplicità, oggi o riescono a comprare moto e auto a rate o, in caso non ce la facciano, affogano la loro disperazione (fittizia) in droghe sempre più devastanti che stanno penetrando anche nei villaggi più sperduti di tutto il mondo. (Di questo ne parlerò in un prossimo articolo).

D’altra parte con una classe politica, uguale in tutto il mondo, capace di pensare solo alla crescita economica come quegli ignoranti del nostro consiglio dei ministri, peraltro mai eletto da nessuno (anche se non cambia nulla), cosa ci si può aspettare che imparino giovani e giovanissimi che hanno come punto di riferimento solo un mondo disfatto. Un mondo di sedicenti vincenti che sono solo dei saltimbanchi d’avanspettacolo, fotografi ricattatori, dirigenti corrotti, una pletora di personaggi ridicoli e patetici che non servono a nulla, nemmeno a se stessi.

Tutto questo non per esternare un’invettiva come sempre e come tante altre, ma per invitare a prendere coscienza del fatto che il genere umano, soprattutto le persone comuni, che non hanno nessun bisogno di dover fare chissà cosa per essere “qualcuno”, è molto meglio di quanto ci vogliano far credere. Le nostre possibilità sono ben superiori alla ridicola crescita di cui si ostina a parlare il cyborg Monti che non fa altro che chiedere soldi, più consumi, più produzione, più lavoro. Avremmo la possibilità, e senza alcun dubbio la capacità, qui ed ora, di vivere a un livello completamente diverso, dove non è necessario “crescere” sul piano tecnologico (soprattutto, tra l’altro, per mantenere parlamentari in pensione con stipendi assurdi, inclusi i vari presidenti), ma è possibile crescere con estrema semplicità sul piano umano e interiore, godendo di quello che già avevamo fin dall’inizio.

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3 thoughts on “Un altro sguardo sulla Grecia

  1. COMPLIMENTI MAURO UNA RIFLESSIONE A TUTTO CAMPO A VOLTE PROPRIO TOCCANTE EMOZIONANTE. E’ IL VIZIO DEL CAPITALISMO DI OGNI RISMA QUELLO DI SAPER SOLO PRODURRE E INDURRE (COME DICEVA MARCUSE..) NUOVI BISOGNI. E PROPRIO VERO.. BASTA SPRECHI CONSULENZE INUTILI.. PAGLIACCI CHE NON HANNO NULLA DA DIRE.. NON DI TRATTA DI POETICO E ILLUSORIO SPIRITO AGRESTE.. SI TRATTA DI VITA.. DI CALORE.. DI PACE.. DI NATURA VERA.. E NON SOLO QUELLA ENFATIZZATA ANCHE DA TANTI NO GLOBAL.. SAPER DONARE. SAPER ACCOGLIERE.. MI SPIACE MA CHI PENSA SOLO A FAR SOLDI..E COMANDARE.. (ED ANCHE I NEW AGE E MAESTRI VARI.. NE VANNO GHIOTTI..) NON POTRA GODERSI UN GIARDINO VERO.. IL GIARDINO VERO DEL MONDO.. CHE NON è UNA VILLA IN COSTA SMERALDA. CON MULTI PATIO CON PISCINA.. IL RITORNO DELLE COSE SEMPLICI. è UNA REALTA.. E MEGLIO FARSI SFRUTTARE E MANGIARSI LA VITA. PER QUATTRO EURO.. IN GUERRE PRODUTTIVE. E SERVILI.. O IMPARARE AD ESSERE UMANI.. A VIVERE CON IL POCO CHE SERVE.. IN FONDO AVERE TANTI CAPPOTTI E SCIARPE E VECCHI PANTALONI. A CHE SERVE.. O CENTINAIA DI SCARPE COME CERTE SIGNORINE..
    MEGLIO UN BUON POMODORO IRREGOLARE CHE QUELLI TUTTI UGUALI DI UN SUPERMERCATO PRIVI DI GUSTO E SAPORE.. COMPRARE UN UOVO BUONO. E NON LE OFFERTE CHE SON OPIENE DI VELENO.. MA COME SI FA A VENDERE DIECI COSCIE DI POLLO A DUE EURO E CINQUANTA.. (A ME FANNO SKIFO.). GRAZIE MAURO. GRAZIE. DAVVERO PER QUELLO CHE HAI SCRITTO CON IL CUORE.

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