I Dieci Mondi

"Odio gli indifferenti" (A. Gramsci)

…io…ecco..sì…mi rendo conto…nell’ottica…capisco…bisognerebbe (forse) fare qualcosa…magari, cioè, un giorno (adesso c’ho la depressione) …cioè…praticamente…bisogna vedere…bla bla…sistema di merda….è colpa della società…un problema di coscienza….adesso vedo…devo pagare le rate della mini…ma ci sono eh…hanno tutta la mia solidarietà…ora vedremo.

La foto di apertura mostra una rua di RIO DE JANEIRO CENTRO…SI’ CERCANO DA MANGIARE TRA I RIFIUTI DI UN HOTEL….

Un paio di imbecilli (un personaggio molto noto e un perfetto sconosciuto) e forse qualcun altro mi hanno scritto su Facebook e su lastampa.it le loro opinioni dandomi, tra l’altro, del moralista. L’imbecille sconosciuto ha anche chiesto perché “non ti fai i cazzi tuoi”. È un’espressione che conosco molto bene. Veniva ripetuta spesso in alcune provinciali città italiane degli anni ’70 da individui della sottocultura di destra (anche se si trattava di gente che non sapevo nemmeno da che parte stava girata, figuriamoci distinguere tra destra e sinistra). L’importante è che “ti fai i cazzi tuoi”. A parte la volgarità dell’espressione, qualsiasi stupido a un distratto esame si accorgerà che è proprio la gente che si fa gli affari propri che ha gettato tutto il pianeta nelle condizioni disastrose nelle quali ci troviamo ora. A cominciare dai nostri politici, molto più preoccupati del loro stipendio a vita che del benessere del popolo, come, per quanto faccia sorridere, dovrebbe esattamente essere. Ma c’è di più. Io che scrivo e milioni di altri individui più o meno in condizioni economiche e culturali appena decenti (e quindi privilegiate) sono una minoranza rispetto ai miliardi di individui che vivono al di sotto della soglia di povertà. Sto andando a spanne, ma una volta o l’altra mi piacerebbe dare i numeri. Ovvero stilare un significativo elenco di numeri relativi alle condizioni disagiate di vario tipo nelle quali versano milioni di persone su tutta la terra. Tanto per dare un’idea di cosa sto parlando si pensi che 145.000.000 (145 milioni) sono i bambini a rischio di morte per fame ogni anno sul pianeta (Fonte: MSF), mentre 7.000.000 (7 milioni) sono i bambini di strada nel solo Brasile (Fonte: Governo Brasiliano). Ebbene i numeri che intendo dare sono un elenco sterminato di questo tenore. Ora, per dare ancora dei numeri, mentre lo sconosciuto imbecille scriveva “perché-non-ti-fai-i-cazzi-tuoi-moralista” e le sue altre puttanate (circa un 30 secondi di tempo) una decina di bambini chissà dove dalla terra sono passati a miglior vita per cause varie. Tale è la frequenza di morti infantili sul pianeta, mentre in Europa e USA si preoccupano della “crescita” economica, così come fa il nostro premier. Personalmente preferisco dedicarmi ai bambini del nostro centro Para Ti a Rio de Janeiro. E’ molto più divertente. Lo faccio per me più che per loro, visto che è molto di più quello che prendo che quello che do. Sono furbo, non moralista, imbecilli.

Giuliana e Franco Urani nel loro centro Para Ti. Franco, dopo 30 anni dedicati all’industria ed ex Presidente della FIAT brasiliana ne ha dedicati altri 30, con Giuliana ai bambini delle favelas brasiliane. (Ph. Archivio Para Ti)

Ma abbandoniamo per un attimo i moralismi e parliamo di furbizia e sano amor proprio. Mentre alcuni muoiono di fame altri (sullo stesso pianeta) crepano per sovrappeso, cancri spesso dovuti a ragioni psico-spirituali, si suicidano per noia e muoiono lentamente ogni giorno per depressione o di solitudine, quasi solo nei paesi ricchi. Negli slum, nei ghetti e nelle favela di tutto il pianeta si potrà crepare di dengue, infezioni, fame e violenza, ma di sicuro molto difficilmente di solitudine e depressione. Non è che ci si viva da dio, questo è chiaro, ma sicuramente la tristezza non appartiene a questi mondi e comunque non il tipo di tristezza che uccide persone che pensano di avere tutto mentre non hanno un bel niente. Ora, persino un imbecille dovrebbe saper fare due+due e rendersi conto che viviamo in un disequilibrio ridicolo che non fa bene a nessuno, addirittura imbarazzante per persone con un minimo di sale in zucca. Una volta lessi lo scritto di un monaco buddista tibetano che più o meno diceva molto semplicemente: “L’occidente ha la tecnologia materiale, mentre l’oriente e il sud del mondo hanno quella spirituale,  se riuscissimo a collaborare potremmo forse salvare il mondo”.

Il titolo di questo articolo l’ho proprio preso a prestito dal buddismo. Lungi da me l’idea di fare della catechesi orientale e lungi ancora di più mettermi a spiegare filosofie oggetto di insegnamento di grandi e qualificati maestri. Il concetto dei dieci mondi lo utilizzo e prendo a prestito solo perché lo trovo geniale nella sua semplicità e molto funzionale sul piano pratico. Venne elaborato inizialmente in Cina molte centinaia di anni fa, ben prima dell’anno mille e poi giunse in Corea e in Giappone, per poi da qui dirigersi, relativamente di recente, in occidente grazie al diffondersi degli insegnamenti di un monaco buddista del XIII secolo.

Giuliana con una delle bambine del suo centro Para Ti

Semplificando e sintetizzando molto, la dottrina dei dieci mondi parte dal presupposto che un essere umano viva, nell’arco anche di una sola giornata, diverse situazioni sul piano fisico, emozionale e spirituale. Si tratta di situazioni anche molto complesse, ma, in linea di massima, si può considerare una valida approssimazione la definizione di dieci stati vitali di base. Questi stati vitali, o dieci mondi sono: inferno, animalità, avidità, collera, umanità, estasi, studio, parziale illuminazione, bodhisattva e buddità.

Non mi soffermo né sulla teoria né su ognuno di essi per abbreviare e arrivare subito al dunque, che è molto interessante. In breve, inferno, animalità (o fame), avidità e collera sono stati di sofferenza palesi nei quali hanno il sopravvento gli istinti più bassi che hanno il compito di nutrire soprattutto l’ego. Umanità, estasi e studio sono invece condizioni superiori dove c’è spazio per i sentimenti migliori e la ricerca culturale, emotiva e spirituale. Parziale illuminazione appartiene alle persone che coltivano un rapporto più profondo con l’esistenza e nutrono il proprio spirito con idee e sentimenti. Il mondo di buddità è quello al quale si può accedere tramite la meditazione (numerose tecniche di meditazione) e la discesa in profondità nello spirito e nei livelli di coscienza più profondi. Siccome secondo la teoria dei dieci mondi essi si compenetrano l’un l’altro, ovvero, come si diceva prima, le nostre condizioni fisiche, spirituali ed emotive sono complesse e cambiano in continuazione, va da sé che coltivare l’illuminazione con la meditazione permette di “illuminare” tutti gli altri mondi e quindi in qualche modo anche di capire il senso delle nostre sofferenze e intemperanze.

Lidia con un’amica di Vila Canoas e i miei zii Franco e Luisanna che contribuiscono al sostegno della gente di Para Ti

Ho lasciato per ultimo lo stato vitale (o mondo) di bodhisattva poiché è quello che maggiormente mi interessa in questo contesto. Udite udite. Secondo alcuni grandi maestri buddisti uno dei modi per accedere all’illuminazione è quella di vivere (o sforzarsi di vivere) nel mondo di bodhisattva. Da morire dal ridere. Ovvero, mentre gli imbecilli spiegano che “ti-devi-fare-i-cazzi-tuoi” i maestri orientali (e non solo, ma anche indios, aborigeni e africani) spiegano che un buon modo di vivere che fa bene alla salute psicofisica e spirituale e proprio quello di occuparsi degli affari degli altri (oltre ovviamente che dei propri). Di recente ho incontrato in Brasile un maestro di Candomblè che mi ha spiegato come tale via sia basata sull’amore incondizionato (avrò modo di parlare nello specifico di questo in altre occasioni). Ma non c’è nemmeno bisogno di essere un Cristo, Don Bosco, Gandhi o Martin Luther King. Per esperienza personale, lasciando in pace un attimo i grandi maestri, posso garantire che anche noi persone comuni, a volte persino sopraffatte dai propri limiti, possiamo godere di una condizione migliore, una buona forma, ma soprattutto una sensazione di grande soddisfazione anche solo sforzandosi di occuparsi di condividere problemi altrui. Lo dimostra il fatto che migliaia di persone che fanno per esempio volontariato, donano il sangue, o sono comunque sempre disponibili stanno molto meglio di quelli che non fanno queste cose. Addirittura trovo che in generale le persone che provano empatia, trasporto e condivisione per gli altri non sono solo più felici, ma persino molto più affascinanti e attrattive. In poche parole rendersi disponibili o fare, secondo le proprie possibilità, volontariato è una furbizia nei confronti dell’amore per se stessi e gli imbecilli si mettano il cuore in pace poiché tutto questo non ha a che fare una sega con il moralismo. In Brasile continuo a incontrare persone che si stanno dedicando razionalmente ad aiutare altri poiché trovano in questo un enorme soddisfazione, un grande nutrimento per l’anima e lo spirito (oltre al fatto che si sta anche meglio fisicamente e si conosce un sacco di gente). Una di queste persone l’ho già descritta in un mio articolo su lastampa.it. Si tratta di Padre Renato, che dedica la vita a strappare alla fame, alla droga e alla prostituzione centinaia di bambini ogni giorno in uno dei posti più pericolosi del Brasile. Ne parlo in questo articolo su lastampa.it. Altri sono imprenditori italiani (spessissimo piemontesi), spesso benestanti che si dedicano al sociale. Sono attività difficili che richiedono impegno, ma non sono un sacrificio, sono divertenti, come una volta scrisse con disarmante sincerità Gino Strada nel suo libro “Pappagalli Verdi”.

Padre Renato con alcuni bambini di strada da lui salvati

Una volontaria tedesca con una bambina brasiliana

Un amico italiano che ha mollato tutto per aprire un centro per bambini a San Luiz nel nord del Brasile

Pheel Carlos Balliana, ns amico, cantante e showman, aiuta il centro Para Ti nell’organizzazione eventi e nella raccolta fondi.

Il Grande Ivan Tanteri, artista di strada e direttore artistico del Festival di Chieti, in azione in un laboratorio teatrale con i bambini di Padre Renato.

Sono affascinato dai medici pagliacci degli ospedali, dai volontari dei terremoti e altre catastrofi, dai preti (quelli seri) che dedicano la vita ai bambini dei posti peggiori della terra, dai medici senza frontiere, dai volontari senza frontiere che siano nella galera della mia città o chissà dove, da chiunque si sbatta per qualcun altro, anche solo facendo le due di notte per ascoltare le cazzate di un amico in preda alla sofferenza per un amore mal riposto. La condivisione e la compassione (non intesa come pena e carità, ma come condivisione delle passioni, positive e negative) sono ciò che rende un’esistenza piena e profonda. Non si tratta affatto di moralismo, ma dell’idea pragmaticamente furba di perseguire la felicità e la libertà. Il grande psicologo e filosofo romano Aldo Carotenuto, dopo anni di attività, studi e scritti arrivò alla conclusione che ciò che veramente conta sono solo i sentimenti e le relazioni umane. Il resto, aggiungo io, sono solo accessori, magari bellissimi e di tutto rispetto, ma solo accessori, gingilli, giocattoli.

La nostra amica Aziza Karrara con la sua azienda Stamperia sostiene il centro finanziariamente e regalando materiali da bricolage per i laboratori con i bambini.

La nostra amica Regina Fernandes, docente all’Università di Rio ed esperta del colore, tiene i laboratori con i bambini con i materiali regalati da Aziza. Regina sta lottando e vincendo0 contro una feroce malattia.

Mi fanno pena invece tutti quelli che corrono dietro al denaro, alla fama, alla vittoria, alla posizione, al successo, agli status symbol, come se fossero le cose più importanti della terra, mi fanno pena le teste di cazzo pseudointellettuali che si masturbano il cervello con vecchie idee su morale, etica ed estetica, per poi ritrovarsi smarriti come cani randagi non appena si troveranno di fronte alla malattia, alla vecchiaia e alla morte, le VERE sfide che ci attendono.

La vita umana è anormalmente breve. Di fronte all’eternità inoltre il tempo è una ridicola convenzione che, oltretutto, come insegna la fisica, non è assoluto bensì una dimensione variabile, in gran parte dipendente dalla massa del pianeta su cui ci troviamo. Nello spazio o su un pianeta più piccolo o più grande sarebbe diverso. Ma la nostra piccola cultura insegna che bisogna partire subito e in fretta, se si vogliono possedere denaro e potere. Per questo il mondo propone sempre nuove e continue competizioni, apparentemente sane poiché sviluppano il senso di sfida, ma in realtà rivolte a primeggiare sugli altri alimentando ancora una volta l’Ego e non per celebrare la sfida in se. Così invece di sfidare, come dovremmo, le forze negative che impediscono di vivere per vivere e gioire, si sfidano altre persone dando così inizio a una girandola senza fine che chiamo: la guerra degli Ego. Personalmente invece sono convinto del fatto che sia di una semplicità disarmante sentirsi liberi e felici grazie alla pace tra gli spiriti.

In ultima analisi la via del bodhisattva, senza nemmeno essere Mandela o Miloud o Gino Strada, ma persino sforzandosi di fare maldestramente il volontario in un ospedale o in una scuola è una via sicura, anche se non facilissima, verso la vera libertà, quella interiore, quella delle relazioni umane, quella della vera ricchezza, quella dell’eternità.

Manuela e Alessandro della Croce d’Oro di Prato stanno raccogliendo i fondi per un progetto sportivo con i bambini a Rio.

Sullo sfondo Melody Gardot, cantante di blues, jazz e world di Philadelphia mentre gira il video del suo ultimo Album con i bambini del nostro centro a Rio

Matteo, con Titti e Francesca, mettono a disposizione il loro favoloso Concept-Store L’Eglise a Torino…e soprattutto il loro tempo, per la raccolta di fondi per i bambini brasiliani.

Bambina di Vila Canoas (Rio)

Bambina al centro Para Ti

Tra gli altri furbi il furbo autore delle foto e dell’articolo.

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4 thoughts on “I Dieci Mondi

  1. VI LEGGO SEMPRE CON ATTENZIONE, CERCO DI DARE IL MIO CONTRIBUTO CONCRETAMENTE E DI NON STARE A GUARDARE.
    CERTAMENTE HO DA LAVORARE ANCORA SULLA MIA INDIFFERENZA.
    GRAZIE,
    Elena

  2. Dopo aver letto tutto ciò, mi rimane una sana riflessione e credo che qualcosa nel mio cuore si sta ribellando dicendomi ” fai qualcosa per gli altri e non sempre per te “.
    Grazie per le vostre testimonianze che mettete in pratica con tanto amore.
    Un grande abbraccio!

    Con affetto.

    Luigi Rana

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