Auguro un buon NO TAV a tutti!

Perché sono contro l’alta velocità

Vaffa'n'culo all'alta velocità

Vaffa'n'culo all'alta velocità

 

Premessa. Non sono per il terrorismo e la violenza. E nemmeno per il terrorismo ambientale. Detto questo vorrei serenamente spiegare perché sono contro l’alta velocità. Prima di tutto “chi va piano va sano e va lontano” mi diceva sempre mia nonna, che tra l’altro è arrivata fin quasi a cento anni, passando a miglior vita negli anni novanta dopo essersi puppata quasi tutto il ventesimo secolo, incluse due guerre. Ma questa è un’altra faccenda. Ora preferirei andare su un piano un po’ più tecnico.

Dunque all’università feci Scienze della Terra. Non ho mai fatto il geologo, ma il corso di laurea lo ritengo comunque estremamente formativo e ringrazio i miei genitori per aver avuto, a differenza di troppa gente, l’opportunità di studiare e, nella fattispecie, di approfondire questi temi che, tra l’altro, hanno anche una valenza filosofica. Tralascerei anche il fatto che le montagne, compresi i milioni di miliardi di miliardi di minerali di cui sono fatte, sono considerate sacre da un sacco di gente del passato e del presente. Sarebbe troppo. Mi limito solo a ricordare che il Regno Minerale è uno dei tre regni della natura e affianca quello vegetale e quello animale. Tutti e tre meritano considerazione e rispetto.

Ma rimaniamo pure in un campo strettamente tecnico. Qualche mese fa, in occasione della serie di alluvioni che devastarono il territorio italiano, presi contatto con uno dei docenti di Geologia Applicata dell’università di Torino. Molto più giovane di me, visto che io seguii il corso di laurea alcuni eoni fa, in un’altra era. Un tipo simpatico, con il quale concordammo assolutamente sul fatto che è vero che la natura quando si scatena non c’è niente da fare se tira giù una montagna ed è in parte inutile cercare per forza qualcuno a cui dare la colpa. Ma è anche vero che negli ultimi cento anni (e anche prima) amministrazioni varie di ogni dove hanno gestito allegramente montagne, giganteschi corsi d’acqua e terreni di ogni tipo come se fossero bruscolini. Abbiamo detto che ci vuole rispetto. D’altra parte cosa aspettarsi da persone che non rispettano nemmeno altre persone, figuriamoci gli animali, le piante e le montagne.

Allora facemmo solo un accenno all’alta velocità e lui mi disse testualmente: “Tirare una riga sulla carta geografica di una vallata non significa fare un progetto. Fare un progetto vuol dire studiare un problema attentamente da tutti i punti di vista. E precisamente: ingegneristico, architettonico, di estetica del paesaggio, geologico, geotecnico, economico, finanziario, di impatto ambientale, di impatto sociale, di utilità sociale. Senza entrare nel merito di tutte queste faccende qua (importantissime tutte) oserei dire che c’è qualcosa che non va. Nonostante abbia studiato geologia non ho mai fatto il geologo e oggi mi interessa di più la sociologia e poi sul mio blog parlo di quel che cazzo mi pare.

Quindi. È evidente che se una parte della popolazione che abita la Valle di Susa è incazzata nera ci sarà una ragione precisa. Un’amministrazione degna di questo nome dovrebbe essere in grado di aprire un dialogo con serenità e, soprattutto, umiltà, con il popolo (e il territorio) che pretende di amministrare. Al di là di quelli che sono i costi di una simile impresa, i quali c’è chi ha rilevato che sono esageratamente alti, occorre vedere se realmente questo progetto è di utilità per lo sviluppo economico e sociale. I furbacchioni che si arrogano il diritto di sapere tutto su quello che si deve e non si deve fare sostengono che (oramai è una frase fatta e strafatta, persino più di un tossico di Bangkok) “senza un collegamento TAV con il resto dell’Europa rimaniamo tagliati fuori dallo sviluppo”. Ho già detto che cosa penso dello sviluppo in questo spazio. Viene venduto come tale il semplice aumento di tecnologia e di capacità di acquisto di beni e servizi cianfrusaglia che non servono per niente a un vero sviluppo a tutto tondo.

Se alle amministrazioni stesse veramente a cuore lo sviluppo si impegnerebbero nel miglioramento e nella crescita della cultura e dell’educazione che invece sono sempre le prime voci ad essere tagliate negli aggiustamenti di budget. E questo vale anche per le nostre relazioni con l’Europa e con il resto del mondo. A cosa diavolo mi serve andare a Parigi o a Londra a 250/300 chilometri l’ora se non so parlare come si deve francese e inglese? A cosa mi serve bighellonare come un deficiente per l’Europa a 300 all’ora se poi non conosco la “cultura europea” in senso lato? Ovvero non sono capace di relazionarmi all’ambiente sociale, storico, artistico nel quale dovrei muovermi?

Mi piacerebbe (faccio per dire) vedere la polizia che manganella dei manifestanti che non vogliono la costruzione di una scuola, un ospedale, un centro culturale, una galleria d’arte. Ne ho francamente le tasche piene di vedere il potere esecutivo di uno stato utilizzare la violenza per relazionarsi con il popolo che dovrebbe amministrare. Senza dubbio, come mi è già successo, ci sarà qualche saputello che mi scriverà per spiegarmi che io non capisco realmente il problema, che lo “sviluppo” è necessario, che occorre investire per creare tecnologia e posti di lavoro eccetera eccetera. Può darsi. Ma non creerebbero posti di lavoro anche la costruzione di scuole e, soprattutto, nuovi programmi di studio e di sviluppo (vivaddio) culturale?

La realtà dei fatti è un’altra. Chi è interessato a spartirsi e a mangiare la torta delle grandi opere (di utilità, lo sottolineo ancora, del tutto da dimostrare) non ha nessuna intenzione di rinunciare al malloppo e per fare questo è costretta a picchiare la gente per imporre la propria volontà. Oltretutto si tratta di una guerra tra poveri. Perché i malcapitati sbirri costretti a insanguinarsi le mani per difendere gli interessi della casta al potere sono solo delle marionette nelle mani di questi ultimi e devono menare i loro concittadini per uno stipendio da fame. È veramente tristissimo.

Un governo degno di questo nome dovrebbe, a mio modestissimo parere, non aprire un tavolo di “trattativa” con i manifestanti, bensì aprire le orecchie (e il cuore) e cercare di capire realmente una volta per tutte di che cosa ha bisogno un paese, a cominciare da ogni singolo abitante. Diversamente ci troveremo sempre più spesso di fronte a violenze da una parte e dall’altra e a una sempre maggiore incomprensione e scollamento tra la base e il vertice.

Purtroppo credo che così stiano le cose, nonostante questa visione offra facilmente il fianco a critiche stereotipate come: “è un’utopia”, “bisogna avere i piedi per terra” e tutte ‘ste menate qua. La situazione nella quale ci troviamo a livello mondiale dimostra il fallimento della cosiddetta “linea dura”. Ciò che ha affermato Thierry Mariani, ministro francese delle infrastrutture: «Fa bene Roma a non piegarsi davanti a una minoranza» collide con quello che diceva un altro tizio (che avrà avuto anche lui le sue contraddizioni senza dubbio), più famoso di lui: Gandhi. “Il livello di civiltà di un paese si vede dal modo in cui tratta le sue minoranze”. Sempre che nella fattispecie si tratti poi davvero di una minoranza.

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6 thoughts on “Auguro un buon NO TAV a tutti!

  1. Bellissimo articolo!!!! Complimenti!!! Condivido pienamenti tutti i contenuti….e l’esposizione è perfetta! Buon NO TAV a tutti!!!

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