Un Mondo Vecchio

Di recente ho scritto sulla mia pagina di Facebook che ciò che percepisco in alcune manifestazioni artistiche oppure in altre espressioni culturali non è altro che un senso di vuoto legato ad alcuni aspetti della cultura occidentale odierna. E che tale vuoto è in qualche modo legato ad altre situazioni negative della vita nella nostra società, come ad esempio le manganellate da parte della polizia, come avvenuto di recente a Roma, su studenti che manifestavano il loro dissenso pacificamente. Si tratta di un’opinione, una sensazione del tutto personale. Poi mi sono chiesto il perché di tale sensazione e a un tratto, una notte, è arrivata la risposta. Si tratta sempre, lo sottolineo, di considerazioni personali.

Tutti questi eventi, sociali o di comunicazione che siano, mancano di contenuti costruttivi, mancano di creatività e creazione. Questo il senso di vuoto. E il legame che hanno tutti insieme è dovuto alla loro appartenenza a un mondo vecchio. Non un Mondo Antico, ma vecchio. Fosse un mondo antico i contenuti ci sarebbero, così come le emozioni e la sensazione del valore e della creazione. Invece è solo vecchio. Come se alcuni (certo non tutti, ci mancherebbe) fossero riusciti a salvare dal passato solo quello che non serve o che c’è di distruttivo, e senza aggiungere del valore nuovo. Un mondo vetusto. Vecchie sono le manganellate, addirittura medioevali. Nessuno è stato capace di inventare qualcosa di nuovo per confrontarsi con chi dissente. Il dialogo è più un’astrazione letteraria che un’usanza comune nella nostra società. Ognuno sembra arroccato sulle proprie posizioni e disposto a cambiare idea solo in cambio di qualcos’altro. Vecchie sono le automobili, ridicoli cassoni di lamiera del peso di alcune tonnellate, che consumano, fanno rumore e sporcano l’aria, con l’obbiettivo, spesso, di portare in giro, magari per ragioni non del tutto importanti, un’ottantina di chili o anche meno, mediamente. Vecchie sono le opere d’arte, basate su un modello duchampiano di una cinquantina di anni fa. Ma come si fa a proporre ancora, tra l’altro a cifre esorbitanti, degli oggetti qualsiasi, magari brutti, o magari direttamente dei rifiuti, spiegando che la fervida mente dell’artista ci indica sottilmente che in realtà qualsiasi cosa può essere un’opera d’arte. Vecchi i modelli didattici, vecchi persino i programmi di rinnovamento ambientale e urbano, con progetti che raramente appagano l’occhio e l’estetica. Vecchie persino le nuove religioni che, come una volta, sembrano interessate solo a schiavizzare menti e a fare proseliti. Invecchiano subito persino i sistemi di comunicazione informatici, non solo perché surclassati poco dopo essere apparsi sul mercato, ma perché utilizzati troppo spesso per comunicare vecchie banalità. Vecchi i modi di divertirsi, proprio perché disperatamente alla ricerca del nuovo dove il nuovo non c’è, per esempio nella spasmodica progettazione di droghe che, invece di sballare meglio e più profondamente, devastano solo, come acquavite di bassa qualità. Vecchi persino la banale sete di potere e l’avidità di denaro. Roba per vecchi, poveri nell’animo. Potrei continuare l’elenco all’infinito.

D’altra parte viviamo in un’epoca ricca di stimoli, di ricchezza creativa nella modellazione di oggetti e di spazi, di attenta ricerca sui meccanismi che regolano l’universo, di nuove opportunità date dalla tecnologia e dai nuovi scenari che si profilano all’orizzonte. Per comprendere a fondo le profondità del mistero della nostra vita, paradossalmente, bisognerebbe affacciarsi sull’abisso dell’antico, del nostro infinito passato. Recuperare disperatamente una quantità di cose buttate via forse per errore e sviluppare quelle con la consapevolezza odierna. Cose forse tralasciate perché richiedevano maggiori sforzi per percorrere strade più faticose. Strade magari scomode dove occorre sforzarsi per creare, allenarsi, abituarsi, trovare soluzioni. Abbiamo forse confuso “la qualità della vita” con la comodità, il potere personale con quello sulle altre persone, la ricchezza vera, quella interiore, con il possesso. Mentre il nuovo si trova a incredibili profondità nelle cose antiche come i nostri spiriti, i nostri corpi, la nostra meravigliosa terra, i nostri cuori.

Forse, io non lo so.

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